«La Grande Guerra le aveva tolto il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio»

di Eliana Ribes

«”I fiori della guerra” è un’installazione realizzata dall’ Associazione artistico culturale Fucina Alchemica ad opera di Alessio Spalluto, che vuole ricordare il sacrificio e le sofferenze di tutti i militari caduti nella Grande Guerra». L’installazione, che rimarrà esposta al pubblico a Urbino (in via Domenico Gasperini) fino al 6 settembre 2018, è segnalata nel sito della presidenza del Consiglio dei ministri dedicato al centeneraio della prima guerra mondiale (http://eventi.centenario1914-1918.it/it/evento/i-fiori-della-guerra)

Continua il racconto su Maria Cosimi, che Eliana Ribes chiama «nonna Longhèna», diventata moglie nel 1914 e vedova nel 1915.

Nonna Longhèna si era portata in dote anche una collana di coralli veri, quanto mi sarebbe piaciuto ammirarla, ma negli Anni ’50 l’aveva venduta, come tanti altri abitanti della zona, a certi imbroglioni che passavano per le case e che gliela avevano pagata tre soldi. La fede, invece, l’aveva dovuta dare alla patria, come se non fosse bastato quello che le aveva tolto durante la prima guerra: il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio. Aveva dovuto dare ancora, per un’altra guerra, quella del Duce!

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«Beni, dammi sa manu». «Vieni, dammi la tua mano»

di Peppinu Mereu

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La poesia “Amore” di Peppinu Mereu è tratta dall’antologia curata da Giancarlo Porcu con traduzioni dal sardo all’italiano di Giovanni Dettori, Marcello Fois e Alberto Masala. Alessandro Mongili l’ha donata a Paola Ciccioli il 18 gennaio del 2013 al bar Magenta di Milano

AMORE

 

Beni, dammi sa manu, isfortunadu,

tue ses dignu de s’istima mia:

lottend’in-d unu mar’ ‘e angustia

custu virgine cor’as meritadu.

 

Cantas bortas pro me as deliradu

sognende cudda candida Maria,

chi t’est present’a ti narrer: isvia

su dolu, ca da ipsa ses amadu.

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That’s Montefeltro: guida essenziale per un fine settimana che non fa rimpiangere camere con vista mare

di Elena Novati

Lo sguardo speciale di Elena sul Montefeltro (e molto altro)

Lo sguardo speciale di Elena sul Montefeltro (e molto altro)

Così recita Wikipedia: «Il Montefeltro (dal latino tardo Mons Feretri, apparso in età Carolingia) è una regione storica dell’Italia centrosettentrionale a cavallo fra le Marche (a nord della provincia di Pesaro e Urbino), l’Emilia-Romagna (a ovest della provincia di Rimini), la Toscana (a est della provincia di Arezzo) e la Repubblica di San Marino». Ciò detto, potete dimenticarvi il Nord-sud-Ovest-Est (non me ne vogliano retroattivamente gli 883) per dedicarvi a lasciare a casa il navigatore e prendere delle strade a caso, per andare in paesi a caso, guardare rocche a caso. Insomma, un po’ come diceva un ex professore di Psicometria (questa roba piena di numeri: anche a Psicologia esistono e fatevene una – grande – ragione http://it.wikipedia.org/wiki/Psicometria) per spiegare cosa studiasse la statistica, prendete come riferimento questo: il caso (la spiegazione del prof prendeva origine dal criterio di scelta nell’assaggiare un piatto sconosciuto, nello specifico un piatto di cavallette in salsa guacamole, giuro).

I duchi di Urbino (retro)

Il “Dittico dei Duchi di Urbino” di Piero della Francesca (retro)

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Quel giorno, a Urbino, la parola “guerra”

di Maria Teresa Sgattoni

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Aggiorniamo questo bel post con l’immagine simbolo della mostra “Different Wars” che si è aperta oggi alla Casa della memoria di Milano: un interessante confronto su come i libri di testo raccontano la seconda guerra mondiale nelle scuole di Italia, Repubblica Ceca, Germania, Lituania, Polonia e Russia. http://www.casadellamemoria.it/ Nella foto: ottobre 1944, dopo la rivolta di Varsavia, gli abitanti lasciano la città. © Archivio di KARTA

Ricordo chi c’era quel giorno, al rettorato, com’ero vestita, come è andata e dove sono andata, dopo.

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Storia di una foto nella Milano in rosso

Paola Ciccioli dopo il funerale di Franca Rame (foto di Sandro Bizzarri)

Paola Ciccioli dopo il funerale di Franca Rame (foto di Sandro Bizzarri)

di Paola Ciccioli

Questa foto ha una storia che vuole essere raccontata.

Venerdì 31 maggio, intorno all’una, davanti al Teatro Strehler di Milano. La commemorazione di Franca Rame è finita ma ci sono ancora capannelli che commentano, discutono, ricordano. Sulla facciata del teatro una grande immagine verticale dell’attrice che quasi sfiora una pedana in metallo su cui sono adagiati mazzi e mazzi di fiori. Alcune donne estraggono dal cellophane una rosa per portarla a casa, in memoria di un addio e un giorno in rosso. Mi avvicino, sono tentata di fare la stessa cosa, ma mi chiedo se sia giusto, se sia corretto.

Avevo un appuntamento alle 11, l’ora in cui Dario Fo ha tessuto un merletto di parole, forse le sue migliori, per lasciar andare la moglie. Sono arrivata che l’ufficialità era archiviata ma mi piace così, mi piace di più. Del resto, con Alba eravamo passate dal Piccolo a notte fonda per salutare questa donna, tutte e due abbiamo più di un debito di riconoscenza nei suoi confronti. Un debito antico, degli anni dell’università – lei a Napoli, io a Urbino – quando andavamo a vedere i “loro” spettacoli – di Dario Fo e di Franca Rame – per imparare, per crescere, per credere. Per fare la nostra parte. Eravamo ignare l’una dell’altra, sono state Milano e i nostri valori che sono corsi paralleli a unirci nel sentimento della condivisione.

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#scritturebrevi per arrivare al cuore

di Margherita Rinaldi

La giornalista Margherita Rinaldi, a destra, con la collega Asmae Siria Dachan che oggi, 2 giugno 2019, riceve l’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine “al merito della Repubblica Italiana”. Felicitazioni!

Due cose ho imparato prima di tutte le altre nel mio mestiere: fare i titoli pensando al piombo e non avere mai paura di niente e di nessuno. Me le ha insegnate Silvano Rizza, mio direttore quando ero alla Scuola di giornalismo di Urbino e maestro di tanti colleghi, in testate storiche e in tanti anni di professione.

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