“Imagine” il giorno degli avanzi a Central Park

Testo e foto di Alba L’Astorina da New York

rockoftherock (17)

Nei miei ricordi di quando vivevo a Napoli, il giorno successivo a Pasqua, la Pasquetta, è sempre stata una giornata delirante. Bellissima, per carità, salutare! Chiunque decida di uscire dalla propria casa e godere di una giornata di moto all’aria aperta fa una cosa a mio avviso buona. Solo che nel giorno della Pasquetta vigeva per i napoletani una sorta di obbligo a trascorrere la giornata fuori casa che, come è possibile immaginare, rendeva molto affollate le località classiche verso cui tutti si dirigevano: Ischia, Procida, il bosco di Capodimonte, il monte Faito, la spiaggia di Miseno, e intasava di traffico le strade per raggiungerle. Ovunque si andasse, la giornata aveva per tutti un clou comune: il consumo degli avanzi del cibo di Pasqua, che non erano mai parchi: casatielli, tortano, ricotta salata, salame, uova sode, cioccolato e, ovviamente, la pastiera napoletana!

La nostra Pasquetta al Central Park di New York è stata decisamente più sobria e incentrata sul nutrimento dello spirito piuttosto che su quello del corpo; niente pastiera, casatiello e abboffate post feste, al massimo un hot dog o un gelatino presso i venditori ambulanti che si trovano nel parco. E soprattutto niente imbottigliamenti nel traffico, perché New York è una città dove ci si muove con facilità e a costi contenuti con i mezzi pubblici, sia che si vogliano percorrere brevi distanze, sia che ci si voglia spostare verso Long Island, Coney Island o a Brooklyn sull’Est River, ad est di Manhattan.

Alba a Manhattan, fotografata dal suo Tonino.

Alba a Manhattan, fotografata dal suo Tonino.

Non potevamo scegliere periodo migliore per fare la nostra gita al Central Park. Il parco è pieno di alberi in fiore, soprattutto ciliegi e magnolie, di prati verdi, e di aree attrezzate per i vari sport, jogging, tennis, ciclismo, piste di pattinaggio, parchi giochi per bambini, ma anche tante panchine e aree dove stendersi a prendere il sole o a leggere in prossimità dei diversi laghi artificiali presenti nel parco. Moltissimi alberi sono ancora in fase di germogliazione ed è facile immaginare un maggio pieno di profumi e colori. Si tratta di un’oasi per gli abitanti di Manhattan che vivono nei grattacieli circostanti; ma lo è anche per gli uccelli migratori, che attirano nella zona birdwatcher.

Eppure, passeggiando tra questi boschi, si fa fatica a pensare che in gran parte il parco è opera dell’uomo, o meglio di due uomini, il paesaggista Frederick Law Olmsted e l’architetto inglese Calvert Vaux, che nella metà Ottocento riuscirono a convincere l’allora sindaco della possibilità di bonificare un’estensione malsana che presentava cave, avvallamenti, paludi e baracche abusive. Tra gli elementi più innovativi del progetto che i due presentarono e vinsero, la distinzione tra vie di circolazione, sentieri per pedoni, cavalli e altri veicoli. Le vie dedicate al traffico furono poste a un livello più basso rispetto al parco e semi nascoste, in modo da non distruggere lo scenario naturalistico creato. Il piano prevedeva inoltre 36 ponti, tutti disegnati da Vaux, e costruiti usando materiale grezzo, come l’ardesia di Manhattan, o il granito e il ferro, come quelli neo gotici (1).

"Giorno di maggio a Central Park" di William James  Glackens (1905)

“Giorno di maggio a Central Park” di William James Glackens (1905)

Mentre passeggiamo, mi sembra di riconoscere molti dei suoi anfratti, forse perché è il parco cittadino che ha maggiormente popolato l’immaginario e i film di molti cineasti che ho amato; tra i ponti che incontro nel mio percorso, cerco di riconoscere quello su cui Claude, il giovane campagnolo dell’Oklahoma protagonista del film di Milos Forman Hair, a New York in attesa di partire per il Vietnam, vede passare a cavallo e si innamora di Sheila, bella e impossibile figlia di genitori ricchi e snob. Proprio al Central Park comincia la sua esperienza con un gruppo di hippies, ai quali si unisce e che lo aiuteranno a conquistare la ragazza.

Per procedere nel nostro nutrimento immaginario, decidiamo di andare a far visita ad uno dei più famosi musei di New York che sorgono ai due lati del parco, o nelle sue prossimità, il Metropolitan, il Guggenheim, il Whitney Museum e la Frick Collection sul lato est, o il Museo di Scienze Naturali sul lato ovest.

Imagine, Central Park

Imagine, Central Park

Prima di scegliere dove andare, un’ultima tappa a Strawberry Field, l’oasi a ovest del parco progettata dall’architetto Bruce Kelly, su invito della vedova di John Lennon, Yoko Ono, che chiese alle istituzioni e ai cittadini newyorchesi di sostenere la sua iniziativa di intitolare un’area di Central Park in memoria del marito con cui era solita passeggiare al parco. Al centro dell’oasi un sobrio mosaico circolare, meta di pellegrinaggi di fan di John Lennon, realizzato in Campania da artigiani della zona vesuviana e donato al New York City Council dal Comune di Napoli nei primi anni Ottanta. L’opera riproduce un mosaico pompeiano conservato nella stanza n. 58 del Museo Archeologico di Napoli. Al centro del mosaico il titolo del brano più famoso di John Lennon, Imagine.

1) La bonifica dell’area comportò l’allontanamento degli abitanti, molti dei quali poveri immigrati tedeschi, irlandesi o afroamericani, che vivevano in piccole comunità; gli operai residenti nell’area furono sfrattati grazie a un esproprio e le comunità furono abbattute per creare spazio per il nuovo parco.

QUI (“A Ellis Island…” e “Da Hershey’s…”) le due precedenti “pagine” del diario newyorchese della nostra Alba. Che, da bravissima fotografa quale è, ci ha regalato anche splendide immagini di Manhattan.

4 Risposte

  1. Grazie ad Alba per averci portato con sé a New York in questi giorni!

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  2. Grazie per avermi fatto trascorrere una vacanza a NY con te

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  3. Ho “passato” (come si dice in gergo) i pezzi di Alba con una emozione particolare. E adesso voglio sapere, in primis, da dove ha scattato la foto di apertura di questo post. Dove, come, con chi, quando e perché. Un bacio.

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  4. beh, cara Paola, innanzitutto grazie per l’emozione, che è reciproca; poi per la foto, è stata scattata dalla terrazza del Rockefeller Center di NY, dal quale si ha una visuale a 360 gradi di Manhattan; anni addietro ero stata anche all’Empire State Building, ma non si ha quella visuale del Central Park, immagina cosa deve essere d’estate!!!

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