I nostri occhi, “come cavalli bizzarri”, su Macbeth e la sua Lady

di Maria Elena Sini

Il soprano Anna Netrekbo-Lady Macbeth in una delle scene iniziali dell’opera verdiana che ha inaugurato a Milano la stagione scaligera 2021-2022. «… il “Macbeth” della Scala è andato musicalmente in crescendo, e forse solo a un’emozione che diventa fatalmente tensione si può attribuire, per esempio, una cavatina della Lady di un livello assai inferiore a quello cui ci ha abituati, o forse viziati, Anna Netrebko», ha scritto su http://www.classicvoice.com il critico musicale Alberto Mattioli. (Lo scatto è di Paola Ciccioli)

Alla Prima del Macbeth alla Scala noi c’eravamo, intendendo per “noi” le amiche e gli amici che ogni giorno si ritrovano qui sul blog o nel Gruppo Facebook di Donne della realtà. In che senso c’eravamo? In primo luogo seguendo il 7 dicembre la diretta Rai e, nei giorni precedenti, ragionando un po’ insieme sulla tragedia che William Shakespeare scrisse e mise in scena intorno al 1606 e dalla quale Francesco Maria Piave e Andrea Maffei trassero il libretto per l’omonima opera di Giuseppe Verdi che debuttò a Firenze nel 1847.

Rappresentazione dell’abisso in cui può far sprofondare la bramosia del potere, la tragedia e l’opera hanno al centro la figura di Lady Macbeth, che spinge il marito a tradire e uccidere nel sonno il re di Scozia per sostituirsi a lui. In un crescendo di morte e di follia che tre streghe avevano ingannevolmente profetizzato.

Scene I Thunder and lightning. Enter three Witches.

“Scena I Tuoni e lampi. Entrano tre streghe”.

Così inizia la tragedia shakespeariana, ma quante/i di noi la conoscono? Di seguito la stimolante risposta di Maria Elena Sini (Paola Ciccioli).

La domanda posta da Paola Ciccioli, amministratrice del Gruppo, relativa alla conoscenza di Macbeth mi ha suscitato una serie di riflessioni. Ho pensato che la figura di Macbeth mi ha sempre incuriosito da quando alle scuole medie la mia professoressa di italiano fece una bellissima lezione sulla figura di Fra Cristoforo nel IV capitolo dei Promessi Sposi, soffermandosi in particolare sulla descrizione dei suoi occhi «Due occhi incavati eran per lo più chinati a terra, ma talvolta sfolgoravano, con vivacità repentina; come dei cavalli bizzarri condotti a mano da un cocchiere, col quale sanno, per esperienza, che non si può vincerla, pure fanno, di tempo in tempo, qualche sgambetto, che scontano subito, con una buona tirata di morso».

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Ma che ci fa Roger Waters nella Tosca?

di Luca Bartolommei

Bicicletta, passante ferroviario, metropolitana, breve camminata ed eccoci nel chiostro del Conservatorio Giuseppe Verdi. Un albero di Natale ci accoglie, meccanico, metallico, austero e fantasioso, ma invece è un’opera di Arnaldo Pomodoro che si chiama “Lancia di luce” il cui colore si intona perfettamente all’ambiente circostante, il bel cortile vuoto e ordinato, silenzioso e quasi buio, gli spazi a terra ben delimitati da file di lastroni in pietra a contenere ciottoli stondati che ricordano le strade di Roma antica, belli ma mortali per le caviglie delle signore che azzardino anche soli cinque centimetri di tacco. Continua a leggere

Che gioia la musica. Che dolore non aver potuto suonare alla Scala (perché alle donne era vietato)

di Mirella Ciancetta*

Mirella Ciancetta, 95 anni, in una foto e, sotto, in un video di Luca Bartolommei durante l’intervista che la violista ha rilasciato il 16 febbraio 2017 a Paola Ciccioli nella Casa Verdi di Milano. Dove oggi, 10 ottobre, ha pregato e brindato con le bollicine, insieme con gli altri ospiti, al 204esimo anniversario della nascita del Maestro

MUSICA: GIOIA E DOLORE. Così posso definire la mia avventura musicale, iniziata a dieci anni con l’iscrizione al Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino.

Qui incomincia l’ansia e il desiderio di mostrare ai miei genitori che in me ci sono l’attitudine e la musicalità necessarie per essere ammessa al corso di violino dopo i due anni di prova.

Evviva! Ci sono riuscita!

Anno dopo anno, sotto la guida esperta del prof. Ballarini, ottengo il diploma di violino con la “Lode Meritevole del Premio Antonio Boasso” (Anno Accademico 1945/1946); al tempo stesso termino con profitto il corso di pianoforte complementare e gli oltre dieci anni di danza classica con la deliziosa insegnante e ballerina signora Sara Acquarone.

A questo punto, dato il meritevole diploma conseguito, vengo inserita direttamente nell’orchestra del Teatro Regio di Torino e, come viola da me pure studiata, altresì nell’Orchestra da camera Collegium Musicum diretta dal Maestro Bruni.

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La prima volta in prima fila alla Scala: un MITO!

di Luca Bartolommei

noseda

Gianandrea Noseda dirige con “bagnata fisicità” la London Symphony Orchestra al Teatro alla Scala di Milano nel concerto inaugurale di MITO 2016 (http://www.mitosettembremusica.it/programma/03092016-2100-debussy-recasted-teatro-alla-scala.html)

Sabato 3 settembre 2016. Data fatidica. Confesso, non avevo mai ascoltato, prima di quella data, musica sinfonica alla Scala.

Inaugurazione del Festival MITO, London Symphony Orchestra, Debussy e Rachmaninov, Gianandrea Noseda sul podio, può bastare?

Non parlerò del programma musicale se non incidentalmente, ma solo delle immagini e delle emozioni che mi sono rimaste dentro.

Prima fila, ebbene sì, prima fila! Gli arpisti, soli sul palco, accordano i loro strumenti. Lei concentratissima, all’arpa di lui si rompe una corda, sostituzione della stessa che neanche il pit-stop della Ferrari è così veloce, entra l’orchestra, tutti accordano, e già quel suono disordinato mi entra dentro.

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