L’Associazione Donne della realtà chiama a raccolta i propri sostenitori

di Paola Ciccioli

Si assomigliano nel nome ma, attenzione, non sono la stessa cosa. Camminano ciascuno sul proprio specifico sentiero: il primo si è conquistato “palmo a palmo” spazio e autorevolezza, la seconda ha un avvenire da costruire con caparbia e gioiosa determinazione.

Mi riferisco al blog di Donne della realtà e all’Associazione Donne della realtà. Il blog è nato nel settembre del 2009 – quanto tempo! – quando i media avevano raggiunto il picco dell’infestazione da immagini e contenuti oltraggiosi nei confronti del genere femminile. Informazione e politica avevano formato un blocco unico (soltanto in apparenza rimosso) e le redazioni finite nell’anestesia della volgarità e del conformismo. Così, ascoltando in primo luogo il richiamo deontologico, ho contattato altre giornaliste e insieme abbiamo cercato di mobilitare chi i giornali li fa, nella convinzione che spetta proprio ai professionisti della comunicazione dover dire “no” e prendere le distanze quando le “linee editoriali” diventano veicoli di disvalori pericolosi e di bugie.

Scorrere le nostre annate significa fare un ripasso della non onorevole storia del giornalismo e della pubblicità italiani dal punto di vista delle donne. Le stesse alle quali abbiamo deciso di passare poi la parola e che adesso sono diventate le protagoniste, insieme con padri, mariti e figli, di questo nostro amatissimo contenitore di idee, riflessioni, passioni, curiosità. Vita.

Qualche mese fa, esattamente il 17 settembre 2015, per gemmazione è nata l’Associazione donne della realtà che non ha fini di lucro e che per statuto «ha lo scopo di promuovere ogni iniziativa possibile per la piena valorizzazione delle capacità espressive di bambine, bambini e adulti di ogni età, provenienza e ceto sociale, superando gli ostacoli e la scarsa attenzione tipici dei mezzi di informazione e comunicazione tradizionali».

La presiedo io e il vice presidente è il collega Lorenzo Di Palma, mentre nel ruolo di segretaria ho voluto coinvolgere Mariagrazia Sinibaldi*: il destino ha deciso di farci conoscere grazie a uno dei miei lavori sul tema che da sempre mi appassiona – la ricchezza della vecchiaia – , poi lei ha imparato a usare il computer, ha riscritto (è il caso di dire) la sua vita grazie a questo blog e io ora pubblicherò un libro con i suoi racconti.

Ed eccoci al punto: l’Associazione Donne della realtà chiama  a raccolta tutte le persone che ci apprezzano e ci seguono e chiede un segno concreto di riconoscimento del nostro ruolo e del nostro lavoro.

Abbiamo aperto un conto in Banca Prossima e questo è nostro il codice Iban: IT15 B033 5901 6001 0000 0142 267. Qui potete versare la quota di iscrizione all’Associazione (il minimo è 10 euro), fare donazioni, aiutarci a coprire le spese che abbiamo sostenuto (700 euro soltanto per il notaio) e dare l’indispensabile supporto ai progetti che intendiamo realizzare.

Gli aggiornamenti sull’attività dell’Associazione verranno dati in totale trasparenza su questo blog ma ci siamo già attrezzati per avere uno spazio sul web ancora più grande e bello e ricco.

Grazie.

*Il ruolo di segretaria dell’Associazione Donne della realtà è attualmente ricoperto da Erica Sai.

AGGIORNATO IL 18 SETTEMBRE 2017

Nel video di Luca Bartolommei, la prima festa organizzata dall’Associazione nel cortile di via Guglielmo Pepe, 16, a Milano, il 22 giugno 2017.

Aridatece la pipì rosa e blu. Ovvero: “dittatura del gender” e pannolini

di Roberta Valtorta

Lei penserà a farsi bella, lui a fare goal.

Lei cercherà tenerezza, lui avventure.

Lei si farà correre dietro, lui invece ti cercherà.

Così piccoli e già così diversi. Allora perché usare gli stessi pannolini?

La rivoluzione Huggies: Bimba e Bimbo. L’unico pannolino progettato sulle loro differenze. 

Questo lo spot dei nuovi pannolini progettati da Huggies.

Maschi e femmine sono anatomicamente differenti, su questo non ci piove, ma la domanda mi sorge spontanea: perché accostare un’innegabile diversità biologica con un inutile elenco di differenze che di geneticamente determinato hanno ben poco? Continua a leggere

Il grande business della pubblicità: una città sessista dentro Milano

di Donatella Martini

Donatella Martini intervistata durante un flash mob davanti alla sede Rai di Milano

Donatella Martini intervistata durante un flash mob davanti alla sede Rai di Milano

Rompo gli indugi e dico senza mezzi termini la mia. Contro la pubblicità sessista il Comune di Milano non ha fatto quel che doveva. Non voglio apparire come una guastafeste, né assumere un atteggiamento ipercritico. Intendo spiegare, dati alla mano, perché sono scoraggiata. E il verbo scoraggiare non rende appieno la mia posizione di presidente dell’associazione DonneinQuota, impegnata su questo fronte dal 2008, a partire dalla pubblicazione della Risoluzione del Parlamento Europeo sull’impatto del marketing e della pubblicità sulla parità tra donne e uomini (2038/2008).
Oggi la sensibilità dell’opinione pubblica è cambiata ed è più attenta a questi temi. Lo dimostra l’ultimo caso che ha fatto recentemente discutere (e meno male): quello della pubblicità Sant’Anna, con cui sono stati tappezzati i mezzi pubblici della città con tanto di succo di frutta associato alla gigantografia del sedere di una ragazza. Ma anche la campagna contro la pubblicità sessista che il Presidente dell’Art Directors Club Italiano (ADCI), il pubblicitario Massimo Guastini, ha lanciato nel 2013 e che in breve tempo ha raccolto decine di migliaia di firme.

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Ico Gasparri: “Ecco perché ho lasciato il tavolo contro la pubblicità sessista”

Di seguito il testo della lettera inviata dal fotografo, che ha anticipato di decenni l’analisi critica della cartellonistica stradale, alle componenti dell’organismo istituito dal Comune di Milano.

“Care amiche,
vi scrivo per comunicarvi la mia decisione di lasciare il tavolo istituito dal Comune di Milano contro la pubblicità sessista. Gli accadimenti che hanno portato a questa mia – non certo concepita a cuor leggero e non senza dolore – sono molteplici; li nomino in ordine sparso ma sono tutti per me ugualmente significativi ed espressione del mio punto di vista sempre e comunque aperto al futuro confronto Continua a leggere

Lettera a Bruno Manfellotto (direttore dell’Espresso)

Gentile Dott. Manfellotto,
in risposta alle critiche che alcune donne le fecero su “L’Altra Copertina” del novembre scorso, che mostrava un servizio sull’influenza illustrato da una donna mezza nuda in posizione sexy, lei scrisse:
“Da che mondo è mondo nell’arte, nel cinema, nel teatro, nella poesia l’immagine della donna è sempre segno di serenità e vitalità. Non c’è nulla di cui scandalizzarsi, l’importante è muoversi sempre nell’ambito dell’eleganza, del buon gusto e del rispetto per il mondo femminile. E così mi sembra che sia stato.”
“Sono direttore dell’Espresso da poco un anno e mezzo e sono sempre stato molto attento a non strumentalizzare l’immagine femminile: provi a ripercorrere le 75 mie copertine e altrettante “Altra copertina” dell’Espresso e ne avrà la conferma: non si arriva alle dita di una mano.”

Le chiediamo oggi:
1) anche il sedere in bella mostra dell’Altra Copertina di venerdì 17 febbraio, pezzo di donna senza volto e identità che introduce un articolo sui test medici, è segno di serenità e vitalità? Continua a leggere

Le ragazze di Milano han passo di pianura

di  Ileana Alesso

Le ragazze di Milano han passo di pianura“, diceva una bella canzone di qualche anno fa di Ivano Fossati. Se fosse possibile, con pochi e sobri aggettivi fare un bilancio di questa fine d’anno, magari insieme a proiezioni sul futuro prossimo, potremmo dire che si chiude con laboriosità, intelligenze e speranza. Qualcosa è cambiato e qualcosa sta cambiando con passo calmo e finora costante a sei mesi dall’esito elettorale che ha portato Giuliano Pisapia a divenire Sindaco di Milano promettendo di adoperarsi per attuare la democrazia paritaria e a Continua a leggere

«Spot della Bundchen? E’ sessista»

Accuse alla reclame di una marca di lingerie. Polemiche in Brasile.

Il governo della presidente Dilma Rousseff ha chiesto che sia ritirato lo spot in cui la modella brasiliana Giselle Bundchen compare in lingerie per reclamizzare la biancheria intima di un’impresa locale. Continua a leggere