I gioielli segreti della nonna che nascondeva il viso sotto il fazzoletto

di Eliana Ribes

“La raccolta di fascine – Segheria campo Rossignolo”: ecco uno dei 50 scatti della mostra “La guerra negli occhi, la guerra nel cuore”, allestita a partire da sabato 16 settembre 2017 nel foyer dello Spazio Oberdan di Milano dalla Fondazione Cineteca Italiana che alla Grande Guerra dedica anche una rassegna con 5 lungometraggi e due documentari (http://www.cinetecamilano.it/rassegna/la-guerra-negli-occhi-la-guerra-nel-cuore)

Quand’ero piccola avevo due nonne, come tutti. Una, la madre di babbo, abitava con me, l’altra, la madre di mamma, stava di fronte a casa mia, dall’altra parte della strada. Si chiamavano tutte e due Maria; io, per distinguerle, la prima la chiamavo nonna Longhèna, la seconda nonna Lizzirina.

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La dolcezza di Eliana, una eccezione in questi tempi tormentati

di Mariagrazia Sinibaldi

cologno

Sabato 3 dicembre 2016, presentazione di “È come vivere ancora” nella Biblioteca civica di Cologno Monzese. Da sinistra: Marilena Cortesini, direttrice della Biblioteca, Eddo Ferrarini, volontario del progetto “Nessuno escluso”, Mariagrazia Sinibaldi, nostra blogger e autrice del libro, Paola Ciccioli, presidente dell’Associazione Donne della realtà (lo scatto è di Francesco Cianciotta)

Mia cara Eliana,

quando lei nasceva e si agitava piccola piccola nella culla, io mi iscrivevo all’università, avevo e avevo avuto i miei giovani corteggiatori, e mi preparavo ad entrare nel mondo dei “grandi”. Diciotto anni sono tanti e io dall’alto dei miei (quasi) 83 mi permetto di darle del tu e desidero che anche tu lo faccia. Considerami, ti prego, non come una mamma (le mamme non si toccano) ma come una (ormai) vecchia zia.

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Tutti intorno a Monica con la forza delle idee e la fantasia

di Angela Giannitrapani

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La giornalista Monica Lanfranco, al centro davanti al grande camino, insieme con gli ospiti accolti nella sua “Altradimora”. A destra si intravedono la scrittrice Angela Giannitrapani, autrice di questo post, e il marito Giampiero Masi

Cosa succede quando un gruppo di persone si ritrova in un antico casolare in mezzo alla campagna piemontese, in provincia di Alessandria? È facile averne un’idea andando a visitare il sito www.altradimora.it oppure partecipando ad uno degli incontri organizzati dalla padrona di casa Monica Lanfranco.

A me è successo qualche settimana fa. La cosa era stata organizzata per accogliere una nuova realtà editoriale, Anankelab, per parlare di donne, per conoscersi e confrontarsi con persone e gruppi che lavorano contro gli stereotipi e a favore di una società sempre più ampia ed accogliente. Monica, che dimostra dieci anni di meno di quelli dichiarati e che sembra averne dieci di più per le esperienze professionali e culturali che ha, è una donna che dilata la giornata e la vita seguendo tutte le sue attività, che a grappolo ne generano altre. Ma non sembra soffrire la fatica. Elisa Santini, responsabile di Anankelab, è una giovane editrice e imprenditrice che moltiplica creatività e intraprendenza, coniuga relazioni umane e strumenti digitali. Con due persone così gli ospiti potrebbero passare per un pubblico necessario alle altre due. Non è stato così. Non per me, almeno. Non mi addentro oltre nel profilo e nelle attività delle due donne, rimandando voi, se volete, a farlo. E resto sul pubblico.

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Le rughe del tempo si specchiano nella pelle liscia della giovinezza

di Erica Sai*

Erica si specchia nella nonna Rosina (foto di Matteo Cozzi)

Erica si specchia nella nonna Rosina (foto di Matteo
Cozzi)

«Ericaaa… c’è un concorso in Bicocca! Primo premio 1000 euro!!!». Ebbene sì, bisogna dirlo, è iniziato tutto così. Un messaggio di Matteo mi informava di un concorso fotografico nella nostra università, con premio annesso. Poi ci siamo appassionati anche al tema del concorso, intendiamoci, ma non si può nascondere che in principio quei mille euro hanno avuto il loro ruolo nel solleticare la nostra curiosità. Continua a leggere

Numerologia dei piedi

Dal blog segmenti di Margherita Rinaldi

Scarpe preziose previenti dal Museo Stibbert di Firenze: saranno esposte al Museo del tessuto di Prato nell’ambito della mostra “Il capriccio e la ragione. Eleganze del Settecento europeo”, in programma dal 14 maggio 2017 al 29 aprile 2018. Queste scarpe italiane risalgono al 1760-1770 (Gros de Tours liseré broccato, in seta, filo d’oro e d’argento, frisé e lamellare con tacco a rocchetto e punta arrotondata. Fodera in lino, calcagno e sottopiede in pelle di capretto, suola e sottotacco in cuoio) http://www.museodeltessuto.it/settecento/

Come la capisco, Maria Grazia Sinibaldi*, così affezionata al suo numero 38. L’ho sempre pensato anche io: il 38 è il numero delle scarpe chic. E io di scarpe me ne intendo. Ho un’esperienza che viene da lontano, e che mi sono conquistata sul campo.

Ho cominciato da piccola, con i racconti di mia nonna: “Avevamo – mi diceva spesso con un’espressione didascalica sul viso – un paio di scarpe che dovevano durare per tutte le stagioni. Te le facevano fare in crescenza, così che il primo anno c’era spazio per più di una calza di lana d’inverno e d’estate sembravano ciabattoni. Poi diventavano giuste. Nel frattempo si erano già sfondate più volte e si era provveduto a risuolarle alla bell’e meglio, per farle durare fino alla loro ultima stagione: l’ultima estate, quando, ormai troppo corte, venivano tagliate in punta e indossate con le dita di fuori”.

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Sottane e poesia

di Antonella Compagnucci*

angelo-radice

Macchina per cucire, stoffe, attenzione. La foto è di Angelo Radice che l’ha postata su Facebook il 20 dicembre 2016. «Queste mani sempre al lavoro…», ha scritto e lui queste mani laboriose le conosce bene perché sono della madre novantacinquenne Margherita Adalgisa Valsecchi

Gentile direttore Andrea Giampietro,

la ringrazio infinitamente per l’invito che mi ha rivolto nel disquisire un tema tanto insolito, quanto importante, titolato: sottane e poesia.

In verità sono stata molto indecisa nell’ accettare o meno tale incarico, poiché un tema del genere presuppone un pubblico particolare, pratico di cose appartenenti ormai  a epoche remote. Occorre anche un pubblico capace di discriminare il significato delle parole, che non cada in facili accostamenti  che mi lascerebbero l’amaro in bocca.

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