Rosalìe, una tra i Mille

di Angela Giannitrapani – da Marsala

Le due foto del post (insieme ad altre che pubblicheremo in seguito) ci arrivano da Marsala e si riferiscono al monumento dedicato ai Mille garibaldini che resero l’Italia unita. Tra i nomi incisi sulle lastre metalliche c’è anche quello di una donna, Rosalìe Montmasson Crispi, e a farcelo scoprire è questa mail di Angela Giannitrapani che a Marsala è nata e che anche questa estate ci ha fatto una regalo di conoscenza durante le sue vacanze (https://www.turismocomunemarsala.com/monumento-ai-mille.html)

Carissime Vera e Paola,
vi ho lasciate con l’anticipazione della presenza di una donna, l’unica, tra i 1088 uomini che salparono da Quarto alla volta di Marsala, durante la Spedizione di Garibaldi nel maggio del 1860. E così è. Ve ne racconto brevemente: si tratta di Rosalìe Montmasson Crispi, moglie di cotanto uomo!
Nata in Alta Savoia, dopo i suoi primi vent’anni scorrazzò in lungo e in largo raggiungendo e collegando le cellule rivoluzionarie in Sicilia, Malta e Inghilterra in preparazione dei moti che precedettero e prepararono lo sbarco di Garibaldi e le successive battaglie.

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«Quando tornai, la mia famiglia era riunita attorno al tavolo a pregare»

di Anna Caltagirone Antinori

«Era l’8 dicembre, la mia famiglia era riunita attorno al tavolo e recitava le preghiere della novena alla Madonna Immacolata per implorare il nostro ritorno». Queste parole di Anna Caltagirone ci hanno spinto a scegliere, per la seconda parte del suo racconto, l’immagine della Madonna della Basilica di San Francesco d’Assisi, a Palermo, alla quale la sua città di origine è sempre devotissima (https://www.comune.palermo.it/noticext.php?id=16492)

È il 1943 e una ragazza  palermitana di 16 anni cerca una via d’uscita alla guerra e alla fame raggiungendo, da sola, il fratello nelle Marche. Ecco: questa non è la Storia che si studia sui libri ma la testimonianza, scritta al computer per noi, di una donna di novant’anni che trascorre le proprie giornate a leggere, studiare, ricordare. Di seguito la seconda parte del suo emozionante racconto. Grazie, signora Anna. Auguri a lei e tutt* noi per un 2018 di serenità e soddisfazioni!

L’estate passò in fretta, molti eventi si susseguirono portando nel paese e nelle famiglie cambiamenti che sconvolsero la vita di tutti: la caduta del fascismo, lo sbarco degli alleati in Sicilia, l’armistizio dell’8 settembre. Mi toccavano particolarmente perché non potevo più comunicare con la famiglia in Sicilia e in settembre, con l’armistizio, i militari dovettero decidere se collaborare o darsi alla macchia. Nei mesi di luglio e agosto avevo avuto modo di conoscere la fidanzata di mio fratello e la sua famiglia, bravissime persone che si offrirono di ospitarmi a Macerata mentre mio fratello si univa ai partigiani tra le montagne di Acquaviva Picena. Lino, pur stando lontano, mi seguiva affettuosamente e provvedeva alle mie necessità.

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Forza donne, è arrivato Serafino il pescivendolo!

di Anna Caltagirone Antinori

Il mercato del pesce di Civitanova Marche in una foto d’epoca fornita dalla Fototeca comunale che vanta, nel proprio archivio, 100 mila immagini. Un grazie particolare da parte della coordinatrice del blog, Paola Ciccioli, al suo presidente Primo Recchioni e alla direttrice Francesca Iacopini (http://www.fototecacomunale.it/)

L’arrivo nelle Marche dalla Sicilia durante la guerra, il diploma da maestra, le scuole di campagna, gli alunni scalzi, le amiche, “i personaggi” di un piccolo paese. Oggi, grazie ai ricordi di Anna Caltagirone Antinori, rivive anche il rito del pescivendolo che porta la sua merce alle famiglie dell’entroterra.

Sono rimasta con la famiglia a Convento di Urbisaglia circa dieci anni e ho avuto tempo per conoscere le persone del posto e quelle di passaggio. Fra queste ultime c’era un personaggio di nome Serafino: un giovane robusto, sempre abbronzato, con i capelli neri e ricciuti. Era un “marinaro” di Civitanova Marche, con altri soci era proprietario di un “barchetto” da pesca e si guadagnava da vivere vendendo il pescato nei paesi dell’interno. Due o tre volte la settimana portava il pesce fresco ai ristoranti di Sarnano. Finito il giro, se gli rimaneva del pesce invenduto, lungo la via di ritorno faceva sosta nella piazzetta antistante il Ricovero, con una trombetta annunciava il suo arrivo e le donne uscivano per comprare il pesce a poco prezzo.

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Mandorle, “pizzini” e indipendenza

di Angela Giannitrapani

Tripudio di sapori e colori nella pasticceria di Maria Grammatico a Erice. https://www.facebook.com/pasticceriamariagrammatico/ «Quando andavo per uffici a richiedere i vari permessi, gli impiegati mi dicevano che a quelle come me avrebbero schiacciato i mozziconi di sigarette sulla pelle», ha raccontato Maria Grammatico ad Angela Giannitrapani, ripercorrendo tutte le tappe della sua avventura professionale, coronata dall’apertura di una scuola di pasticceria

Nella prima parte del reportage da Erice, in Sicilia, Angela Giannitrapani ci ha guidati fino alla pasticceria di Maria Grammatico. Che ora ci racconta la sua storia e il suo lavoro.

Maria nasce nel dicembre del 1940 nella frazioncina di Ballata, sul pendio del monte Erice. È la prima di sei figli, tra sorelle e fratelli. La guerra si fa sentire anche con la fame, una gran fame che lei ricorda ancora. Quando il padre muore ha undici anni. La madre Antonina è incinta di due mesi della sesta figlia e trova lavoro come lavandaia. Ma questo non basta a salvarli dagli stenti e così la donna è costretta a chiamare a consiglio le due figlie più grandi, Maria e la sorella di sette anni. Con tutta la tenerezza di cui è capace, dice loro: «Vedete, figlie mie, non riusciamo più a mangiare. Per quanto lavoro, il guadagno non basta. Non c’è altra soluzione: se volete sopravvivere dovete andare dalle monache».

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Ritorno alla casa del padre

Testimonianza di Alessandro Quasimodo

raccolta da Paola Ciccioli

Il Premio Nobel Salvatore Quasimodo nei ritratti e nei cimeli conservati nel Parco letterario a lui dedicato a Roccalumera, in provincia di Messina. Il figlio del poeta Alessandro Quasimodo collabora assiduamente con i fratelli Sergio e Carlo Mastroeni, promotori dell’istituzione culturale che custodisce la memoria del percorso esistenziale dell’intellettuale siciliano. Nel mese di agosto si terrà la cerimonia di assegnazione ad Alessandro Quasimodo della cittadinanza onoraria di Roccalumera (http://www.parcoquasimodo.it/)

Dietro le quinte degli eventi ufficiali ci sono gesti privati altrettanto significativi. A questa categoria appartiene la decisione di Salvatore Quasimodo di andare ad abbracciare il padre Gaetano a Roccalumera, in Sicilia, subito dopo aver ricevuto il Premio Nobel a Stoccolma. Non lo aveva più visto da quando, giovanissimo, se n’era andato lontano per inseguire il sogno – realizzato – di essere poeta.

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Quella notte a Siracusa: madre e figlio in carrozzella dai Vittorini

Testimonianza di Alessandro Quasimodo

raccolta da Paola Ciccioli

L’attore e regista Alessandro Quasimodo festeggia oggi, 22 maggio, il suo compleanno. In questa bellissima immagine è un bambino biondo in braccio alla mamma Maria Cumani alla quale è stato sempre molto vicino, specie nel difficile momento in cui la danzatrice e poetessa decise di separarsi dal marito, il poeta Salvatore Quasimodo (foto da https://www.facebook.com/mariacumani/?fref=ts)

Gennaio, le 11 di sera. Freddo e buio. Mamma e io siamo su una carrozzella che avrebbe dovuto portarci a casa Vittorini. E invece ci troviamo di fronte al cancello del Parco archeologico. «Lei ha detto l’orecchio di Dionìsio». «No, no: Riviera di Dionìsio il Grande, le avevo chiesto di portarci al numero 82 di Riviera Dionìsio il Grande». Mia madre protestava con il conducente: «ma si immagini se lascio qui mio figlio. E dove lo faccio dormire?». In effetti, il percorso in carrozzella dalla stazione era stato piuttosto lungo, e anch’io mi ero chiesto come mai così tanta strada.

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Le bombe su Palermo e Macerata, in mezzo «il destino di una ragazza salvata dallo stomaco vuoto»

di Eliana Ribes

Anna Caltagirone Antinori in una foto della giovinezza a Cupra Marittima, nelle Marche. Eliana Ribes, accogliendo la sollecitazione di Paola Ciccioli, è andata a trovarla nella sua casa di Macerata e ha poi trascritto per il nostro blog i suoi straordinari ricordi

Ho rivisto Anna Caltagirone Antinori dopo quasi 50 anni. Sono stata spinta dal desiderio di chiedere a lei, che con tanta efficacia aveva descritto il suo lavoro di maestra svolto per 41 anni in provincia di Macerata, qualcosa sul legame che nella sua vita aveva unito la Sicilia alle Marche, perché dal profilo Facebook risulta essere “di Palermo”. Ne è venuto fuori un racconto incredibilmente interessante, perché la sua piccola storia individuale si è intrecciata con la grande storia, quella che si studia sui libri: il bombardamento di Palermo, lo sbarco degli alleati, l’Italia divisa in due, l’armistizio dell’8 settembre.
Ed io le parole che ho ascoltato da lei, dopo averle fatte mie e rielaborate, gliele restituisco, perché non c’è niente di più efficace per descrivere la sua vita che “ascoltarla” direttamente dalla sua voce:
«Nell’aprile del 1943 ero una ragazza di diciassette anni e a Palermo frequentavo il penultimo anno dell’Istituto magistrale. Mio padre, conduttore nelle ferrovie, era morto quando ero ancora piccola e io, ultima di cinque figli, potevo studiare grazie ad una borsa di studio. Quell’anno le condizioni di vita nella mia città si erano fatte insostenibili e addirittura drammatiche divennero dopo che, nel mese di aprile, Palermo fu ripetutamente e pesantemente bombardata dagli alleati, che ridussero a cumuli di macerie case, chiese, ospedali e altri edifici di pubblico interesse. Anche la mia scuola, per fortuna di notte, fu distrutta e per quell’anno non riaprì più. Io fui promossa con i voti del secondo trimestre e così non persi l’anno, ma niente riusciva a consolarmi perché avevo una fame terribile e i dolori dello stomaco vuoto mi tormentavano. I negozi erano tutti chiusi, non si poteva comprare più niente, si comprava solo al mercato nero, ma quello che si rimediava non era sufficiente a mamma per sfamare quattro figlie.

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