Emigrati italiani: «una razza inferiore»

di Salvatore Quasimodo*

Una commissione paritetica italiana si sta interessando degli emigrati nella Svizzera. Nel «giorno dell’emigrante», una conversazione tenuta alcuni giorni fa, si è parlato molto di loro. La cronaca ci ha riferito di argomenti davvero tristi. Non solo in Svizzera gli italiani sono considerati degli «estranei» – e sarebbe almeno ammissibile – ma addirittura una razza inferiore. Uomini e donne sono costretti infatti a leggi disumane e inutili. Perché la non coabitazione fra marito e moglie?

Forse la Svizzera crede di difendere così i propri confini. E decreta delle «grida» medioevali. Anche il lavoro che si può dare o non dare è un problema provvisorio, non della storia. Gli italiani in Svizzera intanto compiono i lavori più faticosi. Si parla, come al solito, di diversità di natura, di una necessaria divisione, come se si trattasse di difendere la purezza di una stirpe nobilissima. Si ripete una vicenda che è già stata vissuta in America e in altri paesi. Forse gli emigranti sono ancora degli avventurieri che tentano timidamente la vita senza avere radici sociali? L’Italia non si esprime chiaramente, parla in nome di alcuni retorici ideali di patria, ormai sconfitti dal denaro e dalla corruzione. Invece gli emigranti devono essere difesi: essi chiedono almeno un controllo umano: la loro è vita italiana che si svolge fuori dalla patria.

Continua a leggere

Paola Cassano, l’imprenditrice che sa sognare

di Maria Elena Sini

Paola Cassano 3

“Le Sognatrici” create da Paola Cassano sono impegnate a contrastare la violenza sulle donne

Quando tra le pagine di Facebook, attraverso chissà quale intreccio di collegamenti, come spesso accade in Rete, mi sono apparsi i disegni di Paola Cassano che tratteggiavano aggraziate figure di donne con indosso il costume sardo, mi sono subito incuriosita. La prima volta ho visto le sue “Sognatrici” immerse nella luce abbagliante del sole o illuminate dal fioco chiarore di luna e stelle, ma quando le ho viste stampate su essenziali t-shirt bianche ho subito desiderato di possederne una.

Per questo quando, il 5 dicembre dello scorso anno, è stato inaugurato il punto vendita a Sassari in Largo Cavallotti 13 ero tra le persone che, nonostante il freddo, hanno atteso con ansia e curiosità il taglio del nastro. In seguito sono entrata diverse volte nel negozio per comprare magliette, tazze, quaderni, biglietti sui quali erano riprodotte queste immagini accattivanti, e farne dei regali.

L’ultimo acquisto l’ho fatto pensando ad una mia cara amica che dopo anni di vita intensa, di vittorie conquistate a duro prezzo, di dolori e di battaglie condotte in solitudine, aveva finalmente trovato il compagno giusto per un matrimonio d’amore.

Volevo scrivere un augurio speciale su questo quaderno e sfogliandolo, alla ricerca di un’idea, ho trovato stampata sull’ultima pagina questa frase: “non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per cosa sospiri e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore”. Queste parole coglievano esattamente lo spirito di quello che volevo esprimere, così ho cercato da dove fossero tratte e ho scoperto che è un testo che nel 1890 fu attribuito ad un’indiana della tribù Oriah.

Ho copiato il testo sul quaderno e ne ho fatto l’augurio per la mia amica.

Continua a leggere

L’ultima terapia sperimentale contro la sindrome silenziosa è durata 6 mesi, 42 settimane, 294 notti

di Adele Colacino

Adele sfodera una "collana piccante"

Adele sfodera una “collana piccante”

La vecchia stampante scricchiolando mi restituisce i fogli A4 che le ho infilato in bocca bianchi e lisciati.

Ora sono pieni di parole colorate e annunci pubblicitari e pronti per il cestino della carta straccia, meno quel rettangolo in fondo già tratteggiato che servirà per l’imbarco.

Quando l’hostess di turno arriverà al banchetto la gente è già in coda da tempo, non bastano mai i sedili per tutti i passeggeri in partenza e la gente che migra al Nord è sempre tanta.

Sono anni che faccio lo stesso percorso e lo stesso gioco solitario di guardare il mio prossimo e cercare di indovinare il mestiere, la professione, lo stato d’animo. Si va nel Nord per curarsi, per trovare i figli che studiano, i nipotini che i figli crescono lontano quando hanno deciso ch’era meglio non tornare Continua a leggere

Non ho l’età. Il disagio della disoccupata di 50 anni fotografata al colloquio di lavoro (e di chi ha scattato la foto)

di Elena Novati

Elena Novati

Elena Novati

Ieri sera ero a casa bella tranquilla e già col pensiero di cosa mettermi il giorno seguente in ufficio (ho sviluppato questa forma ossessiva da quando il tirocinio è iniziato: odio lo shopping, vorrei che fossero i vestiti a scegliermi e che mi bussassero alla porta una volta convinti di starmi bene), quando improvvisamente e senza motivo mi è venuta in mente una signora incontrata oggi in ufficio nel pomeriggio.

Lei era lì per fare un colloquio, un’offerta come impiegata amministrativa per alcune ore alla settimana: insomma, non esattamente quel tipo di posizione lavorativa a cui tutti aspirerebbero se non spinti da una necessità o grande volontà di non rimanere fermi. Insomma, si usa così: i candidati (leggere: A.C.) fanno il colloquio, il senior/junior HR esce dalla stanza dopo aver concluso il colloquio, in stanza entra un altro membro dell’ufficio per scattare una fotografia al/la candidato/a, in modo da poterla associare alla sua scheda in archivio (anagrafica, situazione familiare, esperienze lavorative e istruzione). Torna il senior/junior che ha condotto il colloquio e il candidato viene fatto congedare Continua a leggere

Tornare al lavoro dopo la maternità: i perché di una “scelta”

di Cristina Giammella

Cristina Giammella

Cristina Giammella

Il 24 ottobre scorso sono stata proclamata dottoressa in Psicologia dei Processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici all’Università degli studi di Milano Bicocca.

Ricordo quell’istante come se fosse appena trascorso perché l’emozione provata è stata grandissima.

Avevo accanto a me tutte le persone alle quali voglio più bene, mia mamma, mio padre, il mio ragazzo e molti amici e, nello stesso tempo, ho avuto la fortuna di trovare una commissione molto disponibile con la quale ho fatto una dignitosa discussione Continua a leggere

Donne libere e in carriera. Un altro “modello imposto”?

La responsabile tedesca della famiglia Kristina Schröder attaccata per il suo libro contro le femministe: basta dirci come dobbiamo vivere

di Elena Tebano, Corriere della Sera, La ventisettesima ora

Quando è stata nominata, due anni fa, Kristina Schröder è diventata il più giovane ministro di sempre della Germania. Ed è stata anche la prima ad avere un figlio mentre era in carica, l’anno scorso Continua a leggere

Post per le operaie di Barletta. E contro chi sfrutta il lavoro oltre ogni principio di civiltà

Non dimentichiamo i loro nomi: Maria, Matilde, Giovanna, Antonella, Tina.
Non dimentichiamo il richiamo di Napolitano: una sciagura inaccettabile
di Dario Di Vico Continua a leggere