«Ecco cosa mi ha fatto diventare un’orgogliosa infermiera»

di Maria Grazia Iannone

Maria Grazia

Maria Grazia Iannone in due foto tratte dal suo profilo Facebook. Appassionata lettrice, ha già firmato sul nostro blog la recensione del libro “Lo scafandro e la farfalla” mentre un altro suo testo è già pronto per la pubblicazione

Buongiorno a tutti, mi presento: sono Maria Grazia Iannone. Ho 27 anni e sono un’orgogliosa infermiera che assiste a casa gli invalidi al 100 per cento, ovvero coloro a cui il Sistema sanitario nazionale riconosce il diritto di prestazioni sanitarie domiciliari gratuite.

Ciò che sento dire spesso è che il mio lavoro è una missione, una sorta di vocazione o di fede. Ebbene, sono convinta che non sia affatto così.

Al liceo, ciò che mi appassionava più di qualsiasi altra cosa era la psicologia – seguivo l’indirizzo sociopsicopedagogico ormai scomparso. Le sfaccettature dell’uomo adulto viste con gli occhi della scienza erano affascinanti almeno quanto lo sviluppo e la crescita del bambino. In quel periodo volevo diventare un’assistente sociale ed impegnarmi per le famiglie disagiate.

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«La persona che hai davanti non è solo il suo corpo, abbine cura»

di Maria Grazia Iannone*

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Illustriamo questa recensione di Maria Grazia Iannone con “I colori dell’amore”, un’opera di Giuliana Bellini, artista intensa e originale, amica di “Donne della realtà”

Per poter parlare del libro Lo scafandro e la farfalla, bisogna innanzitutto fare un esercizio di immaginazione. Pensa di avere davanti un uomo in sedia a rotelle, il volto sfigurato e atrofizzato dalla paralisi. Un occhio è chiuso, la palpebra sembra cucita. Il tronco è abbandonato contro lo schienale. Gli arti inerti sono appoggiati a braccioli e poggiapiedi. Gli cola della saliva dalla bocca: qualcuno deve asciugargliela con un fazzoletto per far sì che non si sporchi.

Se trovi il coraggio di osservarlo con più attenzione e di non farti impressionare dalla tracheotomia – un volgare buco sul collo necessario per respirare – ti accorgi che riesce a muovere la palpebra dell’occhio aperto e ogni tanto scuote debolmente il capo.

Pensi sia cosciente? Lucido?

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«Certamente, noi roviniamo il paesaggio»

di Jean-Dominique Bauby*

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Maria Grazia Iannone è infermiera e lavora nella cooperativa “ABC Zeta” di Milano. Per noi ha scelto questo brano dal libro “Lo scafandro e la farfalla” che recensirà nel prossimo post (la foto è di Giovanni Auletta)

Dopo aver ospitato alla fine della guerra le piccole vittime delle ultime stragi della tubercolosi, Berck ha abbandonato a poco a poco la sua vocazione per l’infanzia. Al giorno d’oggi vi si combattono piuttosto le miserie dell’età, l’inesorabile decadenza del corpo e dello spirito, ma la geriatria è solo una parte dell’affresco che bisogna dipingere per avere un’idea esatta della clientela dell’istituto. A una estremità del quadro ci sono una ventina di coma permanenti, poveri diavoli tuffati in una notte senza fine, alle soglie della morte. Non lasciano mai la loro camera. Tutti sanno che ci sono e hanno un peso curioso sulla collettività, come una coscienza sporca. All’altra estremità, accanto alla colonia dei vecchietti senza famiglia, si trova qualche obeso dall’aria stravolta al quale la medicina spera di ridurre le considerevoli misure. Al centro un impressionante battaglione di sciancati forma il grosso della truppa. Superstiti dello sport, della strada, di ogni tipo di incidente domestico possibile e immaginabile, transitano a Berck giusto il tempo di rimettere a nuovo i loro arti spezzati. Io li chiamo i «turisti».

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