“Personagge”: in un neologismo la moltitudine di ogni singola donna

di Roberta Mazzanti e Silvia Neonato*

Personagge è una parola che non passa inosservata. Anche oggi – trascorsi quattro anni dal convegno della Società Italiana delle Letterate (SIL) che ha proposto in modo articolato le personagge sia all’attenzione critica, sia alle creatrici delle figure femminili protagoniste della letteratura e delle altre forme di narrazione culturale, proposta che mirava ad accreditarle anche nel linguaggio corrente -, questo neologismo non ha perso la valenza provocatoria e insieme euristica, tanto fertile di sviluppi nel campo degli studi letterari.

«Chiamiamole personagge e facciamola finita!»: l’intuizione fu di Maria Vittoria Tessitore, durante una riunione del direttivo SIL in carica nel biennio 2009-2011. Si poneva allora per la prima volta in modo sistematico una questione già affrontata nelle riflessioni collettive che avevano cercato di mettere a fuoco un tema nodale – e non più rimandabile – nell’ambito delle ridefinizioni che la SIL andava operando fin dai suoi inizi sul corpus delle scritture femminili.

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Baby boomers

di Chiara Volpato

Vorrei parlare di un libro che ho letto negli ultimi tempi e che mi è stato segnalato da Adriana Chemello, profonda conoscitrice della scrittura femminile, alla quale ha dedicato l’impegno di una vita. Non si tratta di un libro recente, è stato pubblicato nel 2003, ma è un libro che mi pare importante segnalare perché parla di donne della realtà, che raccontano il loro percorso biografico e politico, convinte – come afferma Rosy Braidotti – che il femminismo costituisca un’eredità senza testamento, la cui trasmissione è un progetto aperto, vitale e critico che riguarda tutte noi. Continua a leggere