Un diario tra le mani, la responsabilità della memoria nel cuore

di Angela Giannitrapani*

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Angela Giannitrapani fotografata la scorsa estate a Marsala dove ha emozionato la città natale raccontando la genesi del suo “Quando cadrà la neve a Yol. Prigioniero in India” (Tra le righe libri, 2016)

Che fare quando si trova una lettera, un biglietto, il diario di una persona che non vive più? Si va a sbirciare, naturalmente. Poi si rilegge con più attenzione e si annodano o si spezzano dei fili. E sorge il problema di cosa farne: far finta di niente e tenerlo per sé, passarlo ad altri, riseppellirlo là dove lo si è trovato?
A me è capitato. Con i diari di guerra e prigionia di mio padre. Li ha trovati mia sorella e non ha esitato a mostrarmeli. Li abbiamo letti: lei quasi subito, con grande determinazione. Io ho impiegato dieci anni prima di cominciare a leggerli.

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L’uomo libero che fa il saluto alle montagne della sua prigionia

di Angela Giannitrapani

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Angela Giannitrapani l’esate scorsa nel Convento del Carmine, a Marsala, durante la presentazione del suo libro “Quando cadrà la neve a Yol”

Le scimmie volavano da un ramo all’altro dei pini alti e solenni. Rimbalzavano, agili, facendo ondeggiare le fronde. Gli alberi secolari sembravano madri severe che con pazienza offrono grembo braccia seno a figli irrequieti.

Questo pensò Fulvio, guardando attraverso l’ampio vetro che correva per tre quarti del lato della camera. Appena entrato, il bosco a semicerchio gli si era presentato come se avesse abitato in quella stanza da padrone e lui si era sentito un ospite intimidito, quasi un intruso. Aveva lasciato che gli inservienti appoggiassero i bagagli sulla panca, aveva dato loro qualche spicciolo e li aveva visti uscire svelti e ossequiosi. Aveva, allora, tentato di riprendere fiato tra i battiti accelerati. L’altitudine, tutto quel verde all’improvviso e il lungo viaggio dovevano aver spinto il suo sangue in un flusso inaspettato. Alla sua età, poi.

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