Di camicie da notte antiche e altre similitudini

di Adele Colacino

Nel giardino di Adele

Nel giardino di Adele

La prima volta ci eravamo incontrate a Decollatura. Le sindache antimafia calabresi erano diventate un bersaglio verso il quale arrivavano donne da diverse realtà, tutte cercando il centro doloroso di una oppressione violenta e spesso, troppo spesso, silente.

Lei ascoltava tutte, chiedeva, bloccava nella sua macchina fotografica e nella ragnatela bionda dei suoi capelli e delle calze a rete.

Eravamo sedute vicine nel cerchio che si era formato e potevo decifrare sul suo viso la gioia, l’entusiasmo o il disappunto man mano che gli interventi dipingevano con le parole delle donne presenti esperienze, entusiasmi e delusioni.

Come a volte accade si tese tra lei e me quel filo magico e invisibile sul quale corre la sensazione di ri-conoscersi tra gli altri in maniera speciale.

Le chiesi di cosa si occupasse, scambiammo poche parole e mi lasciò il suo cartoncino con la faccia di Anna Magnani. Ci scrivemmo e poi il blog e poi tante telefonate improvvise come il lampo di un flash che illumina la scena quotidiana per un attimo. Continua a leggere

«Noooo, togliere pomodorini dall’insalata mista». Scene dal mio primo viaggio organizzato in Ungheria

di Adele Colacino

Adele con vista sul Danubio

Adele con vista sul Danubio. Questo è il primo di una serie di suoi racconti di viaggio

Sono sola in casa, giro in tondo senza combinare nulla di utile. Due sere fa ho incontrato Giovanna, molti anni fa siamo state insieme a Cuba per case particulares e paladares.

Ne rimasi segnata a vita come il graffio del vaccino sul braccio alle scuole elementari, mi rimase nella testa e nel respiro un desiderio fortissimo di tornare.

Ogni qualvolta qualcosa mi va storto, mi asciugo l’anima dal pianto pensando: «Tanto, poi vado a Cuba».

Come tutte le volte, anche quella volta al momento di salutarci chiesi a Giovanna: «Ma quando torniamo a Cuba?». Forse era un momento di stanchezza del quotidiano, del tran tran della vita che, a volte, come il latte che esce dal pentolino sul fornello brucia e lascia l’odore antico nell’aria in cucina. Mi rispose: «Guarda, se ci sono occasioni buone, ci andiamo subito».

Tornai a casa, accesi il computer e feci un giro tra i vari motori specializzati in viaggi, poi rammentai quel che mi dice sempre Alejandro, «Conviene venire in primavera, poi con il caldo o l’umido non ce la puoi fare».

Accantonai ancora una volta il progetto. All’improvviso mi venne in mente che giorni addietro avevo rifiutato di partecipare a un tour organizzato per un giro in Ungheria.

Chiamai Giovanna e la trovai ancora a casa. «Giò, andiamo in Ungheria?». «Andiamo in Ungheria», rispose e io chiamai subito il presidente del gruppo organizzatore. Continua a leggere

La prof guerriera e io: «Siamo state compagne di rogo»

di Adele Colacino

Brunetto, post Adele

La professoressa Maurizia Brunetto

Mi avevano assegnato un angolo appena fuori dalla sala dove si svolgevano i lavori del convegno organizzato da un Comitato di Lamezia Terme.

Come tutti gli anni il presidente dell’Associazione dei trapiantati aveva riunito competenze, speranze, dolori in una sala.

Cercavo di indovinare, come al solito mi piace fare, le spinte che inducono a dedicare una giornata, che fuori brilli il sole o cada la pioggia, a un luogo chiuso dove su un grande schermo corre una lucina che indica spicchi e coni e ascisse e termini stranieri che anche gli ignoranti come me imparano a decifrare perché in un certo qual modo indicano che tu stai lì, fra quei dati, quelle percentuali, resti a comporre una speranza o a formulare una statistica infausta Continua a leggere

Vibo Valentia, donna muore di parto. Aperta inchiesta, Fazio invia ispettori

Eleonora Tripodi, 33 anni, era stata sottoposta a cesareo in una clinica privata. La placenta è fuoriuscita dall’utero provocando un’emorragia. La puerpera è stata portata all’ospedale, ma in rianimazione non c’era posto. Vana la corsa verso Lametia Terme

VIBO VALENTIA – Un altro caso di presunta malasanità nel vibonese. Eleonora Tripodi, 33 anni, di Santa Domenica di Ricadi, è morta ieri dopo un parto cesareo, il terzo, praticato nella clinica privata Villa dei Gerani. La bambina che ha dato alla luce in una clinica privata per fortuna sta bene, ma non conoscerà mai la madre.

Durante il parto la placenta è fuoriuscita dall’utero provocando un’emorragia e la donna è stata subito trasportata in ospedale. Ma nel reparto di rianimazione dello Jazzolino di Vibo Valentia non c’erano posti Continua a leggere