«Pregate o pensate a chi ci cura, qui sono allo stremo»

Testo e foto di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale di Cremona

Oggi, martedì 14 luglio 2020, il direttore dell’Istituto Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook questo appello alle ragazze e ai ragazzi italiane/i:

«Molti amici mi chiedono di fare un appello ai Giovani del nostro Paese. Lo faccio più che volentieri , considerando che l’età media dei contagiati si è abbassata .

Carissimi Giovani, dimostrate di essere la parte migliore di questa società, mai più assembramenti, vi prego!
Guidate in prima linea questa ‘guerra’, che vinceremo sicuramente, anche e soprattutto dimostrando di saper applicare le regole con disciplina e senso del dovere.
Fate attenzione a come si stanno formando i nuovi contagi , proteggete i vostri genitori ed i vostri nonni con un atteggiamento di responsabilità.
Tenete alta la guardia!
Usciremo da questa situazione anche grazie alla vostra forza e voglia di costruire insieme un mondo migliore. Da questa negatività tiriamo fuori il meglio di noi!».

Pubblichiamo un’altra pagina del diario dalla sofferenza da Covid-19 di Gabriella Cabrini, con la preghiera al tempo stesso di diffondere il più possibile l’appello del direttore sanitario dell’Istituto nazionale per le malattie infettive (INMI). (p.c.)

Un altro scatto fatto da Gabriella Cabrini a marzo durante il ricovero all’ospedale di Cremona, città nella quale vive, per curarsi dal Covid-19

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Il virus, Francesca e le altre “compagne di strada”

di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale Maggiore di Cremona

«L’epidemia a livello globale è nella fase più acuta».

Nel pomeriggio di oggi – giovedì 9 luglio 2020 – il ministro Roberto Speranza ha «firmato una nuova ordinanza che prevede il divieto di ingresso e transito sul territorio nazionale di cittadini che negli ultimi 14 giorni sono stati nei seguenti Paesi: Armenia, Baharian, Bangladesh, Brasile, Bosnia Erzegovina, Cile, Macedonia, Moldavia, Oman, Panama, Perù, Kuwait, Repubblica Domenicana».  Il responsabile della Salute ha inoltre sottolineato che «non possiamo vanificare i nostri sacrifici fatti negli ultimi mesi».

È con la consapevolezza della sofferenza, della forza e del senso di responsabilità messi in campo dalla stragrande maggioranza degli italiani per fronteggiare l’epidemia da Corona Virus che ripassiamo la parola a Gabriella Cabrini e al suo diario pubblico dall’ospedale di Cremona. (p.c.)

Gli scatti sfocati, fatti con il cellulare da Gabriella Cabrini dal suo letto d’ospedale, esprimono la precarietà e l’incertezza dei giorni in cui la Lombardia era attraversata soltanto dal suono delle sirene delle ambulanze

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“Stai in guardia”

Testo e foto di Gabriella Cabrini diario dall’ospedale di Cremona
Gli ultimi dati della Protezione civile sul contagio in Italia da Covid 19 (o Corona Virus come lo abbiamo chiamato per mesi) sono questi: 242.149 casi totali, 34.914 i decessi, 193.640 i pazienti dimessi e/o guariti, 13.595 le persone attualmente positive al test delle quali ben 8.460 in Lombardia dove, fino al 14 luglio 2020, è obbligatorio indossare la mascherina anche all’aperto.
Un’estate timorosa, quella che stiamo vivendo, spartiacque tra il periodo del nostro isolamento casalingo e le incertezze economiche e sanitarie dell’autunno che verrà. Noi la viviamo scambiandoci ogni giorno pensieri e informazioni e cercando di capitalizzare l’intensità con cui ci siamo sostenute/i durante la quarantena. A farci da guida in questo percorso è stata Gabriella Gabrini – contabile per «39 anni e 4 mesi» e ora in pensione, nata a Fogarole (in provincia di Piacenza) e cremonese di adozione – che alla fine di febbraio ha cominciato ad avere i primi sintomi del Covid ed è stata poi ricoverata all’ospedale di Cremona da dove ha raccontato via cellulare su Facebook dolore, speranze e guarigione.
Continuiamo nella pubblicazione del suo diario, che noi abbiamo scelto di riprorre qui al contrario: partendo cioè dalle dimissioni dall’ospedale e giù giù fino al ricovero. Che ci serva da monito. (p.c.)

Nata a Fogarole, in provincia di Piacenza, e cremonese da 39 anni, Gabriella Cabrini ha accompagnato il suo diario dall’ospedale con foto come questa scattate a ciò che vedeva dal suo letto, in particolare alla chiesa di San Sigismondo dove poi è andata in visita una volta guarita

15 marzo 2020
Ottavo risveglio in stanza. 19° giorno dalla prima febbre. La febbre si è affezionata e ha deciso di stare ancora insieme a me (questo ha rallentato lo spostamento al momento), respiro in libertà (ringrazio di questo ogni minuto), stomaco, intestino e testa sono stabili. Qui è tutto in continuo movimento, medici e infermieri corrono tutto il giorno cercando anche di tranquillizzarci con espressioni non sempre convinte, doppio impegno per loro.
Condivido queste parole che danno un po’ di sprone a continuare:
La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano
nella cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.
Ci sono delle uscite.
Da qualche parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma
la vince sulle tenebre.
Stai in guardia.
Gli Dei ti offriranno delle occasioni.
Riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma
puoi sconfiggere la morte in vita,
qualche volta.
E più impari a farlo di frequente,
più luce ci sarà.
La tua vita è la tua vita.
Sappilo finché
ce l’hai.
Tu sei meraviglioso
gli Dei aspettano di compiacersi in te.
(Charles Bukowski)
Sempre grazie per le vostre parole, pensieri e amore che allargo a tutti quelli che sono qui.
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Di seguito, le precedenti pagine del diario di Gabriella Cabrini che abbiamo già pubblicato nel nostro blog:

“… perché non sei sola, perché io ti amo”

“Non dimenticate”

Testo e foto di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale di Cremona

“Vi chiedo solo una cosa: se sopravvivete a
quest’epoca, non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di
quanti sono caduti, per loro e per voi”.

Per salutare le amiche e gli amici sulla sua pagina Facebook, oggi Gabriella Cabrini ha scelto queste parole del giornalista e scrittore antifascista ceco Julius Fučík, ucciso dai nazisti il 18 settembre 1943.

Gabriella Cabrini accompagna con versi trascritti negli anni le pagine del suo diario: «Amo da sempre la poesia perché le poetesse e i poeti sanno dare parole alle mie sensazioni ed emozioni esattamente come le sento, ma con poche semplici parole»

Proseguiamo nella pubblicazione del suo diario pubblico tenuto durante il ricovero nel reparto di Chirurgia dell’ospedale di Cremona da cui ha scattato anche questa foto che vi proponiamo. La nostra scelta è stata quella di  mettere assieme gli appunti di Gabriella Cabrini all’incontrario, iniziando cioè dalla fine, dunque dal giorno in cui è stata dimessa per proseguire le cure contro il virus a casa. (p.c.)

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“Considero valore tutte le ferite”

Testo e foto di Gabriella Cabrini – diario dall’ospedale di Cremona
«Sono NEGATIVA al virus». La carissima Gabriella Cabrini ha informato così della sua guarigione le amiche e gli amici (reali, virtuali o comunque diventati familiari grazie al colloquio quotidiano su Facebook). Noi siamo felicissim* per lei e ci congratuliamo anche per il modo con cui Gabriella ha affrontato la malattia, la degenza, i momenti di sconforto e le dimissioni dall’ospedale per continuare le terapie nell’isolamento domestico e con l’amorevole vicinanza del marito. Continuiamo a scorrere insieme la sua testimonianza social dalla malattia, ricordando che la pubblicazione avviene all’incontrario: cioè dal ritorno a casa e giù giù fino alla sofferenza della febbre altissima, del ricovero, della diagnosi.

Abbiamo chiesto a Gabriella Cabrini di raccontarci anche delle foto che è riuscita a scattare con il cellulare durante il ricovero ospedaliero: «Dalla finestra della camera in chirurgia al terzo piano vedevo la Chiesa di San Sigismondo con il monastero delle monache domenicane in clausura»

Undicesimo risveglio in stanza. 22° giorno dall’inizio della febbre.

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“Resta poco della notte, perché il sole sta già inondando l’orizzonte”

di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale di Cremona

«Buongiorno.
Un altro giorno è trascorso in casa in attesa di altri giorni che verranno e passeranno. La stanchezza in certi momenti sembra voglia dimenticarsi di me lasciandomi un po’ di forza per iniziare a fare piccole cose, poi si ripresenta ma nel frattempo ho la soddisfazione di aver fatto dei passi in più». Di mattina presto, oggi Gabriella Cabrini ha saluto così dalla sua pagina Facebook le tantissime persone che la seguono e le offrono incoraggiamento e affetto in questa fase di terapie a domicilio dopo il ricovero all’ospedale di Cremona per il contagio da Corona Virus. Continuiamo a pubblicare “a ritroso” il suo diario di sofferenza e resilienza. (p.c).

Dodicesimo risveglio in stanza. 23º giorno dall’inizio della febbre.

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Gabriella, l’ospedale da campo della Samaritan’s Purse e il canto degli uccelli

Testo e immagini di Gabriella Cabrinidiario giornaliero dall’ospedale di Cremona

«Buongiorno.
Anche oggi è un giorno nuovo in più rispetto a ieri e la distanza dal 6 aprile (quando dovrò fare controlli radiografici, analisi e tamponi) diminuisce. Aspetto che la stanchezza piano piano passi e ne approfitto per cercare di imparare da ciò che sto vivendo». Queste sono le parole che Gabriella Cabrini ha scelto questa mattina per salutare le sue amiche e i suoi amici Facebook e noi con loro. Mentre lei da casa continua le terapie contro il Corona Virus, noi continuiamo con il suo consenso a pubblicare il diario della malattia che ha condiviso grazie al cellulare dall’ospedale di Cremona. Un racconto dalla sofferenza e dalla speranza che sul nostro blog abbiamo scelto di proporre all’incontrario, cioè dalle dimissioni al momento del ricovero. Auguri di cuore a Gabriella e a tutte le persone malate. (p.c.)

«L’ospedale da campo donato dalla Ong Usa Samaritan’s Purse con 60 posti e 8 in rianimazione, entrato in funzione 72 ore dopo l’inizio dei lavori. L’ho fotografato dalla finestra della mia camera al terzo piano in Chirurgia specialistica»

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«Allelujia, alleluja, alleluja, sono stata dimessa dall’ospedale di Cremona»

Testo e immagine di Gabriella Cabrini – diario giornaliero dall’ospedale di Cremona

«Ho la febbre oltre 38-39 da 10 giorni (non scende), ho fatto il tampone», aveva scritto Gabriella Cabrini il 6 marzo sulla sua pagina Facebook, la piazza dove ci siamo incontrate grazie ai suoi contributi sempre profondi e sempre accompagnati da foto molto belle. Poi il giorno successivo è arrivata la diagnosi, «Da oggi sono a pieno titolo una Nobil Donna, della corona, del virus e di tutto il resto». Quindi il ricovero e 13 difficili giorni in ospedale raccontati ad amiche e amici e condivisi anche dal Gruppo Donne della realtà, in un appuntamento quotidiano sempre attento, misurato e compassionevole. E questa mattina la notizia: «non sono ancora guarita, ma sono stata dimessa e il mio letto va a chi ne ha più bisogno».

Gabriella ed io in mattinata ci siamo sentite al telefono e lei ha acconsentito alla pubblicazione del suo diario ospedaliero su nostro blog, seguendo l’ordine inverso dei suoi post: cioè dalle dimissioni all’arrivo in ospedale. In questo nostro archivio la sua esperienza non si perderà, diventando al contrario un documento della “nostra” storia collettiva. Grazie (Paola Ciccioli).

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Schubert e le fanciulle, ovvero Anna e Lucia Molinari

Testo e foto di Luca Bartolommei

Ci è stata offerta la possibilità di assistere, nel bellissimo e ritrovato Teatro Gerolamo di Piazza Beccaria a Milano, al concerto di premiazione organizzato da Le Dimore del Quartetto. Tra i premiati, il quartetto Dàidalos,  formazione nata a Novara nell’ottobre del 2014 dall’incontro, tra amicizia e Conservatorio, di Anna Molinari e Stefano Raccagni violini, Lorenzo Lombardo viola e Lucia Molinari violoncello. Questi i giovani musicisti quasi tutti di vent’anni, ma c’è chi ancora non li ha compiuti, che hanno proposto per l’occasione una convincente esecuzione del quartetto “La morte e la fanciulla” di Franz Schubert. Siamo stati colpiti dalla freschezza e dalla verve interpretativa dell’ensemble, ed abbiamo chiesto alle sorelle Anna e Lucia Molinari di raccontare la parte femminile dei Dàidalos, ma non solo quella,  alle nostre lettrici e ai nostri lettori.

Il Quartetto Dàidalos in questa foto scattata il 17 dicembre al Teatro Gerolamo. Potremo ascoltare i giovani musicisti, presentati dalla Società del Quartetto di Milano e proposti da Dimore del Quartetto, in un concerto organizzato il 27 gennaio 2018 a Villa Necchi Campiglio a Milano.

Incontro Anna e Lucia Molinari in un pomeriggio piovoso e freddo di fine dicembre. La conversazione con le sorelle novaresi, 18 e 20 anni, rispettivamente violinista e violoncellista, scivola via tranquilla e ci scalda da subito. Le due ragazze sono spontanee, sciolte, ma estremamente determinate, professionali.

Bene, ecco cosa ci siamo detti. Continua a leggere

Attraversando il verde della campagna cremonese, verso il rosso “ponsò” del Genovesino

di Luca Bartolommei

Del Genovesino, al secolo Luigi Miradori (c. 1605 – 1656) il “Riposo nella fuga in Egitto” datato 1651. Cremona, Sant’Imerio. La mostra a lui dedicata è stata prorogata al 4 febbraio 2018 presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona (www.mostragenovesino.it). Altre immagini e notizie nell’Agenda del blog

Attraversiamo un bel ponte di ferro sul Po, lungo qualche centinaio di metri, e da Castelvetro, in provincia di Piacenza, siamo a Cremona, diretti al Museo Civico Ala Ponzone, dove ieri si è inaugurata, alla presenza del sindaco Gianluca Galimberti e dell’assessora alle Culture della Regione Lombardia Cristiana Cappellini, la mostra “Genovesino – Natura e invenzione nella pittura del seicento a Cremona”.
Circa cinquanta sono le opere di Luigi Miradori (c. 1605 – 1656) che rimarranno esposte fino al 4 febbraio 2018.

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«Caro babbo, vorrei accompagnare mio figlio nella vita con la ricchezza della tua ironia»

di Antonio Del Lungo

Antonio Del Lungo 1

Padre e figlio sorridenti su una spiaggia in bianco e nero: Antonio Del Lungo bambino tra le braccia del babbo Silvano, scomparso il 15 febbraio. Avrebbe compiuto 94 anni a settembre

È stato immenso e non riuscirò mai a ricomporne un ritratto affidabile. I ricordi sono travolgenti, infiniti, intensissimi. Era figlio di persone modestissime; un padre falegname, poi impiegato, con la terza elementare, ed una madre altrettanto umile. Nella modestia dei nonni però si nascondeva una saggezza notevole, che il babbo respirò fin da subito facendone tesoro. Coltissimo, dotato di una preparazione umanistica vasta ed eclettica, aveva respirato ed assorbito sapere e conoscenza a pieni polmoni. Scelse e fu scelto da alcuni amici di grande spessore tra i quali Teresa Mattei, protagonista femminile della Costituente, Valdo Zilli, raffinato storico della Russia, Ettore Bernabei, dirigente pubblico di grandi capacità, e molti altri valorosi, falciati giovanissimi dalle vicende belliche. Poi Margherita Hack, lo storico dell’arte e restauratore Umberto Baldini e tanti e tanti pensatori, assidui come lui di salotti culturali fiorentini di eminenti accademici quali, ad esempio, Vittorio Sàntoli e Giorgio Pasquali. Antifascista, ateo, pacisfista da sempre, refrattario a qualsiasi ideologia “massificatrice”, fu probabilmente un liberale venato da anarchia.

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