Le sanitarie ebree della Grande Guerra

di Elena Branca*

Per il 27 gennaio, Giorno della Memoria, vorrei ricordare le sanitarie ebree che servirono durante la prima guerra mondiale ma patirono comunque le leggi razziste. Traggo i dati generali da L’apporto degli ebrei alla assistenza sanitaria sul fronte della Grande Guerra di Rosanna Supino e Daniela Roccas: Durante la prima guerra mondiale sia nei comitati civili che nelle forze armate troviamo moltissime persone di religione o origine ebraica. Molti si arruolarono in Croce Rossa o nella Sanità Militare: nonostante le difficoltà date dagli Archivi, e dal fatto che non sempre gli ebrei si facevano identificare come tali, le due autrici sono riuscite a raccogliere circa 500 nomi, uomini e donne. Nonostante il valore e le tante medaglie, nel 1938 patirono le leggi razziste, costretti a lasciare lavoro e incarichi, e poi nel ’43 molti furono mandati nei campi di sterminio.

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Antonietta Raphaël, una madre con pennelli e violino

Testo e ricerca iconografica di Luisa Nattero*

La nostra amministratrice del Gruppo Facebook Donne della realtà, Paola Ciccioli, mi ha chiesto di dirvi qualcosa della mamma di Miriam Mafai, la brava artista Antonietta Raphaël.

Antonietta Raphaël, “Autoritratto con violino” (dettaglio), 1928, olio su tavola, 52.3 x 35.5 cm, Roma, collezione privata. «La figlia Miriam racconterà poi che la madre arrivò a Roma con un violino, un candelabro a sette bracci e un’edizione antica delle Metamorfosi di Ovidio».

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10 giugno 1940, ore 17. La sorella di Claretta disse: «Finalmente la guerra»

di Miriam Mafai

10 giugno 1940

Roma, 10 giugno 1940: «Combattenti di terra, di mare e dell’aria! Camicie nere della rivoluzione e delle legioni! Uomini e donne d’Italia, dell’impero e del regno d’Albania! Ascoltate!»

La prima a conoscere le parole esatte con cui l’avvenimento sarebbe stato annunciato fu Myriam, la sorella più piccola di Claretta Petacci, l’amante del Duce. Mussolini telefonò alla Camilluccia poco dopo le quattro del pomeriggio del 10 giugno, ma Claretta era uscita con la mamma e così rispose la «cognatina». Fu lei a raccogliere l’indiscrezione. Si limitò a sussurrare nel microfono, con la voce adolescente emozionata: «Finalmente». Continua a leggere