In Cineteca con Sylvia e le altre “poetesse”

by Elizabeth Winder*

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“Sylvia”, della regista neozelandese Christine Jeffs, apre la rassegna “Poetesse” in programma dal 3 al 19 maggio al Museo Interattivo del Cinema di Milano. Un grazie per le immagini a Margherita Giusti Hazon dell’ufficio stampa (www.cinetecamilano.it)

Sylvia Plath committed suicide with cooking gas. She was thirty, and she will always be thirty, wearing her long hair braided in a brown crown round her head. Her skin had gone pale from insomnia and English weather – it was the nuclear winter of 1963 – London’s coldest since the days of King James when the Thames froze over.

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«Come si chiama l’autore che abbiamo studiato?» «Ghett.»

di Maria Luisa Spaziani*

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Nata a Torino nel 1922, Maria Luisa Spaziani è morta a Roma il 30 giugno scorso. E’ stata candidata tre volte al Premio Nobel per la letteratura

Quasi mai Montale mi telefonava a Messina, ma quella volta c’era una strana urgenza. «Mi ha chiamato Landolfi, vorrebbe sapere subito qual è il titolo di quel gruppo di poesie di Goethe di cui gli hai parlato, un episodio che gli ispira irrefrenabili risate…» «Ah, se ne ricorda ancora, che onore che per quella piccola storia abbia coinvolto anche te.»

Nei miei primi due anni d’università avevo avuto l’incarico alla cattedra di Lingua e letteratura tedesca, in attesa di poter accedere alla cattedra di francese. C’erano, in facoltà, circa duemila iscritti perlopiù provenienti dalla Calabria, che non aveva ancora università sue. La mia parte era di circa sessanta studenti – o per meglio dire, quasi tutte matricole – di tedesco. Facevano uno o due esami, se ne andavano, e a parte i residenti, benestanti, di buona famiglia, si trattava di pendolari o lavoratori. Il secondo anno feci un breve corso monografico dedicato alle poesie di Sesenheim, che il giovanissimo Goethe aveva scritto per una ragazza, pare addirittura una fidanzata. Sappiamo che la storia finì e che la ragazza si uccise. Forse fu la sua prima profonda esperienza della morte precedente all’ideazione del Faust.

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«La vita è qualcosa di più della poesia»

di Marguerite Yourcenar*

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Un’immagine giovanile di Marguerite Yourcenar

Lo ammetto, Monique, in queste pagine mostro troppa compiacenza per me stesso. Ma ho così pochi ricordi non amari, che bisogna perdonare se mi dilungo su quelli soltanto tristi. Non me ne vorrai se descrivo lungamente i pensieri di un bambino che io sono il solo a conoscere. Tu ami i bambini. Lo confesso: forse, senza saperlo, ho sperato in tal modo di predisporti all’indulgenza, all’inizio di un racconto che te ne chiederà non poca. Cerco di guadagnar tempo: è naturale. C’è tuttavia qualcosa di ridicolo nell’avviluppare di frasi una confessione che dovrebbe essere semplice: ne sorriderei, per poco che potessi sorridere. È umiliante pensare che tante aspirazioni confuse, emozioni e turbamenti (senza contare le sofferenze) abbiano una ragione fisiologica. Quest’idea mi ha fatto vergognare, prima di calmarmi. La vita, anche lei, non è che un segreto fisiologico. Non vedo perché il piacere, in quanto pura sensazione, debba essere un male, mentre non si disprezza il dolore, che è pure una sensazione. Si rispetta il dolore perché non è volontario, ma c’è il problema di sapere se il piacere lo è sempre, o se per caso noi lo subiamo. Comunque, questo piacere liberamente scelto non mi pare per questo più colpevole. Ma è proprio il momento di affrontare tutti questi problemi.

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In un regalo sguaiato la parabola di un amore

di Paola Ciccioli

Donatella Bisutti

Allora è vero che l’essenza di un incontro si rivela al primo istante. Quando un uomo e una donna non hanno ancora preso le misure l’uno dall’altra, eretto difese, manifestato debolezze, imbellettato la propria storia, nascosto sotto il tappeto paure, condizionamenti, viltà. Allora è vero?

Ci sono letture che sono come lenti di ingrandimento, evidenziano quello che ciascuno – meglio, ciascuna – di noi ha vissuto. È il caso di Un amore con due braccia di Donatella Bisutti, un diario in versi che disegna la parabola di un sentimento che fa grandi sogni, è capace di far smarrire qualsiasi strada già tracciata e sembra avere il potere di imporne un’altra senza vicoli ciechi. Ma che, neanche tanto lentamente, approda invece alla disillusione, al pianto, alla meschinità («Sei fuggito portando via con te le tue favole»). E, nel caso dell’autrice, a quella punta di ironico distacco che Continua a leggere

Maria Luisa Spaziani e il girasole

di Paola Ciccioli

Quando sono andata a trovarla, la scorsa settimana a Roma, mi ha detto che sarebbe venuta. Che oggi, 9 ottobre, sarebbe stata allo Spazio Oberdan di Milano per la presentazione di Non si riposa il mare, un libro che raccoglie sue poesie inedite, illustrate (ma credo che il termine “illustrate” sia riduttivo) da Gabriella Benedini. È andata lei stessa a prendere l’invito in una stanza diversa da quella in cui abbiamo trascorso insieme quasi quattro ore. Ore per me decisive Continua a leggere

Per un’amica

Donatella Bisutti. La poetessa presenterà il libro di Giampiero Neri “Via provinciale” (Edizioni Garzanti) l’8 febbraio 2017 alle ore 17,30 nella Sala del Grechetto della Biblioteca Sormani di Milano

di Paola Ciccioli

Un pomeriggio di fine novembre, nella sala del Grechetto della libreria Sormani, a Milano. Donatella Bisutti presenta la sua raccolta poetica: Rosa Alchemica, edita da Crocetti. Al suo fianco Maria Luisa Spaziani, ribattezzata a suo tempo da Eugenio Montale “la volpe”. La grande maestra ricorda tra l’altro un incontro con Iosif Brodskij, a Venezia, nel corso del quale il poeta russo le sottopose una specie di indovinello: «Qual è il più grave crimine contro l’umanità?». Per rispondere poi, lui stesso, che è l’indifferenza la colpa più grande di cui ciascuno di noi si macchia. Donatella Bisutti legge tre poesie della sua raccolta, pensata e messa insieme nel corso di vent’anni. Una è dedicata a un’amica scomparsa, non dice niente di più. Così le ho scritto e sono andata a trovarla nella sua casa, quella di Milano. L’autrice del long seller La poesia salva la vita per molto tempo si è infatti divisa tra la città lombarda e l’isola portoghese di Madeira, un giardino in mezzo all’oceano famoso perché è lì che la principessa Sissi era andata a cercare di recuperare la propria salute.
Ecco la poesia, tratta da Rosa Alchemica. Si intitola Hereafter.

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