Etichette e gentilezza per i nonni che si smarriscono in casa

di Sandrine Lavallé

“Cara Nonna”, testo di Sandrine Lavallé, illlustrazioni di Carlo Schneider (http://www.alzheimer.it/cara.htm)

Che bello oggi! I maestri sono in sciopero. Hanno deciso di non fare lezione. Allora, visto che Papà e Mamma lavorano, Daniela e io passiamo tutta la giornata dai nonni. È una bellezza andare da loro perché facciamo sempre un sacco di cose.

Prima di tutto, dobbiamo fare colazione per prendere delle forze. Il Nonno ce lo ripete sempre. La Nonna non vuole mangiare niente. Se ne sta in piedi e cammina intorno alla tavola. Guarda diritto davanti a lei come se non ci fossimo, come se non ci vedesse. Alle volte, la Nonna non fa più attenzione alle persone che le stanno intorno. E’ come se fosse in un altro mondo. Almeno, è quello che ci dice sempre il Nonno. Ma se la Nonna è strana, è colpa della sua malattia.

Dopo colazione, ci prepariamo per una passeggiata. Daniela si occupa della Nonna. L’aiuta a indossare il soprabito e le dà la mano. Io, invece, me ne sto col Nonno. Adoro le passeggiate. Il Nonno mi insegna cose nuove sugli alberi e sugli insetti. È davvero fantastico. Alla fine della passeggiata, quando arriviamo a casa dei nonni, la Nonna ha un comportamento strano.

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«La mia giornata ha un senso anche se vedo soltanto girare il sole»

di Eliana Ribes

Lida Bullorini Ribes in una intensa immagine della sua gioventù a Maestà di Urbisaglia. Anche adesso, che ha 94 anni, vive nel piccolo centro marchigiano dove è nata, come ha raccontato ieri la figlia Eliana e come leggiamo in questa seconda parte della sua storia (immagini dall’archivio privato della famiglia dell’autrice del post)

Adesso che anche tutti i nipoti sono cresciuti ed è diventata bisnonna, mia madre attende alle cose che gli anni, novantaquattro, e la salute le permettono di fare. Cura, nella bella stagione, il piccolo giardino e la pulizia del cortile, cucina, segue i programmi televisivi a lei più congeniali, un po’ legge e un po’ cuce o lavora a maglia. La coltivazione dell’orto le è stata vietata da noi figli perché la zappa e la vanga non giovano certo alla sua schiena e le procurano sbandamenti di testa; lei, però, a cipolle, agli, sedani, e altre erbe aromatiche non rinuncia e quest’anno ha trasferito le piantine in una striscia di terra adiacente al muro di casa , di cui sorveglia la crescita dalla finestra della cucina. Qualche colpo di testa, veramente, ogni tanto lo fa, come quando d’estate non resiste alla tentazione di cogliere i fichi maturi salendo sulla pianta con una lunga scala, con il pericolo di rompersi l’osso del collo o, più probabilmente, il femore. In quel periodo, allora, è meglio batterla sul tempo, raccoglierli tutti e farne piazza pulita, perché nemmeno le minacce più severe servono a dissuaderla dal piacere di quella operazione fatta in prima persona, con cui ha sempre accontentato parenti e amici.

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Canzone per Rita

di Erica Sai

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L’immagine è tratta dal video di “Canzone” di Lucio Dalla, citata da Erica Sai in questo ricordo familiare di Rita Barozzi, morta tre giorni fa a 102 anni (il brano è contenuto nell’album “Canzoni” del 1996)

Rita è morta. Poco fa, sì. Aveva 102 anni, quasi 103 perché li avrebbe compiuti all’inizio di maggio; il 4 per la precisione, proprio come Lukas (il mio quasi nipotino) che invece ne farà due. Non ero lì, però secondo me è morta come è vissuta: senza “disturbare”.

Rita era una parente dal mio ramo paterno, cugina di mio nonno Valente; il nonno che non ho conosciuto perché è morto troppo presto, troppo anche per mio papà che era solo un bambino. È stata madrina di battesimo di mio papà, per quanto ne so in passato erano stati tenuti abbastanza vivi i rapporti con mia nonna che raccontava qualche episodio. A quei tempi c’era anche Livia, una cugina che ha vissuto tutta la vita con Rita e che molti anni fa ha iniziato ad ammalarsi. Comunque, mia nonna non aveva un gran bel carattere, mal sopportava le pesantezze caratteriali di Livia, e non era una persona molto predisposta a tirare per le lunghe le relazioni di aiuto. È stata mia mamma ad entrare nella dinamica e prestare la sua mano. Con la spesa al supermercato, poi con i medici, con l’assistenza in generale. Da decenni possiamo ormai dire.

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Lettera alla nipotina della nonna Grande Ufficiale della Repubblica

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Una “spaziale” novità editoriale: http://www.scienzaexpress.it/ Rosa Oliva, meglio conosciuta come Rosanna, ha fondato la “Rete per la Parità” che tuttora presiede ed è stata nominata da Giorgio Napolitano Grande Ufficiale della Repubblica.

di Monica Marelli e Rosa Oliva*

Quando Irene arrivò davanti al portone, si alzò leggermente sulle punte e premette il pulsante del citofono. Salì le scale rapidamente, nonostante il pesante zaino sulle spalle.

La nonna Rosanna l’aspettava sulla porta: era appena tornata da una riunione in Comune, dove aveva discusso come ottenere l’apertura di un parco pubblico nel quartiere al posto di un centro commerciale.

L’assessore non la finiva più di parlare e Rosanna aveva temuto di non tornare a casa in tempo per accogliere la nipotina. Era in pensione ma il suo impegno per le questioni sociali era sempre presente nella sua vita. Così, dopo aver dato un bacio a Irene e averla aiutata a liberarsi le spalle dal pesante carico, le disse di andare subito a lavarsi le mani perché il pranzo era pronto.

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Una domenica nell’incanto di Nik e Hiske

di Adele Colacino

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Adele Colacino, che ha fornito anche le immagini di questo servizio, racconta una giornata piena di sorprese ed emozioni nel Musaba, il parco-museo di Mammola, in provincia di Reggio Calabria. In questa immagine, “Il sogno di Giacobbe”

Una domenica, trascorsa fuori di casa, mi ha fatto tornare il desiderio di condividere, scrivendo, le mie emozioni.

Quasi non chiedo informazioni sul giro che faremo, dopo un inverno trascorso in gran parte in casa per alcuni incidenti e accidenti che hanno liso pazienza e divano, esco per una escursione di gruppo.

Sarà una passeggiata di circa quattro ore, facile – dicono – per tutti, il gruppo esperto e preparato informa e consiglia bagaglio, vestiario, pranzo leggero al sacco.

Il mio piede sinistro e sinistrato di recente mi suggerisce di acquistare nuove scarpe e racchette di sostegno.

Si parte presto, ma sempre con la fatidica e consolidata mezz’ora di ritardo sull’ora prevista.

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In Romania per il battesimo del mio “quasi” nipotino. Con musica zingara, fango e tanta palinca

 Testo di Erica Sai – Foto di Franco Sai

Erica danzante

Erica Sai fotografata dal padre Franco mentre danza a Câmpulung la Tisa, in Romania, alla festa per il battesino del “quasi” nipotino Lucas Franco. Il bambino è il figlio di Alexandra, una signora rumena che in passato ha vissuto a lungo in casa della famiglia Sai ed è “quasi” una sorella per l’autrice di questo interessante reportage

Un fiume scuro si snoda, con due anse bellissime, tra colline intensamente verdi che sono quasi montagne. Questa è la prima immagine della Romania che sbuca dalle nuvole mentre stiamo atterrando all’aeroporto di Cluj Napoca.

Non ero mai stata in nessun luogo di questa nazione ed ero curiosa di vederla almeno un po’, ho preso volentieri le ferie per organizzare un breve viaggio qui insieme ai miei familiari. La destinazione è Câmpulung la Tisa, un posto abbastanza sperduto nelle vicinanze della città più grande Sighetu Marmaţiei, nel distretto del Maramureș. Siamo a due passi dal confine con l’Ucraina nella storica e famosa zona della Transilvania. La scelta non è casuale, andiamo qui per partecipare al battesimo del nostro quasi nipotino Lukas Franco. Alexandra è venuta a casa nostra per molti anni in passato, poi si è fidanzata con Alin, con lui ha avuto Madalin e Lukas e si è sposata. Insomma è quasi una sorella di fatto, anche se non di sangue, abita in Romania con tutti loro e si è mossa solo due volte negli ultimi anni, si sta configurando come più facile andare noi a trovarli una volta all’anno.

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Tutti intorno a Monica con la forza delle idee e la fantasia

di Angela Giannitrapani

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La giornalista Monica Lanfranco, al centro davanti al grande camino, insieme con gli ospiti accolti nella sua “Altradimora”. A destra si intravedono la scrittrice Angela Giannitrapani, autrice di questo post, e il marito Giampiero Masi

Cosa succede quando un gruppo di persone si ritrova in un antico casolare in mezzo alla campagna piemontese, in provincia di Alessandria? È facile averne un’idea andando a visitare il sito www.altradimora.it oppure partecipando ad uno degli incontri organizzati dalla padrona di casa Monica Lanfranco.

A me è successo qualche settimana fa. La cosa era stata organizzata per accogliere una nuova realtà editoriale, Anankelab, per parlare di donne, per conoscersi e confrontarsi con persone e gruppi che lavorano contro gli stereotipi e a favore di una società sempre più ampia ed accogliente. Monica, che dimostra dieci anni di meno di quelli dichiarati e che sembra averne dieci di più per le esperienze professionali e culturali che ha, è una donna che dilata la giornata e la vita seguendo tutte le sue attività, che a grappolo ne generano altre. Ma non sembra soffrire la fatica. Elisa Santini, responsabile di Anankelab, è una giovane editrice e imprenditrice che moltiplica creatività e intraprendenza, coniuga relazioni umane e strumenti digitali. Con due persone così gli ospiti potrebbero passare per un pubblico necessario alle altre due. Non è stato così. Non per me, almeno. Non mi addentro oltre nel profilo e nelle attività delle due donne, rimandando voi, se volete, a farlo. E resto sul pubblico.

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