Proprio tu, Mara?

«Proprio tu, Mara?». Impossibile non interrogare la ministra per le Pari opportunità, Mara Carfagna, sull’annunciata decisione di dimettersi dall’incarico di governo, da parlamentare e da esponente del Pdl. Perché è proprio lei il simbolo, uno dei principali, di una certa politica al femminile promossa e imposta da Silvio Berlusconi. La bellezza, prima di tutto, meglio se accompagnata da precedenti tentativi di farsi strada nel mondo della televisione. Questo il prerequisito per essere accolta nell’inner circle del premier-tycoon e salire la scala del successo che, nell’era berlusconiana, si è confuso con l’assunzione di cariche politiche e di ruoli di responsabilità nella pubblica amministrazione. Il caso Carfagna va per questo seguito con grande attenzione e passo passo. Cominciamo col proporre l’articolo del vice direttore di Repubblica Massimo Giannini apparso oggi su Repubblica (Paola Ciccioli) Continua a leggere

La Presidente che non piace al Presidente

Stando alle cronache, di Giulia Bongiorno il presidente del Consiglio pare abbia detto più volte: «Toglietemela di torno». Fatto sta che la presidente della Commissione Giustizia, dovendo maneggiare una patata bollente come il disegno di legge sulle intercettazioni, si è conquistata la stima di molti (tranne uno, il solito). Ora che l’emendamento del governo al ddl Alfano rende pubblicabili le intercettazioni “rilevanti”, Massimo Giannini su Repubblica di oggi scrive: «La modifica alla legge proposta dalla presidente della Commissione Giustizia, la finiana Giulia Bongiorno, è convincente dal punto di vista culturale e procedurale». Ma lo stesso Giannini avverte: «Rimane l’impianto fortemente limitativo all’uso di questo prezioso strumento di investigazione e di raccolta delle prove, come confermano tutti i magistrati impegnati in prima linea persino nei reati contro le mafie, da Pietro Grasso ad Antonio Ingroia. Questo “danno”, enorme per la sicurezza del Paese e incalcolabile per la difesa della legalità, è stato ridotto. Ma in misura tuttora intollerabile per uno stato di diritto». Dunque, non abbassiamo la guardia. Di seguito l’articolo su Giulia Bongiorno scritto qualche settimana fa da Silvia Truzzi per Il Fatto. Continua a leggere