Abbiamo il coraggio della conoscenza?

di Maria Grazia Iannone

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Maria Grazia Iannone ha studiato all’università di Milano e svolge, con passione, la professione di infermiera. Questo nuovo consiglio di lettura arriva in un momento particolare perché, come ha scritto anche su Facebook (da cui proviene questa foto), ha deciso di sposarsi con il suo Valerio e metter su casa: auguri!

La storia di Amore e Psiche è descritta come la favola nella favola. È inserita nel libro di Apuleio “L’asino d’oro” e costituisce essa stessa un racconto a sé stante.

Il brano che ho scelto di citare nel post di ieri mi ha impressionata in particolare per un aspetto: la curiosità di sapere.

Nella favola, Psiche compie un chiaro percorso di crescita. Inizialmente non ha alcun merito a parte quello di essere eccezionalmente bella. Questa caratteristica non si dimostra del tutto positiva perché le impedisce di trovare marito e attira sulla fanciulla le ire di Venere, dea della bellezza che si sente defraudata dei riti a lei dovuti.

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Il nuovo destino di Tefta tra libertà e pregiudizi: «voi albanesi, brutta razza. Avete anche cacciato via Madre Teresa»

di Tefta Matmuja

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Tefta Matmuja fotografata dal compagno Christian. Quella che vi proponiamo è la seconda parte del discorso che ha tenuto a Roma nel corso dell’International Women’s Workshop for the Right to Education. Nel post precedente, pubblicato il 30 agosto, Tefta ha raccontato la sua formazione scolastica in Albania durante la dittatura

Purtroppo i politici non capirono. Inesperti della libertà e a conoscenza soltanto del potere, non si preoccuparono di migliorare le condizioni economiche del popolo. Il loro impegno era solo nel prendere il potere nel modo più rapido possibile. Ma la gente chiedeva libertà ormai. Non un’altra dittatura che prendesse il posto di quella precedente, anche se insistevano nel chiamarla democrazia. La gente iniziò a soffrire le privazioni economiche ed era impaurita dal fatto che nessun politico sembrava preoccuparsene.

Iniziammo noi. I giovani, la promessa futura classe dirigente e culturale dell’Albania. Licei ed università, tutti in marcia per chiedere che fossero garantiti e rispettati i nostri diritti. Marce pacifiche, scioperi della fame, e le forze che volevano conservare il potere, perché solo a quello erano interessate, cercavano di impedire tutto questo.

Il popolo spinto dalla delusione decise di prendere le armi e di rivoltarsi contro chi aveva promesso democrazia e benessere economico.

Nel 1997 l’Albania dichiarò di essere in piena guerra civile.

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La dolcezza di Eliana, una eccezione in questi tempi tormentati

di Mariagrazia Sinibaldi

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Sabato 3 dicembre 2016, presentazione di “È come vivere ancora” nella Biblioteca civica di Cologno Monzese. Da sinistra: Marilena Cortesini, direttrice della Biblioteca, Eddo Ferrarini, volontario del progetto “Nessuno escluso”, Mariagrazia Sinibaldi, nostra blogger e autrice del libro, Paola Ciccioli, presidente dell’Associazione Donne della realtà (lo scatto è di Francesco Cianciotta)

Mia cara Eliana,

quando lei nasceva e si agitava piccola piccola nella culla, io mi iscrivevo all’università, avevo e avevo avuto i miei giovani corteggiatori, e mi preparavo ad entrare nel mondo dei “grandi”. Diciotto anni sono tanti e io dall’alto dei miei (quasi) 83 mi permetto di darle del tu e desidero che anche tu lo faccia. Considerami, ti prego, non come una mamma (le mamme non si toccano) ma come una (ormai) vecchia zia.

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«Brava Nanà, lo scrivere è la tua forza!»

di Laura Sinibaldi Lupieri*

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Laura Sinibaldi Lupieri. Di lei, la sorella Mariagrazia sul nostro blog ha scritto: «Lauretta ha preso una signora laurea in microbiologia, ha insegnato all’università, alla facoltà di medicina, e ha fatto ricerche importanti» (la foto è stata scaricata da Whatsapp)

Che dire? Nanà, come la chiamano i miei figli, ha saputo ritrovare, spolverare nella sua mente, nel suo cuore, nei suoi sentimenti, quella che è stata la nostra infanzia, la nostra giovinezza.

Ha saputo ritrovare tutti quegli insegnamenti e sentimenti dati dai nostri genitori e dalla nostra famiglia e che per un certo periodo di tempo sono rimasti lì, forse un po’ polverosi, ma sempre presenti, tanto che l’hanno fatta nonna, moglie, madre, figlia e sorella eccezionale.

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Quel giorno a pranzo con la signora Andrée, la madre di Marco Pannella

di Sergio Angelo Picchioni

Pannella fanciullo (all'estrema destra) con la sorella Liliana e la madre Andrée Estachon.

Marco Pannella bambino in una foto di famiglia con la madre Andrée Estachon e la sorella Liliana. Il leader radicale è morto ieri a Roma all’età di 86 anni

Era un mezzogiorno di cinquant’anni fa, ed ero a pranzo da amici di amici, nel quartiere africano di Roma. Un tavolo quadrato, non grande, ed io di fronte ad una signora con la quale si parlava francese. Sulla destra un giovane ricciuto e taciturno, in camicia, apparentemente stanco, curvo sul piatto. Era appena tornato da Parigi, e sembrava assorto in qualche suo pensiero che lo estraniava dai presenti. Non ricordo di aver scambiato con lui nemmeno una parola, né  di averlo in fondo considerato importante. Quel giovane era Marco Pannella, e la signora sua madre. Ho poi conosciuto la sorella Liliana, musicologa, con la quale strinsi una buona amicizia fatta di esperienze concertistiche e corali.

Da lei, dopo molti anni e quando Marco era già all’apice della sua esperienza politica,  ho saputo che in famiglia avevano serie difficoltà finanziarie con la casa e più in generale col menage quotidiano. Ho poi incontrato Marco, fuggitivamente, durante un suo comizio, fu estremamente gentile, e mi invitò a rivedere la sorella che non frequentavo più da tempo. Marco ha avuto un atteggiamento decisamente anticlericale, e non glielo perdono. Ma penso che fra tutti i politici mangia mangia che proclamano il Vangelo lui sia stato uno dei pochi onesti. Mi dispiace dunque di non averlo più incontrato, e che ora non ci sia più.

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E così la “signora Vecchiottina” è riuscita (per amore delle nipoti) a domare anche lo smartphone

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia con Babbo Natale

Tre immagini dal profilo Facebook di Mariagrazia Sinibaldi. Qui è a Roma, durante le vacanze appena terminate, mentre con sguardo fiero abbraccia il figlio Francesco Cianciotta nelle insolite vesti di Babbo Natale.

I figli, si sa, se sono bene educati, e con ciò si intende “tirati su con tutti i crismi”, i figli così, dicevo, sono gioielli preziosi. Dio ne guardi, però, se nel tirarli su una povera madre, oberata da preoccupazioni di vario genere, non è riuscita ad addentrarsi nei mille meandri di cui è composta la  buona educazione; quella “con tutti i crismi”… ecco… lì… allora c’è il patatracac.

Ma la signora Vecchiottina no, lei, non per vantarsi, li aveva allevati, i suoi figli,  alla buona educazione: evidentemente…oppure forse… o anche non si sa mai.

Insomma il fatto è questo.

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