È una prostituta, dunque di “sua” proprietà: fogli e quotidiani italiani alla deriva

di Roberta Valtorta*

prostituta

L’autrice del post ha analizzato l’uso delle parole nelle cronache sull’omicidio di una prostituta

«Saranno stati il caldo oppure un’improvvisa tempesta ormonale, fatto sta che il ragazzino, incensurato e di buona famiglia, nel giro di poche ore è praticamente entrato a far parte del Guinness dei primati. A scatenare in lui quello che a tutti gli effetti è definibile come un raptus di follia sarebbero state le forme particolarmente gradevoli e accattivanti dell’adolescente, la prima ad essere stata adescata, che lui stesso ha definito «una fighissima, con la minigonna».

“Tenta di stuprare tre ragazze: «Erano belle…”, Il Giornale (1)

Questo è un esempio di ciò che è possibile trovare sui giornali che sfogliamo ogni giorno. Sempre più spesso, infatti, capita di leggere articoli che, nel descrivere un fatto di cronaca, altro non fanno che giustificare il carnefice colpevolizzando la vittima. L’immagine dell’uomo che ne traspare è così quella di un primitivo totalmente incapace di controllare i propri impulsi di fronte a una donna che, stando a quanto si legge, per il solo fatto di indossare una minigonna suscita reazioni “da stupro”. Ecco che allora la vittima del reato diventa, nella maggior parte dei casi, l’istigatrice e la responsabile della violenza. Partendo da queste osservazioni, il mio lavoro vuole analizzare il linguaggio utilizzato da alcuni quotidiani del nostro Paese, con lo scopo di rilevare il modo in cui viene presentata l’immagine della donna in relazione a un fatto di cronaca.

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L’operaia va in paradiso

di Silvia Truzzi
Novembre 2011, Pomigliano d’Arco. L’operaio Vernillo sta per cominciare il suo ménage notturno. L’accordo a tre turni sdogana anche quello che inizia alle 22. E lì alle 10 di sera in un lunedì autunnale, come spiegato in un “reportage dal futuro” sul Sole 24 Ore di qualche giorno fa, inizia la nuova vita di Antonio, il Marcovaldo spensierato del Terzo millennio. Una pagina edificante illustrata con vignette a base di caffè fumanti, passeggiate al parco, visite in parrocchia, tempo trascorso con i figli a fare i compiti. Lavoro duro, ma non disumano. E comunque meglio della disoccupazione, si dirà. Però – uno dei tanti però – l’operaio Vernillo è un uomo. Mentre se ne va a costruire Panda in fabbrica a casa con i figli c’è la moglie. Che succede se il lavoratore è una donna? Niente. Nella bozza di accordo, spiegano i sindacalisti della Fiom, non è prevista nessun trattamento diverso. Continua a leggere