Quelle telefonate di Ruby: “Ha fatto sesso con il premier”

Su Berlusconi il rischio del carcere. La ragazza avrebbe ammesso ciò che adesso nega: “Mi pagano per parlare e mi pagano per tacere, così sono diventata ricca”. Dai racconti di altre donne emergono i dettagli delle notti del Drago

di Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo

MILANO – Se Niccolò Ghedini ci ha messo del suo, in questa storia pasticciata non manca la mano di Silvio Berlusconi. Il premier oggi rischia di finire prigioniero dello stesso dispositivo che il suo governo ha preparato per castigare papponi, immigrati e predatori metropolitani. Come loro, può finire in carcere. Anche se il reato che gli viene contestato ha come pena massima tre anni. È vero, in Italia, nessuno entra davvero in una cella per una condanna così mite. C’è un ma. Continua a leggere

Grazie alle donne normali: “Le sei notti di Ruby in villa e le testimoni sfuggite a Ghedini”

Le prove che incastrano Berlusconi. L’avvocato del premier ha tentato di blindare le verità scomode delle ospiti delle feste a Villa San Martino. Quei bunga bunga con le ragazze vestite da poliziotte

di Giuseppe D’Avanzo

L’avvocato di Berlusconi, Niccolò Ghedini, è stato molto giudizioso tra la fine dell’estate e l’inizio dell’autunno, ma non ha preso in considerazione che al mondo esistono anche donne normali. Continua a leggere

Le 14 ragazze a Milano Due: «Per loro case e regali»

Le carte dell’inchiesta. Perquisite le abitazioni. «L’affitto in cambio di sesso». Trovati gadget del Milan e prove dei versamenti. Un rilevante numero di giovani donne si sono prostituite con Silvio Berlusconi presso le sue residenze. Ruby ha dichiarato che alcune donne ricevono dal premier la disponibilità gratuita di appartamenti

ROMA – Vivono tutte in un palazzo di «Milano Due», Continua a leggere

Caso Ruby, verso l’archiviazione: «Maroni non danneggiò pm Fiorillo»

Richiesta al Csm contro l’esposto del pm che entrò in polemica con il ministro sull’affidamento della ragazza. Il magistrato: «Utile non archiviare, la mia vicenda ha un valore simbolico»

MILANO – La Prima Commissione del Csm ha chiesto al plenum di Palazzo dei Marescialli di archiviare la lettera-esposto presentata dal pm Annamaria Fiorillo. Secondo la Commissione non ci sono elementi per aprire una pratica a tutela del magistrato del tribunale dei minori di Milano che si occupò del caso Ruby, la giovane (all’epoca minorenne) marocchina fermata per un furto, e poi rilasciata dalla Questura di Milano dopo una telefonata del premier Continua a leggere

Le ministre si impuntano. I ministri hanno seri dissensi politici. Il maschilismo fatto notizia

ANSA/ LACRIME E BATTIBECHI, QUANDO LA MINISTRA SI IMPUNTA PRESTIGIACOMO RECIDIVA, MA ANCHE MELANDRI E TURCO PIANGEVANO (di Marco Dell’Omo)
(ANSA) – ROMA, 22 DIC – Le lacrime in aula di Stefania Prestigiacomo non sono certo il primo sfogo femminile nei palazzi della politica. Singhiozzi e scatti di nervi, impensabili durante gli austeri e seriosi anni della prima repubblica, sono stati ampiamente sdoganati, Continua a leggere

Ruby, le feste e il Cavaliere: “La mia verità sulle notti ad Arcore”

La minorenne marocchina fu fermata per un furto, mentre era in Questura intervenne Palazzo Chigi: “Rilasciatela, è la nipote di Mubarak”. La ragazza racconta il rituale del “bunga bunga”, esclude di aver fatto sesso con il premier. Indagati Lele Mora, Emilio Fede e Nicole Minetti

di Piero Colaprico e Giuseppe D’Avanzo

MILANO – Alla questura di Milano, nello stanzone del “Fotosegnalamento”, c’è solo Ruby R., marocchina. Dire “solo” è un errore, perché Ruby è molto bella e non si può non guardarla. Se ne sta sulla soglia, accanto alla porta, e attende che i due agenti in camice bianco eseguano il loro lavoro, ma è come se occupasse l’intera stanza. Continua a leggere

La Gruber «Tv italiana maschilista»

Intervista alla conduttrice di «Otto e mezzo» su La7: «Sì alle quote rosa, mi sono ricreduta Sono contro l’infantilizzazione dell’informazione»

di Renato Franco
MILANO – «A furia di semplificare abbiamo avallato un approccio semplicistico alla realtà, ma non è tutto bianco o nero. Se i cittadini sono meno consapevoli sono più docili, e c’è automaticamente meno democrazia. Prevale l’attitudine a non mostrare la complessità del mondo che ci circonda, io ci provo». Contro «l’infantilizzazione dell’informazione» – Continua a leggere

Senza casa né amore non si è più niente

di Sabina Guzzanti

locandina

“Draquila. L’Italia che trema” è un documentario del 2010 prodotto, sceneggiato e diretto da Sabina Guzzanti (http://www.sabinaguzzanti.it/)

«Senza casa né amore né poesia ahimé non si è più niente». Così ha scritto Sabina Guzzanti nell’articolo apparso su Il Fatto Quotidiano (ve lo riproponiamo integralmente) a proposito della sua inchiesta sulla tragedia del terremoto dell’Aquila, diventata un film, Draquila.

Cari lettori del Fatto – come si dice target del mio stesso target – scrivo qui per annunciarvi personalmente che Draquila è pronto e vi attende nelle sale.

Dura un’ora e mezza ed è la sintesi di un anno di lavoro iniziato a maggio dell’anno scorso, quando mi sono arrivate all’orecchio strane voci su quello che stava succedendo nella zona terremotata. Ho fatto un po’ di ricerche, ho aspettato che passasse il G8 e sono partita. Dopo aver parlato con tanti cittadini mi è sembrato che L’Aquila fosse una porzione di realtà ideale per raccontare l’Italia di oggi. C’erano tutti gli elementi: la speculazione più cinica, l’assenza della politica, la propaganda sempre più spudorata, l’autoritarismo, la corruzione e l’alito della criminalità organizzata. Ho mollato quello che stavo facendo e ho cominciato a girare con una piccola troupe fatta di cinque persone, me compresa. Siamo stati a L’Aquila tantissime volte da luglio a marzo e abbiamo girato più di 700 ore di materiale.

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E sui manifesti di Bologna ecco le Padanine

di Veronica Vicinelli

L’ennesima truffa. Non ce la fanno proprio a rispettare le regole.
Domenica pomeriggio sono in giro ad attaccare i miei manifesti elettorali (sono candidata dell’Idv alle elezioni regionali) nella provincia di Bologna. Vedo un manifesto, quello di Marco Mambelli, candidato della Lega Nord per la Regione. Accanto al simbolo della Lega, ci sono tre ragazzine in atteggiamento ammiccante, tre lolite che, con un chiaro richiamo erotico, sottostanno a uno slogan apparentemente ambiguo: Scrivi Mambo, Mambo sei tu.

Ora, fino allo Scrivi Mambo (Mambelli detto Mambo, il suo nome per intero è scritto piccolissimo sul cartellone, come committente responsabile) ci arriva chiunque: siamo in campagna elettorale, il candidato invita a scrivere il suo nome. Mambo sei tu è invece, all’apparenza, uno slogan più oscuro. In realtà basta ragionarci un po’ sopra: noi, tre belle ragazze giovani, siamo di Mambo, e quindi siamo anche un po’ tue, se lo voti. Il messaggio è chiaramente riferito al maschio-medio-italiano, quello che pensa «fa bene a t…*, lui sì che è macho» quando viene a sapere che il Presidente del Consiglio frequenta prostitute e telefona alle minorenni.
Ora fin qui niente di nuovo. A parte il pericolo “pedofilia”, che comunque non è robetta da poco. Siamo di fronte  all’ennesimo utilizzo dell’immagine femminile (donne sandwich) come strumento per attizzare/attirare il sopraccitato maschio-medio-italiano. Continua a leggere