La felicità del presente (ultimo giorno utile per parlare di neve)

Questa digressione personale della nostra esperta di stereotipi è un saluto al freddo e al libro È come vivere ancora (che Roberta cita), in cui abbiamo raccolto i post di Mariagrazia Sinibaldi, destinataria naturale dell’ultima manciata di copie cartacee rimaste del volume edito dall’Associazione culturale Donne della realtà. Chi vuole leggerlo, può comunque scaricarlo direttamente dal blog,  scorrete la colonna di destra, cliccate sulla copertina e seguite le istruzioni per l’acquisto della versione digitale: buona lettura. E buona primavera!

di Roberta Valtorta

La Madonna, il suo bambino, un mantello di neve: creazione di Vera Omodeo Salè. La foto è stata scattata con il cellulare da Luca Bartolommei il 2 marzo 2018 in un giardino fuori Milano

Mi hanno sempre detto che per vivere appieno la vita è fondamentale imparare a esserci nel presente: se si impara a concentrarsi su ciò che si sta facendo, nel momento stesso in cui lo si sta facendo, sarà più facile preoccuparsi di meno e sentirsi più felici. Mi hanno sempre detto così, ma io non ci sono mai riuscita. La tentazione del ricordo è sempre lì, a braccetto con la paura per l’avvenire: passato e futuro costantemente insieme, a interferire sul presente. Un disastro, insomma.

Io sono sempre stata una nostalgica, ma di quelle patologiche: una settimana fa, avevo appena rivisto quella persona; un mese fa, stavo preparando le valigie per quel viaggio; giusto un anno fa, avevo appena ricevuto quella notizia. Non sono tanto sicura che sia una cosa normale, ma penso di esserci nata così: inchiodata tra i ricordi come stile di vita.

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La nevicata dell’85 salvata dalla memoria (e dai traslochi)

Mariagrazia, al centro, in Olanda durante le festività natalizie

Mariagrazia, al centro, in Olanda durante le festività natalizie (foto di Francesco Cianciotta)

di Mariagrazia Sinibaldi

Il racconto che segue è stato scritto l’anno della grande nevicata, il 1985. In quel tempo vivevamo a Treviglio, facevamo i pendolari, e gli amici venivano a trovarci con lo spirito allegro di chi va in gita. Francesco e Luca stavano facendo il militare; Marco era riuscito a evitarlo. Avevo perso questo testo ma l’ho ritrovato (unico di tanti) in maniera un po’ inaspettata e lo trascrivo qui, sul computer, per non perderlo ancora, come, per via di traslochi, ho perso molte cose. CominciamoContinua a leggere