Piange chi non sta al telefono. Ovvero: il tripudio del cavolo proprio sul mezzo pubblico

Nel fotomontaggio, la povera "Ragazza con l'orecchino di perla" di Vermeer si fa un selfie

Nel fotomontaggio, la povera “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer si fa un selfie

di Paola Ciccioli

Apprendiamo dunque che un tale Fabio è in attesa dell’esito delle analisi cliniche. Mangia pollo e niente più da quasi 2 mesi e festeggerà – butta là la telefonatrice – solo all’arrivo dei risultati degli esami. Dal canto suo, lei, la telefonatrice riccioluta con occhialini da vista e fuseaux blu (oddio che caldo), è ventisettesima in non si sa quale lista e un certo “lui” «si porterà l’assistente, dunque non si sa».

Treno diretto a Chiasso, oggi, primo pomeriggio.

Il tripudio del cavolo proprio offerto in pubblico sta diventando la mia ossessione.

Ieri ho dovuto percorrere il tragitto corso XXII marzo-largo Greppi prigioniera del vociare sul tram 12, che non è propriamente un bolide, facendomi trapanare il timpano da una salentina, lo ha gridato lei a qualcuno che ascoltava a Sud la sua voce, che non ha ripreso fiato per tutto il tempo. Poco meno di una mezz’oretta, va precisato per i non milanesi. “Ma’”, “Pa’” e, una volta terminato il concitato resoconto ai genitori su non meglio identificate parcelle da 50 o 100 euro – «io non lavoro gratis neppure per la mia famiglia» – lo sfogo è proseguito con la telefonata ad «Amo». Che, quando sento qualcuno chiamare il proprio fidanzato o la propria fidanzata «Amo», mi fa proprio male.

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Luna park Eataly

di Elena Novati 

Eataly, Luna park

Ed ecco a voi: Eataly, piazza XXV aprile, Milano

«Andiamo, sono curiosa».

Ho esordito così, in un pomeriggio di sabato, cercando di convincere il fidanzato della bontà della mia idea (perfida che sono). L’idea era quella di addentrarsi nel magico mondo di Eataly, la creatura di Oscar Farinetti che tanto ha fatto parlare di sé da quando è approdata a Milano in piazza XXV aprile, al posto del (compianto) Teatro Smeraldo. Se ci penso ora, mentre mangio lamponi e non sono circondata da un formicaio umano, mi viene quasi da ridere all’idea di tornare a far visita al nuovo tempio del cibo milanese; tuttavia, a esser seria, ho ancora una leggera sensazione di vertigine al solo ricordo del brusio di sottofondo.

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