Ma che Gender di educazione è questa?

di Roberta Valtorta

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«La gender theory (o ideologia del gender) non esiste poiché non è mai stata teorizzata da nessuno», spiega la nostra Roberta Valtorta in questo interessantissimo approfondimento. Psicologa abilitata, Roberta sta svolgendo il dottorato di ricerca in Psicologia sociale all’università di Milano Bicocca (illustrazione dalla pagina Facebook dell’Associazione Italiana di Psicologia)

Allo stato attuale, una delle prime cose che mi viene in mente se penso alla teoria del gender è la definizione di “confusione” data dal Garzanti: «Confusione [con-fu-ʃió-ne]. Mescolanza disordinata di cose o persone; caos, scompiglio.»

La causa principale di questo mio personale disorientamento immagino derivi dal fatto che, sebbene si parli di “teoria”, la gender theory (o ideologia del gender) non esiste poiché non è mai stata teorizzata da nessuno. L’(ab)uso di tale espressione nasce dalle frange più estreme della destra religiosa per indicare il nemico da combattere, una lobby gay che vuole imporre il proprio stile di vita alla società. Tutto ciò ha del grottesco, soprattutto se si considera che l’espressione “ideologia del gender” non fu usata in origine dalle destre religiose, ma dai loro critici per sottolineare l’attuale asimmetria di potere tra gli uomini e le donne nel mondo occidentale.

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La carriera delle Papi girls? ”Mi sento offesa”

Sandy Cane eletta a Viggiù ai confini con la Svizzera. Italoamericana e primo sindaco italiano nero. Nata a Springfield nel Massachusetts da madre…

Mi sento offesa.

Perché? Perché un sistema di questo genere impoverisce qualsiasi concetto di meritocrazia di cui l’Italia – per la verità – è piuttosto carente. Mi spiego meglio perché non è solo una questione di militanza politica. Talvolta ci sono persone che pur non avendo fatto la cosiddetta gavetta Continua a leggere

E sui manifesti di Bologna ecco le Padanine

di Veronica Vicinelli

L’ennesima truffa. Non ce la fanno proprio a rispettare le regole.
Domenica pomeriggio sono in giro ad attaccare i miei manifesti elettorali (sono candidata dell’Idv alle elezioni regionali) nella provincia di Bologna. Vedo un manifesto, quello di Marco Mambelli, candidato della Lega Nord per la regione. Accanto al simbolo della Lega, ci sono tre ragazzine in atteggiamento ammiccante, tre lolite che, con un chiaro richiamo erotico, sottostanno a uno slogan apparentemente ambiguo: “Scrivi Mambo, Mambo sei tu”. Ora, fino allo “scrivi Mambo” (Mambelli detto Mambo, il suo nome per intero è scritto piccolissimo sul cartellone, come committente responsabile) ci arriva chiunque: siamo in campagna elettorale, il candidato invita a scrivere il suo nome. “Mambo sei tu” è invece, all’apparenza, uno slogan più oscuro. In realtà basta ragionarci un po’ sopra: noi, tre belle ragazze giovani, siamo di Mambo, e quindi siamo anche un po’ tue, se lo voti. Il messaggio è chiaramente riferito al maschio-medio-italiano, quello che pensa “fa bene a trombarsele, lui sì che è macho” quando viene a sapere che il Presidente del Consiglio frequenta prostitute e telefona alle minorenni.
Ora fin qui niente di nuovo. A parte il pericolo pedofilia, che comunque non è robetta da poco. Siamo di fronte  all’ennesimo utilizzo dell’immagine femminile (donne sandwich) come strumento per attizzare/attirare il sopraccitato maschio-medio-italiano. Continua a leggere