L’odore della cabina telefonica (o anche gabina)

Un racconto di Elisabetta Baccarin

non sei mai solo  quando sei vicino a un telefono.cabina telefonica. o anche gabina, a volte gabinetto per l’odore, che c’era pure la carta delle guide. A-L/M-Z.

 

me la ricordo ancora grigio nebbia e gialla, e poi grigio nebbia e rossa.

quasi al tramonto, appunto. ma con la nebbia.

 

con quelle porte saloon che le chiudevi e potevi perdere il contatto con il mondo,

quasi il vuoto cosmico.

ti restava quel tu tu, tu tu, tu tu, tu tu,

che se non facevi qualcosa continuava il rimprovero

e ti fermavi di fronte a te stesso.

 

componevi il numero.

non c’era il prefisso, c’era ‘ilnumero’, come il 777, prima del 113,

con le auto verdi una volta e quelle blu stinto poi. blu livido. come ammonimento.

 

e il gettone, che lo riconoscevi al tatto, che aveva un peso specifico comunque diverso

dalle monete da 50 e quelle da 100. anche diverse da quelle da 200 e poi 500… sempre più vicine a 2000.

altra risma.

 

lo stung del gettone nella gettoniera.

il peso del rotolo di gettoni in tasca per chiamare,

non buoni per essere richiamati.

 

mi manca il tondo che gira, ma non mi manca il buco a misura di indice, mi va stretto.

mi manca di chiudere il giro, però, fermato da un centimetro di metallo.

lo zero per assurdo ha il giro più lungo.

 

ghl. ghlghl. ghlghlghl. 1 2 3. e tra 0 e 1 non il binario, ma una striscia di intonso.

 

da ghiera a tastiera. da tondo a quadrato.

con l’asterisco per la memoria.

e il cancelletto, per non far scappare niente.

 

il resto… posso darlo in gettoni?

Elisabetta Baccarin

Elisabetta Baccarin

Questo è il primo racconto che Elisabetta mi ha mandato. È rimasto nel cassetto un bel po’ aspettando l’occasione giusta, che è arrivata due (o tre?) mattine fa. Gliel’ho scritto con questa mail: «Ciao, Elisabetta, come stai? Dove sei finita?

Stamattina, andando a comprare le sigarette, mi sono messa a chiacchierare con un uomo (simpatico, ma fissava ostinatamente il display del cellulare) e, guarda un po’, il discorso è scivolato su cabine telefoniche e gettoni. 

Ecco, mi sono detta, è arrivato il momento di pubblicare il racconto di Elisabetta sulla “GABINA”. Mi mandi un’altra tua foto, per favore?

Grazie, Paola».

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