La mia tesi di laurea, i sogni audaci e io siamo stati premiati

di Rosalba Griesi

Rosalba Griesi

Rosalba Griesi

Ogni nuvola prima o poi si dissolve in pioggia, oppure un vento passeggero la soffia via. Dalla mia, un bel momento, ho deciso di scendere, per lasciarla andare incontro al suo destino. Ricordate? La nuvoletta sulla quale mi ero posata dal giorno della mia laurea. Sentivo che era giunto il momento di agire.

«Ai miei sogni, a quelli realizzati a quelli che verranno come la neve d’inverno come il raggio stizzito a primavera», scrivevo sulla prima pagina della tesi. E la primavera era ormai inoltrata, e i miei progetti scalpitavano! Ripensavo al mio lavoro finale, per l’appunto, all’argomento trattato, che mi dischiudeva un mondo che da sempre mi ha affascinato, che da sempre ho desiderato conoscere. L’incanto antico, di genti e terre lontane, dispersi nella notte dei tempi, quella misticità, quei colori sgargianti, capaci di scandagliare il mistero della vita che è, in fondo, in ognuno di noi, nell’essere uomo. Avevo intrapreso un viaggio nel viaggio, quello dalla Tradizione sino ai giorni nostri. Il viaggio infinito dell’uomo che si ripete nelle vite di ognuno, che siano cicli, di ere o di samsara, ossia rinascite.

Donne indiane davanti ai Taj Mahal

Donne indiane davanti ai Taj Mahal

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Sto sulla nuvoletta da due mesi (e più non mi riesce di scendere)

Rosalba Griesi il 25 marzo 2014, giorno in cui si è laureata in Lettere Moderne all'università degli studi della Basilicata

Rosalba Griesi il 25 marzo 2014, giorno in cui si è laureata in Lettere Moderne all’università degli studi della Basilicata

di Rosalba Griesi

Sto sulla nuvoletta da due mesi e più e non mi riesce di scendere. Da quassù è tutt’altra cosa, i contorni sono netti, i colori nitidi. Non c’è traffico, non ci sono scontri: tutto fila liscio come olio. Malumori? Non se ne vedono. Amarezze? Nemmeno l’ombra… soltanto qualche nuvola più grande della mia, ma fugace, passeggera.

Rivedo lo sguardo del presidente della Commissione di laurea, che d’improvviso si leva dalle scartoffie e tra lo stupito-ammirato, perfino compiaciuto, constata che trattasi di signora candidata e non signorina. Rivedo un altro sguardo, quello di un professore che per tutto il tempo smanetta su un notebook, levarsi interessato verso quella insolita signora dai capelli rossi e ricci che sta disquisendo.

Insomma, cara Paola, mi chiedo come mai la mia laurea abbia suscitato tanto scalpore, e chissà perché…

Io sono abbastanza rilassata e decisa a vuotare il sacco sul Ramayana e Kaikeyi, l’affascinanate e intrigante regina indiana. Chiedo infine di declamare alcuni dei versi del poema che ho tradotto per la mia tesi. In effetti vorrei rendere piacevole questo momento accademico… troppo accademico direi, tanto da appensantire l’entusiasmo generale. Continua a leggere