Arrestata per tentato omicidio la donna che aveva accusato il marito di essere un violento

di Paola Ciccioli

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“Médée furieuse” di Ferdinand-Victor-Eugène Delacroix (Charenton-Saint-Maurice 1798 – Parigi 1863). Ho scelto questa rappresentazione di Medea per illustrare il post perché credo che un dibattito completo e intellettualmente onesto sulla violenza debba includere la violenza che a volte anche le donne esercitano. A cominciare da quella psicologica sui figli.

La madre che ho incontrato per caso il 14 agosto nella Milano semideserta è stata arrestata. E in un carcere minorile è ora rinchiuso anche il ragazzo di 17 anni che, secondo l’accusa, avrebbe tentato di uccidere il marito della donna, ingaggiato a questo scopo proprio da lei.

Tentato omicidio.

La svolta è di qualche settimana fa ma ho aspettato di parlare con l’avvocato del marito prima di scriverne sul blog. E dare conto più nel dettaglio del capovolgimento della situazione, di cui ho peraltro già informato chi ci segue, fermo restando che la tremenda imputazione è ancora tutta da provare processualmente.

Lei non ha compiuto quarant’anni e ha messo al mondo tre figli, ancora minorenni.

Il suo sfogo, lucido e senza lacrime, era cominciato alla fermata dell’autobus che fa il giro della circonvallazione interna di Milano. Io avevo appena lasciato il mio dentista, lei arrivava da un noto ospedale della città dove ha sede anche un centro che assiste le donne vittime di violenza domestica.

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L’avevo accolta a un patto: la sua dignità prima di tutto. Ma lei non lo ha rispettato e ho chiuso la porta

di Adele Colacino

Adele con Arturo

Scene di vita familiare: Adele Colacino a tavola con il marito Arturo nella casa al mare (foto di Paola Ciccioli)

La situazione mi sfuggiva di mano. Al mattino alzarmi dal letto costava già fatica. Mi ritrovavo sempre più spesso seduta o allungata sul divano. Mi restava comunque il senso vigile di rendermene conto. Continuavo a sentirmi ripetere che quel protocollo di farmaci portava con sé il rischio della depressione e alcuni medici continuavano a evidenziarmelo. Testardamente e a ragione insistevo: «Non sono depressa, sono stanca!».

Me la mandò a casa qualcuno, informandomi brevemente sulla sua correttezza e sulla sua “anomalia” familiare.

Ascoltai senza commentare quella soap opera di quartiere periferico in una città di provincia che superava di gran lunga ogni fantasia hollywoodiana.

Era veloce, puntuale, s’impadronì del ritmo della casa, in poco tempo diventò memoria visiva di ogni oggetto casalingo, di ogni scadenza, scrivendo e parlando le sfuggiva qualche strafalcione, ma conosceva perfettamente il costo di ogni detersivo e calcolava prima della mia calcolatrice il costo di ogni frazione di tempo.

Aveva un bambino, era quanto sapevo di lei, oltre ai suoi dati anagrafici .

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La donna scappata dal marito: ora è lui che la accusa. Mentre il giudice l’ha allontanata dai figli

di Paola Ciccioli

Edward Munch, "L'urlo" (1893)

Edward Munch, “L’urlo” (1893)

Vi devo un aggiornamento sulla storia di cui ho scritto il 14 agosto quando, alla fermata dell’autobus, ho incontrato una donna che mi ha raccontato di essere scappata dal marito violento e cocainomane.

Chi ci segue sa che, qualche giorno dopo, non avendo più avuto sue notizie, sono andata a cercare la suora alla quale la donna, appena arrivata in treno a Milano da una città del Sud, aveva chiesto aiuto e l’indicazione di un centro per le vittime di violenza domestica.

Dopo settimane di silenzio, inframmezzate da segnali “incerti”, ieri ho avuto un lunghissimo colloquio con la legale che assiste la donna e sono venuta a conoscenza di fatti molto, molto, gravi. Come purtroppo avevo intuito, è arrivata la conferma di una situazione degradata e “a rischio” nella quale si stanno però ridisegnando – almeno in questa fase – ruoli e comportamenti.

Dalla legale ho infatti appreso che l’uomo ha denunciato la moglie per un reato gravissimo che lei avrebbe tentato di commettere ai suoi danni. Servendosi, per questo, di un ragazzino di 17 anni, cioè minorenne, che sarebbe già stato sentito dagli inquirenti. Nel frattempo, la magistratura ha deciso «l’allontanamento di lei dalla casa familiare» e dunque dai suoi tre figli.

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“Per eliminare la violenza domestica”: Patricia Scotland spiega il suo metodo

Patricia Scotland

Patricia Scotland, presidente della Global Foundation for the Elimination of Domestic Violence, venerdì 31 maggio sarà all’Università di Milano-Bicocca per sottoscrivere l’accordo di apertura in Italia della prima sezione internazionale della Fondazione, con sede presso l’Ateneo.

Patricia Scotland, membro della Camera dei Lord, ha proposto in Inghilterra l’adozione del  “Metodo Scotland”, una normativa di contrasto alla violenza sulle donne che ha dato notevoli risultati: nella sola Londra dal 2003 al 2005 le uccisioni di donne per violenza domestica si sono ridotte da 49 a 5 all’anno Continua a leggere