Dichiarazioni d’antan e specchi d’amore

«Ecco: oggi ho ritrovato quel cartoncino e voglio pubblicare la dichiarazione d’amore in versi di nonno Beppe a nonna Emma… e voglio pubblicare anche il sonetto (trovato anche lui nella preziosa scatoletta) scritto da nonna Emma a nonno Beppe, un po’ di anni dopo, quando nonno era direttore dell’officina elettrica di Subiaco cha portava la  corrente elettrica a Roma e “s’impicciava” (diceva lei) di quella terribile cosa che era l’elettricità».

L'ingegner Giuseppe Marconi, "nonno Beppe" (dall'archivio privato di Mariagrazia Sinibaldi)

L’ingegner Giuseppe Marconi, “nonno Beppe” (dall’archivio privato di Mariagrazia Sinibaldi)

Il desiderio di Mariagrazia, la nostra Mariagrazia Sinibaldi, è esaudito. Il suo post «La prego, signorina, indossi la sua bella camicetta rosa» è riuscito come sempre a suscitare emozioni e riflessioni: qui, su Facebook, nelle chiacchierate private e nelle mail che accompagnano la preparazione e l’impaginazione degli interventi. È successo anche a proposito dei suoi divertenti interrogativi storici su Osimo, la cittadina marchigiana dove c’è un palazzo intitolato alla famiglia Sinibaldi e dove Mariagrazia ha trascorso anni importanti della propria vita. Il seguito è già in cantiere.

Adesso la parola passa all’ingegner Marconi, “nonno Beppe”. Poi sarà la volta della risposta in rima di “nonna Emma”. Emerse dalla scatola dei ricordi, le loro parole d’amore sono ora in cornice nella casa di Mariagrazia.

SPECCHIO D’AMORE

di Giuseppe Marconi

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«La prego, signorina, indossi la sua bella camicetta rosa»

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia con Francesco

Marigrazia Sinibaldi fotografata il 20 gennaio scorso all’inaugurazione della mostra “Nagà Nagà” del figlio Francesco Cianciotta (che qui le tiene la mano sulla spalla). Alla mostra abbiamo dedicato un ampio spazio nella nostra Agenda “Oggi e dintorni”

Se per aprire lo scatolone delle foto è necessario il “momento magico”, la congiunzione astrale favorevole… Se la curiosità è forse l’ultimo dei moventi che spingono a mettere mano a tutti quei cartoncini più o meno ingialliti… Se la mano trema nel sollevare il coperchio della famosa scatola e nello scegliere uno di questi cartoncini… e se la mente vaga  di pensiero in pensiero… di sensazione in sensazione…, formando come dei riccioli che si avvolgono su se stessi e si trasformano in ricordi, ricordi, ricordi che a volte sono  gratificanti, a volte invece si abbattono sull’animo con la forza di un maglio pesante…

Se, insomma, tutto questo, cosa dire della mia emozione quando mio figlio Francesco mi ha portato una scatola (piuttosto grande, a dire il vero) rimasta a casa sua e ritrovata fortunosamente durante un suo trasloco?

Sulla scatola in questione c’è scritto di mia mano: RICORDI – NON APRIRE

Chi non avrebbe dovuto aprire? I figli? Qualche parente impicciona? Un notaio alla mia morte? O forse addirittura io stessa?

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