Il virus, Francesca e le altre “compagne di strada”

di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale Maggiore di Cremona

«L’epidemia a livello globale è nella fase più acuta».

Nel pomeriggio di oggi – giovedì 9 luglio 2020 – il ministro Roberto Speranza ha «firmato una nuova ordinanza che prevede il divieto di ingresso e transito sul territorio nazionale di cittadini che negli ultimi 14 giorni sono stati nei seguenti Paesi: Armenia, Baharian, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Macedonia, Moldavia, Oman, Panama, Perù, Kuwait, Repubblica Domenicana».  Il responsabile della Salute ha inoltre sottolineato che «non possiamo vanificare i nostri sacrifici fatti negli ultimi mesi».

È con la consapevolezza della sofferenza, della forza e del senso di responsabilità messi in campo dalla stragrande maggioranza degli italiani per fronteggiare l’epidemia da Corona Virus che ripassiamo la parola a Gabriella Cabrini e al suo diario pubblico dall’ospedale di Cremona. (p.c.)

Gli scatti sfocati, fatti con il cellulare da Gabriella Cabrini dal suo letto d’ospedale, esprimono la precarietà e l’incertezza dei giorni in cui la Lombardia era attraversata soltanto dal suono delle sirene delle ambulanze

13 marzo 2020

Sesto risveglio in stanza. 17° giorno dall’inizio della febbre. Ieri spostamenti di compagne di strada, mi affeziono e mi dispiace non avere più la loro vicinanza. Spero che Francesca possa stare meglio. Io giornata in stand by, un po’ di febbre, respiro in autonomia e stomaco e intestino resistono, disturba non poter prendere un OKi che risolverebbe velocemente un furioso mal di testa, ma tant’è.

Riporto uno scritto di Giuseppe prete che mi sembra adatto a questi giorni:

«Durante alcune circostanze della nostra vita incrociamo molte persone che poi non rivediamo più. Passano come un temporale d’estate. Restiamo attaccati uno all’altro per pochi istanti prima di sciamare via. La grande maggioranza viene dimenticata. Qualcuno si fissa nel ricordo, quando l’incontro fortuito non avvenga in un luogo simbolico (vedi ospedale o una scuola ….). Poi si va avanti negli anni e ci si rende conto che tutti siamo il frutto di queste relazioni perdute, quasi fossimo forgiati in un tumulto creativo che usa la nostra esistenza come argilla vitale».


Sempre grazie per il vostro sostegno e amore che ci mandate.


P.S. che ho saputo ora: dimesso ieri sera un malato entrato 12 giorni fa! 👏

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