Su per i tornanti della memoria e del presente, nella terra umida di paura delle “Anime nere”

di Adele Colacino

tela di Alejandro Garcia

Questa tela di Alejandro Garcia è stata scelta e inviata dalla stessa Adele per il suo post

Sono circa 150 i chilometri da percorrere per raggiungere il paese del marchesato dove è nata mia madre.

Ci fu un tempo in cui i luoghi crescevano, intorno al centro antico si sviluppavano le case con balconi più grandi, con il verde a giardino intorno, con stili più o meno ben inseriti nel contesto naturale. Da anni è tutto fermo e anche gli emigranti non costruiscono, mattone su mattone, i piani rialzati delle case del ritorno.

La strada era terribile, a volte solo sterrata, curve e curve polverose che i postali della ditta Romano percorrevano due volte al giorno, strombazzando su per i tornanti e nelle discese attraverso la fiumara.

La puzza della nafta, dei sedili impregnati di sudore e di fumo di sigarette nazionali facevano andare in crisi mia madre una settimana prima di salire sul postale, lei aveva già la nausea quando cominciava a fare la valigia per la visita al paese.

Si era sposata tardi per quei tempi, aveva cresciuto nove tra fratelli e sorelle, quasi tutti morti in giovane età, e poi non voleva uno del paese, era già considerata zitella quando conobbe mio padre.

Era da poco finita la guerra e lei s’innamorò subito di quel tipo di poche parole dagli occhi grandi e dolci che se la portò in città.

L’arrivo del postale al “campo”, la piazza del paese, che si annunciava nelle ultime curve con un tonante paparaparapà di clacson era sempre un accorrere di bambini e di paesani che aspettavano la posta o un parente, ma quando arrivava mia madre accorrevano come se arrivasse la statua del santo patrono.

Si faceva una folla di donne parenti e amiche che ci baciavano e si commuovevano come se tornassimo da avventure pericolose. Ricordo che c’era la casa di una cugina della mia età nella quale scappavo a nascondermi per evitare gli abbracci e i baci “umidi” che mi davano un estremo fastidio.

Ci torno un paio di volte all’anno. Sempre più di rado qualcuno mi riconosce e io incontro molti più visi noti sulle foto nel cimitero.

Quasi sempre faccio un giro a piedi fino alla passeggiata fuori paese dove ci si riuniva da giovani per lo “struscio”, dove i ragazzi appoggiati ai muretti guardavano le ragazze passare in gruppetti ridanciani, dove il gioco dei ruoli era ben definito e chiaro “e mira ed è mirata e in cor s’allegra”.

Ci sono negozi che prima non esistevano mentre altri luoghi magici sono scomparsi.

Le grotte carsiche

Le grotte carsiche di Verzino. Anche questa immagine e questo luogo sono stati suggeriti da Adele Colacino http://verzinokr.blogspot.it/2009/01/le-grotte-carsiche.html

Ci sono i fiorai che compongono e vendono mazzi nelle reti colorate e “lucidati” penosamente con lo spray luccicoso, ci sono un paio di supermercati a conduzione familiare con i pochi carrelloni per la spesa legati alla catena un po’ arrugginita ché a comprare ci vanno quasi solo gli anziani che non scendono a lavorare in città e comprano due cosine al giorno, giusto per uscire in strada e scambiare due parole con i vicini.

C’è qualche bar in più, c’è l’edicola dove i giornali arrivano in tarda mattinata quando la Tv ha già reso noto ogni fatto di cronaca .

È sparito il mugnaio che in fondo alla via usciva sull’uscio a respirare, bianco di farina fin nei capelli, non c’è più il “trappito” dove al tempo della raccolta delle olive di notte e di giorno c’era il via vai degli asini carichi dei sacchi per la macina assistita, perché ognuno portasse via l’olio spremuto dal frutto dei propri alberi.

Il vecchio forno a legna dove le donne portavano le pagnotte e le pizzate a cuocere allineate su tavole di legno in bilico sulle teste, è diventato un appartamento e lungo la via che porta alla passeggiata due cartelli funebri sono incollati davanti all’uscio della casa del vecchio cestaio che intrecciava panieri e ventagli.

L’altra sera sono stata a vedere il film di cui tutti parlano in questi giorni: Anime nere.

Anime Nere

Un’immagine dal film “Anime nere” di Francesco Munzi

Ne sono uscita a pezzi nel fisico e nell’anima. La multisala è un luogo che mi nuoce, ogni volta, tutti apprezzano la comodità dei sedili, la visualità comoda, ma per me è una sofferenza grande.

L’audio mi fa sobbalzare, odio le poltrone con il posto per metterci la lattina o la bottiglia, mi nausea l’odore del pop corn appena sgranato, devo tenere sotto controllo le mani che tentano di scappare e vorrebbero dare un colpo al grande coppo di carta, da sotto, per vedere saltare come un fuoco di artificio le palline bianche che tutti continuano a mescolare e masticare spandendone ancora di più l’odore di unto.

Mi concedo solo sguardi di disprezzo e appena posso sussurro alle ragazze con le unghie glitterate e ai ragazzi con le braghe calate che sono già grassi e usciranno dalla proiezione ancora più grassi.

Scusate, mi stavo perdendo.

Volevo dire che il paese di mamma era ed è rimasto fuori dalle logiche mafiose, almeno non si respira quell’aria umida di paura e di autocontrollo che si avverte in altre realtà di questa amara terra mia.

Manifesto

Manifesti fotografati da Adele con il cellulare a Verzino, nel Crotonese

Quelle due paginette listate a lutto che il cestaio dagli occhi turchini ha lasciato come saluto ai figli emigrati al Nord e ai paesani (foto qui a sinistra, ndr), quelle parole umili e lasciate rispettosamente ingenue e sgrammaticate, l’affetto dei compaesani presenti solo per amore e amicizia è come lo spiraglio di una porta poco poco socchiusa che lascia un triangolo di luce sulle anime nere dal Sud al Nord di questo stivale scalcagnato e spaiato più che mai.

 

5 Risposte

  1. già avevo intenzione di vedere questo film, avevo letto da un post di Roberto Saviano che lo raccomandava molto, ma dopo la tua recensione sono ancora più invogliata ad andare a vederlo, grazie Adele!

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    • Grazie per l’affettuosa attenzione . Ogni volta che vedo un film o una trasmissione televisiva o leggo un articolo di forte denuncia penso: ecco ora avverrà, non può non succedere, chi DEVE , lo farà! Come quando bambina si aspettava che il sogno si avverasse , che il miracolo avvenisse. La piazza urlerà ed usciremo fuori a stracciarci le vesti. La piazza ha i soliti rumori ed un altro film parlerà di vacanze e panettoni e la TV imbandirà tavole di insulse opinioni costruite nel retro e nuovi titoli creeranno altre cronache ed altre denuncie ed io aspetto sempre resistente e più debole un pò.

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  2. Adele, finalmente ho visto “Anime nere”. Che buio, che nero, che jeepponi, che donne complici. Che intelligente e tragica sorpresa, nel finale…

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  3. Senza speranza alcuna.
    Davvero non si può cambiare?
    Davvero la cenere sarà indenne dal virus?
    Inizia una nuova campagna elettorale in Calabria ed i tizzoni bruciano con fiamma o brace e non ho fiducia che il calore possa divenire salvifico.

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  4. Simbolicamente, nel finale, secondo me una strada – se non proprio una speranza – viene indicata…

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