I libri: la mia fuga e il mio cammino (con Lele al seguito)

di Paola Ciccioli

Giovane donna in viaggio, disegno di Maria Elena Sini (1996 circa)

Giovane donna in viaggio, disegno di Maria Elena Sini (1996 circa)

Cara Maria Elena,

è tardi e fa un caldo tutto milanese, cioè impastato di asfalto e zanzare. Ho appena sorriso alla tua analisi sul mio leggere autistico – sì, un po’ autistico forse lo è – e mi è venuta voglia di risponderti ora, subito.

Dovremmo scindere i due temi: viaggi e libri. Che, come sai bene, sono gli alimenti di cui mi nutro da sempre. Dal mio punto di vista, supportato peraltro da sguardi esperti, sono gli “altri” a essere sempre e incomprensibilmente in anticipo. Certo, sedersi su un treno senza doversi asciugare il sudore da conquista di predellino retrattile, dev’essere una piacevole esperienza. Rassicurante. Magari qualche volta l’ho anche fatta. Però, a infilarmi nelle tue parole, mi vengono in mente soltanto le tante, tantissime, fortunose discese verso le Marche con Lele, il mio gatto. Lo mettevo in salvo dentro lo scompartimento e, quando già era suonato il fischio, io avevo appena il tempo di lanciarmi dietro di lui, con il seguito di borsa, valigia, regali, giornali sotto il

 Il retro della foto del disegno, inviata a Paola prima della sua partenza per Seattle

Il retro della foto del disegno, inviata a Paola prima della sua partenza per Seattle

braccio. Ah, via, anche stavolta ce l’abbiamo fatta. Del resto, in vent’anni di trasferte mondadoriane, per limitarmi a quelle, ho perso l’aereo in una sola occasione e unicamente perché, invece che con il treno, sono andata a Malpensa in taxi, rimasto bloccato come da copione per un incidente. E cosa ho fatto? Ho preso una stanza in un albergo vicino all’aeroporto e mi sono messa a leggere, aspettando il volo della mattina dopo.

In questi giorni, scorrendo le cronache sulla morte della sindaca di Cardano al Campo Laura Prati mi sono bloccata, come ipnotizzata, su un dettaglio. Il figlio e il marito l’hanno accompagnata nei suoi ultimi momenti di vita con le pagine di “Il buio oltre la siepe” di Harper Lee che lei stava leggendo prima che le sparassero, che la uccidessero.

“Il buio oltre la siepe”. Il buio oltre la siepe è diventato un modo di dire per me, lo ripeto spesso quando voglio riferirmi all’ottusità di qualcuno o all’incomprensibilità di qualcosa. E nell’attimo di ipnosi, di sospensione, di fronte al titolo di quel romanzo mi sono ritrovata come in un flashback a quand’ero bambina, a Convento di Urbisaglia, con Nadia Piccinini, l’amica di mia sorella che mi portava nella sua soffitta. C’erano, nella sua grande soffitta, tante scaffalature ordinate piene di libri di ogni genere. Erano coperte da teli per proteggerli dalla polvere. Nadia sollevava la stoffa e mi diceva: «Ecco, leggi questo. Ma anche questo, e quest’altro”. Io me ne tornavo a casa con tre o quattro volumi alla volta «e non ce n’era più per nessuno», come osservi tu. Silenzio.

Lele con Paola Ciccioli

Lele con Paola Ciccioli

Quei libri erano la mia vacanza e la mia compagnia. Erano la fantasia e la conoscenza. Erano la fuga, il cammino, la visione del futuro. Così per anni, per lunghi e solitari pomeriggi, per tutta l’infanzia, l’adolescenza e fino a quando non ho cominciato a sceglierli io i libri che volevo, e poi dovevo, leggere. Una mia zia, zia Maria, zia Maria de Livetto, un paio di settimane fa mi ha detto – e io non ne avevo memoria – che li portavo con me anche in chiesa, durante il mese di maggio, quando per obbedire alle imposizioni materne andavo a recitare il rosario, chiedendomi cosa accidenti significasse il latinorum dei canti e respirando il profumo dei gigli sull’altare con la volontà di memorizzarlo.

Appena tornata dal mio lungo soggiorno a Seattle, ho invitato Nadia, mia sorella e Rossana, un’altra loro e mia amica, tutte molto più grandi di me, a cena da Mirella, una nostra conoscente che ha una trattoria a Macerata. E a Nadia ho regalato, con una dedica piena di riconoscenza, una copia di “Lettera a mia madre” di Georges Simenon, Adelphi, copertina gialla, che avevo comprato nel maggio del 1996 al Salone del libro di Torino (ho ritrovato in proposito un appunto scritto a macchina). Ora voglio rileggere “Il buio oltre la siepe”, “Lettera a mia madre”, “I ragazzi della via Pal” (già acquistato), “Incompreso”, “Piccole donne”, “La luna è tramontata”, “Il re della pioggia”, “Cime tempestose” (l’ho preso in inglese, mi pare), “La storia” di Elsa Morante, che ho donato o consigliato ad alcune donne a me vicine.

Voglio ritornare là da dove sono venuta. E condividere. Quando gli occhi mi bruciano, e mi sento stanca, chiudo il libro e sono contenta, appagata. Assecondo la fame, avverto il brusio intorno a me che riprende e, come ci è successo a Budapest, c’è del caso che mi venga pure voglia di andare a ballare. Con le affascinanti sorprese del destino che sai.

Milano, 27 luglio 2013

Questa lettera è la risposta al post «Quando Paola inalbera il libro»

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7 thoughts on “I libri: la mia fuga e il mio cammino (con Lele al seguito)

  1. Per quanto riguarda la tua esigenza di leggere, conoscere, approfondire io ho parlato di sete e di ricerca di nutrimento pertanto le parole con le quali tu descrivi l’infanzia e l’adolescenza quando l’amica Nadia ti sfamava, ti procurava la vacanza e la compagnia attraverso i libri confermano la mia impressione.E’ come la fame atavica della generazione che ha visto la guerra e ha sofferto la fame e oggi, anche se metaforicamente hai frequentato i migliori ristoranti (in termini di letture, spettacoli, viaggi , frequentazioni e amicizie di sicuro spessore)la fame non si placa.
    P.S. Avevo completamente dimenticato il disegno.

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  2. Il disegno Paola e bellissimo. Quei grattacieli sembrano un elemento naturale…. una foresta… dei monti… e non una delle tante storture dell’umanità.Un disegno non post (tra l’altro a me il termine “post” mica piace tanto…) ma appunto moderno con un carico di poesia che non è solo affidato alla donna che indica l’orizzonte (d’altronde senza quei grattacieli l’immagine sarebbe un po’ retorica), ma nella convinzione che anche la modernità stimola emozioni e forti sensazioni. Chi l’ha detto che per “provare” stati d’animo forti occorre obbligatoriamente rivolgere lo sguardo al passato? No, nel rappresentare le contraddizioni della realtà (della modernità) vi è tanta forza, passione ed energia, un modo positivo di rsaffigurare anche la solitudine e la malinconia.

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    • Ringrazio “Dandro” per le sue parole di apprezzamento per il mio disegno. Il commento, profondo, stimola delle riflessioni e mi fa scoprire dei messaggi che probabilmente sono presenti nel mio disegno anche se, nel momento in cui l’ho fatto, non ne ero pienamente consapevole. Sono anch’io convinta che la modernità (intesa come stato attuale, presente) sia sufficiente per stimolare emozioni e forti sensazioni senza bisogno di rivolgersi al passato. Il tempo trascorso genera conoscenza ed esperienza che sono un buon carburante per vivere il presente con pienezza in tutte le sue sfumature dalla gioia alla solitudine e alla malinconia, ma non deve essere un ripiegamento su se stessi per cercare solo nel passato un’emozione che magari poi non era così unica e forte ma è solo trasfigurata dal ricordo.

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  3. Il buio oltre la siepe, sarà tra i libri che leggerò. Brava Paola, complimenti anche a Maria Elena Sini, che conoscerei volentieri meglio attraverso i suio scritti che però ignoro, illuminatemi. Grazie.

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