«Giorno dopo giorno: parole maledette e il sangue»

di Salvatore Quasimodo

Dunque davvero i poeti sono dei veggenti? A leggere questa poesia del Premio Nobel per la Letteratura, inserita nella raccolta “Giorno dopo giorno” del 1947, sembra proprio di sì.

Dedichiamo questi versi di Salvatore Quasimodo a tutte le persone che hanno perso la vita durante le migrazioni e in particolare a quelle bambine e a quei bambini per i quali non è neppure possibile, per usare le parole del poeta, alzare «tombe in riva al mare». Secondo le stime dell’Unicef, soltanto nel 2017 «oltre 400 bambini sono morti nel tentativo di compiere il viaggio sulla rotta del Mediterraneo centrale, dalla Libia all’Italia, mentre in migliaia sono stati vittime di abusi, sfruttamento, schiavitù e detenzione mentre transitavano attraverso la Libia» (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/unicef-nel-2017-morti-in-mare-400-bambini)

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“Death seed”, il seme della morte

a cura di Luca Bartolommei*

«Almeno 58 civili siriani sono morti per un attacco in cui si sospetta siano state usate armi chimiche. Il raid aereo è avvenuto nella città di Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, in una zona controllata dai ribelli. Lo dichiara l’ong Osservatorio siriano per i diritti umani, che accusa il governo siriano o quello russo di aver condotto i bombardamenti. Tra le vittime ci sarebbero anche undici bambini» (http://www.internazionale.it/) (foto da http://www.bbc.com/)

21st CENTURY SCHIZOID MAN

Cat’s foot iron claw
Neuro-surgeons scream for more
At paranoia’s poison door.
Twenty first century schizoid man.

Blood rack barbed wire
Politicians’ funeral pyre
Innocents raped with napalm fire
Twenty first century schizoid man.

Death seed blind man’s greed
Poets starving, children bleed
Nothing he’s got he really needs
Twenty first century schizoid man.

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