A una persona amica, a proposito di scatoloni

di Mariagrazia Sinibaldi

mariagrazia-sinibaldi

Mariagrazia Sinibaldi fotografata dalla nipote Sara Cianciotta il 3 dicembre scorso nella Biblioteca civica di Cologno Monzese per la presentazione di “È come vivere ancora”, il libro che raccoglie una selezione dei suoi post. Questione di giorni e avremo anche la versione ebook

Quanto tempo, è trascorso da quella prima tua letterina e quanto dal 3 dicembre, giorno della presentazione del mio libro nella Biblioteca di Cologno! È una sensazione strana quella che provo: tutto mi sembra accaduto ieri e nello stesso tempo mi sembra che tutto si perda nella notte dei tempi. Prima le vacanze estive che, non riesco a capire perché, ma sempre, tutti gli anni, mi fanno volare al di sopra della vita reale, tanto che mi sembra a volte di vivere vite parallele: una sorta di dialogo tra l’una e l’altra esistenza… e poi, odddio, LE FESTE! Quelle che io aspetto tutto l’anno, mescolando i ricordi del passato e le aspettative del presente per il futuro.

E alla fine arrivano, queste benedette feste e sono venti giorni di buriana, di tempesta, di eccitazione e di adrenalina a più non posso, di reincontri affettuosi, di tombola, di sette e mezzo, di spumante e di dolci tradizionali della cui ricetta pare io sia l’unica depositaria, di ricordi e di (diciamocelo pure) catastrofiche mangiate.

Già, i ricordi! Certe volte sono noiosa a me stessa, con questa storia dei ricordi.

Ma che ci vuoi fare? Sono loro i nostri padroni, perché loro sono noi stessi. E come possono essere dolci, possono anche essere cattivi! Sono pericolosi: ci possono tenere in stato di tenerissima trance, come possono lacerarci nell’intimo. Ma io, arrivata ormai tanto avanti negli anni, ho imparato a maneggiarli: sono capace di intuire quando si preparano a portarmi sull’orlo del baratro e ho imparato a fermarmi prima di cadere nei rimpianti o nei rimorsi o, peggio di tutto, nei rancori, evitando che il brutto ricordo mi trascini via.

E questo è a proposito di “scatoloni”. Come attirano gli scatoloni delle foto del nostro passato! Così pieni di incognite! Ci vuole coraggio, tanto coraggio. Ricordo la mia trepidazione, la mia insicurezza e anche la paura, nell’aprire il mio primo scatolone, la paura di incontrare quel particolare “qualcosa” (e non sapevo cosa) che avrebbe potuto farmi così tanto male da impedirmi di proseguire nella strada che avevo appena imboccato e che desideravo così tanto percorrere ritrovando la gioia di vedere formarsi le parole, nell’atto di scrivere, nel trovare l’espressione giusta, così… senza pensare, nell’abbandonarmi a quel ritmo quasi musicale, che avevo dentro; cose della mia giovinezza quando, come tutte le ragazzine dai 16 anni in su dell’epoca mia, scrivevo novelle e poetavo. Naturalmente erano cose tragiche: amori spezzati, considerazioni su quello strano fenomeno che si chiama morte… e cose fosche sullo stesso binario. Sempre tragedie perché è più facile abbandonarsi al tragico piuttosto che tenersi dritte giocando con i casi della vita. Il mio primo “pezzetto” era il ricordo di un periodo veramente tragico, a casa mia. Ma poi mi sono detta: «cerchiamo qualcosa di leggero ma significativo» e così è uscito il ricordo delle vacanze a Porto Recanati con la figura di mia madre in tutta la sua grandezza, e quello del Natale del ’43 con la dolcezza di una bella famiglia che ci stringeva tutti con le sue calde braccia…

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Una scatola rivestita con una foto che ritrae Paola Ciccioli (coordinatrice del blog e presidente dell’Associazione Donne della realtà) con Mariagrazia Sinibaldi: questo oggetto e questa immagine sono stati scelti per annunciare la presentazione milanese di “È come vivere ancora” il prossimo 2 febbraio nella Libreria Les Mots, nel quartiere Isola

E così sono uscita fuori io, con il mio modo di propormi dopo il lavoro appassionato di tutta una vita operato su me stessa. E questo mio modo di essere, credimi, non è stato un gioco… è stato una conquista, la mia conquista, la conquista di cui vado orgogliosa… modestia a parte.

*Paola Ciccioli ha chiesto a Mariagrazia: «A chi sono dedicate queste tue parole?». E lei ha risposto così: «Non so in realtà a chi pensassi. Certo a tutte le persone che mi sono vicine in questo mio viaggio. Certamente tu. Ma la figura di Donatella Cividini è quella che mi ha dato la spinta iniziale. Forse perché  la sua presenza il 3 dicembre a Cologno è stata inaspettata». 

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