Mrs Griffiths e la beffa delle convenzioni natalizie

di Maria Elena Sini

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«Le foto di famiglia ritraggono volti sorridenti, nascite, matrimoni, vacanze, feste di compleanno dei bambini, cene di Natale. Momenti della vita che non si vogliono dimenticare. A TUTTI BUON NATALE!», così ha scritto Maria Elena su Facebook, mostrando il suo originalissimo albero

Obadiah Oak, Mrs Griffiths and the carol singers” è una lettura natalizia alternativa alle storie zuccherose tipiche del periodo. Louis de Bernières che, a dispetto del nome è uno scrittore britannico, ribalta alcuni luoghi comuni e con il suo amaro umorismo descrive e mette a fuoco alcuni stereotipi della vita apparentemente serena nelle piccole comunità.

La storia fa parte di una raccolta di racconti ambientati nel fittizio villaggio di Notwithstanding presentato come una tipica comunità della campagna inglese, ma a poco a poco i personaggi che popolano le diverse vicende compongono un quadro che svela la complessità della natura umana e la profondità delle relazioni tra le persone.

Questo racconto si apre con la pittoresca descrizione di Obadiah Oak, cittadino inviso a tutta la comunità per la trascuratezza della sua igiene personale “…he and his house smell of two hundred years of peasant life; he exudes the aromas of wet leather and horse manure, costive dogs, turnips, rainwater and cabbage water, sausages, wollen socks, Leicester cheese…”. A lui viene contrapposta la severa formalità di Mrs Griffiths, una vedova che arriccia il naso alla presenza di Obadiah Oak e si allontana da lui con un certo disgusto mentre è intenta a comprare un’intera scatola di cartoline per gli auguri di Natale affinché tutti pensino che ha molti amici e importanti relazioni.

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Figli dell’arcobaleno

È appena stato pubblicato “Figli dell’arcobaleno” di Moris Farhi (Edizioni lavoro 2012), l’unico romanzo contemporaneo che affronti il tema della storia dei Rom. Lo introduce, e lo ha fatto scoprire in Italia, l’anglista Maria Antonietta Saracino dell’Università La Sapienza di Roma.

«Todor cercava una stella per suo figlio. […] Una volta scelta, la stella era per la vita; il suo possessore sarebbe vissuto quanto lei».

Inizia così, illuminata da una stella, la storia del piccolo Branko, che nasce in uno dei momenti e luoghi più bui del nostro passato – il 1944, lager di Auschwitz-Birkenau – per morirvi insieme a migliaia di altri zingari. Destinato, secondo una profezia, a diventare il salvatore del suo popolo, Branko sarà fortunosamente messo in salvo e poi adottato da una stimata coppia di cittadini svizzeri. Solo da adulto verrà a conoscere la sua identità e il ricco retaggio di miti che la accompagna, fissati in un testo, la Bibbia Gitana, che indica in un luogo chiamato Romanestan la terra promessa degli zingari di tutto il mondo. Branko deciderà allora di liberare il suo popolo dall’asservimento che è costretto a subire nel mondo dei gagé, i non-zingari, guidandolo verso la loro vera patria, il loro paradiso.

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