Ritorno alla casa del padre

Testimonianza di Alessandro Quasimodo

raccolta da Paola Ciccioli

Il Premio Nobel Salvatore Quasimodo nei ritratti e nei cimeli conservati nel Parco letterario a lui dedicato a Roccalumera, in provincia di Messina. Il figlio del poeta Alessandro Quasimodo collabora assiduamente con i fratelli Sergio e Carlo Mastroeni, promotori dell’istituzione culturale che custodisce la memoria del percorso esistenziale dell’intellettuale siciliano. Nel mese di agosto si terrà la cerimonia di assegnazione ad Alessandro Quasimodo della cittadinanza onoraria di Roccalumera (http://www.parcoquasimodo.it/)

Dietro le quinte degli eventi ufficiali ci sono gesti privati altrettanto significativi. A questa categoria appartiene la decisione di Salvatore Quasimodo di andare ad abbracciare il padre Gaetano a Roccalumera, in Sicilia, subito dopo aver ricevuto il Premio Nobel a Stoccolma. Non lo aveva più visto da quando, giovanissimo, se n’era andato lontano per inseguire il sogno – realizzato – di essere poeta.

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«Non toccate i morti, così rossi, così gonfi»

di Salvatore Quasimodo*

MILANO, AGOSTO 1943

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.

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