Forza donne, è arrivato Serafino il pescivendolo!

di Anna Caltagirone Antinori

Il mercato del pesce di Civitanova Marche in una foto d’epoca fornita dalla Fototeca comunale che vanta, nel proprio archivio, 100 mila immagini. Un grazie particolare da parte della coordinatrice del blog, Paola Ciccioli, al suo presidente Primo Recchioni e alla direttrice Francesca Iacopini (http://www.fototecacomunale.it/)

L’arrivo nelle Marche dalla Sicilia durante la guerra, il diploma da maestra, le scuole di campagna, gli alunni scalzi, le amiche, “i personaggi” di un piccolo paese. Oggi, grazie ai ricordi di Anna Caltagirone Antinori, rivive anche il rito del pescivendolo che porta la sua merce alle famiglie dell’entroterra.

Sono rimasta con la famiglia a Convento di Urbisaglia circa dieci anni e ho avuto tempo per conoscere le persone del posto e quelle di passaggio. Fra queste ultime c’era un personaggio di nome Serafino: un giovane robusto, sempre abbronzato, con i capelli neri e ricciuti. Era un “marinaro” di Civitanova Marche, con altri soci era proprietario di un “barchetto” da pesca e si guadagnava da vivere vendendo il pescato nei paesi dell’interno. Due o tre volte la settimana portava il pesce fresco ai ristoranti di Sarnano. Finito il giro, se gli rimaneva del pesce invenduto, lungo la via di ritorno faceva sosta nella piazzetta antistante il Ricovero, con una trombetta annunciava il suo arrivo e le donne uscivano per comprare il pesce a poco prezzo.

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Mandorle, “pizzini” e indipendenza

di Angela Giannitrapani

Tripudio di sapori e colori nella pasticceria di Maria Grammatico a Erice. https://www.facebook.com/pasticceriamariagrammatico/ «Quando andavo per uffici a richiedere i vari permessi, gli impiegati mi dicevano che a quelle come me avrebbero schiacciato i mozziconi di sigarette sulla pelle», ha raccontato Maria Grammatico ad Angela Giannitrapani, ripercorrendo tutte le tappe della sua avventura professionale, coronata dall’apertura di una scuola di pasticceria

Nella prima parte del reportage da Erice, in Sicilia, Angela Giannitrapani ci ha guidati fino alla pasticceria di Maria Grammatico. Che ora ci racconta la sua storia e il suo lavoro.

Maria nasce nel dicembre del 1940 nella frazioncina di Ballata, sul pendio del monte Erice. È la prima di sei figli, tra sorelle e fratelli. La guerra si fa sentire anche con la fame, una gran fame che lei ricorda ancora. Quando il padre muore ha undici anni. La madre Antonina è incinta di due mesi della sesta figlia e trova lavoro come lavandaia. Ma questo non basta a salvarli dagli stenti e così la donna è costretta a chiamare a consiglio le due figlie più grandi, Maria e la sorella di sette anni. Con tutta la tenerezza di cui è capace, dice loro: «Vedete, figlie mie, non riusciamo più a mangiare. Per quanto lavoro, il guadagno non basta. Non c’è altra soluzione: se volete sopravvivere dovete andare dalle monache».

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Ritorno alla casa del padre

Testimonianza di Alessandro Quasimodo

raccolta da Paola Ciccioli

Il Premio Nobel Salvatore Quasimodo nei ritratti e nei cimeli conservati nel Parco letterario a lui dedicato a Roccalumera, in provincia di Messina. Il figlio del poeta Alessandro Quasimodo collabora assiduamente con i fratelli Sergio e Carlo Mastroeni, promotori dell’istituzione culturale che custodisce la memoria del percorso esistenziale dell’intellettuale siciliano. Nel mese di agosto si terrà la cerimonia di assegnazione ad Alessandro Quasimodo della cittadinanza onoraria di Roccalumera (http://www.parcoquasimodo.it/)

Dietro le quinte degli eventi ufficiali ci sono gesti privati altrettanto significativi. A questa categoria appartiene la decisione di Salvatore Quasimodo di andare ad abbracciare il padre Gaetano a Roccalumera, in Sicilia, subito dopo aver ricevuto il Premio Nobel a Stoccolma. Non lo aveva più visto da quando, giovanissimo, se n’era andato lontano per inseguire il sogno – realizzato – di essere poeta.

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Quella notte a Siracusa: madre e figlio in carrozzella dai Vittorini

Testimonianza di Alessandro Quasimodo

raccolta da Paola Ciccioli

L’attore e regista Alessandro Quasimodo festeggia oggi, 22 maggio, il suo compleanno. In questa bellissima immagine è un bambino biondo in braccio alla mamma Maria Cumani alla quale è stato sempre molto vicino, specie nel difficile momento in cui la danzatrice e poetessa decise di separarsi dal marito, il poeta Salvatore Quasimodo (foto da https://www.facebook.com/mariacumani/?fref=ts)

Gennaio, le 11 di sera. Freddo e buio. Mamma e io siamo su una carrozzella che avrebbe dovuto portarci a casa Vittorini. E invece ci troviamo di fronte al cancello del Parco archeologico. «Lei ha detto l’orecchio di Dionìsio». «No, no: Riviera di Dionìsio il Grande, le avevo chiesto di portarci al numero 82 di Riviera Dionìsio il Grande». Mia madre protestava con il conducente: «ma si immagini se lascio qui mio figlio. E dove lo faccio dormire?». In effetti, il percorso in carrozzella dalla stazione era stato piuttosto lungo, e anch’io mi ero chiesto come mai così tanta strada.

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Le bombe su Palermo e Macerata, in mezzo «il destino di una ragazza salvata dallo stomaco vuoto»

di Eliana Ribes

Anna Caltagirone Antinori in una foto della giovinezza a Cupra Marittina, nelle Marche. Eliana Ribes, accogliendo la sollecitazione di Paola Ciccioli, è andata a trovarla nella sua casa di Macerata e ha poi trascritto per il nostro blog i suoi straordinari ricordi

Ho rivisto Anna Caltagirone Antinori dopo quasi 50 anni. Sono stata spinta dal desiderio di chiedere a lei, che con tanta efficacia aveva descritto il suo lavoro di maestra svolto per 41 anni in provincia di Macerata, qualcosa sul legame che nella sua vita aveva unito la Sicilia alle Marche, perché dal profilo Facebook risulta essere “di Palermo”. Ne è venuto fuori un racconto incredibilmente interessante, perché la sua piccola storia individuale si è intrecciata con la grande storia, quella che si studia sui libri: il bombardamento di Palermo, lo sbarco degli alleati, l’Italia divisa in due, l’armistizio dell’8 settembre.
Ed io le parole che ho ascoltato da lei, dopo averle fatte mie e rielaborate, gliele restituisco, perché non c’è niente di più efficace per descrivere la sua vita che “ascoltarla” direttamente dalla sua voce:
«Nell’aprile del 1943 ero una ragazza di diciassette anni e a Palermo frequentavo il penultimo anno dell’Istituto magistrale. Mio padre, conduttore nelle ferrovie, era morto quando ero ancora piccola e io, ultima di cinque figli, potevo studiare grazie ad una borsa di studio. Quell’anno le condizioni di vita nella mia città si erano fatte insostenibili e addirittura drammatiche divennero dopo che, nel mese di aprile, Palermo fu ripetutamente e pesantemente bombardata dagli alleati, che ridussero a cumuli di macerie case, chiese, ospedali e altri edifici di pubblico interesse. Anche la mia scuola, per fortuna di notte, fu distrutta e per quell’anno non riaprì più. Io fui promossa con i voti del secondo trimestre e così non persi l’anno, ma niente riusciva a consolarmi perché avevo una fame terribile e i dolori dello stomaco vuoto mi tormentavano. I negozi erano tutti chiusi, non si poteva comprare più niente, si comprava solo al mercato nero, ma quello che si rimediava non era sufficiente a mamma per sfamare quattro figlie.

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La grande Storia nei diari di un padre

Oggi è stata una giornata speciale per la nostra amica Angela Giannitrapani. In Sicilia, nella sua Marsala e con tutti gli onori che lei e il suo lavoro meritano, è stato presentato il libro “Quando cadrà la neve a Yol. Prigioniero in India”, pubblicato ad aprile da Andrea Giannasi editore. Basato sui diari di prigionia del padre di Angela, il romanzo racconta del ritorno in luoghi di “mortificazione”, “rabbia” e pane “ammuffito durante i periodi delle grandi piogge”.

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Era d’estate

di Maria Falcone con Francesca Barra*

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La lapide nell’isola dell’Asinara, in Sardegna, dove i magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino vennero trasferiti nel 1985 perché minacciati dalla mafia. A quel periodo di isolamento è dedicato il film “Era d’estate” di Fiorella Infascelli, in programma sabato 5 marzo allo Spazio Oberdan di Milano nella prima giornata del Cinema Italiano Festival

Così accadde. Il 28 luglio 1985 fu ucciso proprio Beppe Montana, mentre passeggiava con la fidanzata a Santa Flavia, il giorno prima di partire per le ferie. In quel momento Ninni Cassarà capì che il prossimo sarebbe stato lui. «Dobbiamo convincerci che siamo uomini morti che camminano» ebbe a dire.

E infatti, il 6 agosto 1985, gli spararono sotto casa. Duecento colpi di kalashnikov. Il primo a morire non fu lui, bensì l’agente di scorta Roberto Antiochia. Cassarà sarebbe caduto pochi secondi più tardi mentre correva, ferito, sulle scale di casa. Successe sotto gli occhi della moglie e della figlia che gli si stavano precipitando incontro.

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