«Il computer una diavoleria? No, una penna d’oca senza inchiostro»

Mariagrazia Sinibaldi con il figlio Francesco

di Mariagrazia Sinibaldi*

«NOOOO!», ha esclamato, non voglio dire chi (si dice il peccato ma non il peccatore), in una telefonata Milano-Roma, «non me lo dire! Anche tu?!?» e ha ribadito sconsolata «anche tu!».

“FENOMENO”, mi ha definito il maestro che due anni fa ha tentato di introdurmi nel mondo dell’Informatica (poche cose, dicevo, poche cose) e alla fine, mettendosi le mani nei capelli, al limite della disperazione, ha esclamato: non imparerai MAI!!!

L’uno e l’altro commento si riferivano al semplice acquisto, da parte mia, di un piccolo computer, piccolo che proprio per le dimensioni non mi mettesse a disagio.

Dico io: non esiste una via di mezzo tra l’uno e l’altro commento? Che so io, un semplice «…al giorno d’oggi…», detto con tono pacato? Ma no: o di qua o di là!

Ma, pensandoci bene, quale meccanismo regola questo “coso” se non un “o di qua o di là”?

Questo veramente affascina: o sì o no, mai un “ni”!

Certezze: ridotte ai minimi termini, ma certezze. O bianco o nero, mai un grigio sfumato sul celeste o sul rosa confetto!

Novità, questa? Forse….. Ma questo “forse” è, sì o no, un “ni”?

…la novità: è questo forse il nocciolo della questione.

Messa davanti allo schermo, con il mouse in mano, quel giorno, improvvisamente mi sono irrigidita, ho stretto le mascelle, e la mano ha cominciato a tremare. E la freccetta sullo schermo correva qua e là e non potevo fermarla. Cosa c’è al di là? Che sconosciuto mondo si prospetterebbe se proseguissi col giochino del sì-no? Si prospetterebbe soltanto, oppure mi afferrerebbe e mi porterebbe giù giù…. Nelle profondità della fossa delle Marianne? Esagerazioni!!! Torniamo su, in questo campo non esistono fosse delle Marianne, torniamo al mondo reale, al giochino del sì-no. Ritorna al fatto in sé, avrebbe detto mia madre. Ho seguito il suo consiglio. Ho metabolizzato tutto e sono tornata su, e il “coso” è, miracolosamente, diventato “computer”… Una lavatrice. Una penna a sfera, una bic, tanto per intenderci. Un frullatore.

Cosa è stato? Un passaggio, un semplice passaggio dalla piccola lavandaia dalle mani gonfie a una macchina impersonale e gelida che adoperiamo, non ci domina (meno che quando si rompe: e allora sì che torniamo al caos). Un passaggio: dalla penna d’oca, alla penna stilografica, alla bic… che ci permette di non preoccuparci dell’inchiostro. Un passaggio: da un mortaio o un passino al frullatore che adoperiamo con un certo divertimento, meno che quando, chissà perché, si mette a schizzare da tutte le parti.

Ecco: restituiamogli il nome, a questo “coso” e chiamiamolo col suo vero nome: COMPUTER.

E adesso: arrivederci! Vado. Navigherò. Come Colombo alla ricerca delle Indie… e invece trovò l’America. E io, cosa troverò? Chissà? La curiosità mi trascina, la novità mi affascina! Arrivederci… Arrivederci.

* Mariagrazia Sinibaldi ha 78 anni ed è ritornata alla sua antica passione, la scrittura, grazie al “demone-computer” che è riuscita caparbiamente a padroneggiare. Non paga, è voluta entrare anche su Facebook dove posta con sistematicità le sue pillole di ironica saggezza

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