«Ma i poeti sono i peggiori. Il loro lavoro è disperatamente poco fotogenico»

di Wisława Szymborska*

In un discorso, a quanto pare, la prima frase è sempre la più difficile. Ebbene, la prima è comunque andata. Ma ho la sensazione che anche le frasi successive – la terza, la sesta, la decima e così via, fino all’ultima parola – saranno altrettanto difficili, perché si suppone che io parli di poesia. Di questo argomento ho parlato molto poco, quasi niente, a dire il vero. E ogni volta che ho detto qualcosa, ho sempre avuto lo strisciante sospetto di non essere granché brava a farlo. Ecco perché il mio discorso sarà piuttosto breve: le imperfezioni sono più tollerabili a piccole dosi.

I poeti contemporanei sono scettici e sospettosi persino, o forse soprattutto, di sé stessi. Sono riluttanti a confessare pubblicamente di essere poeti, quasi se ne vergognassero un po’. Ma in questa nostra epoca chiassosa è molto più facile ammettere i propri difetti, soprattutto se ben infiocchettati, che riconoscere i propri meriti, perché questi ultimi sono nascosti in profondità e noi per primi non ci crediamo del tutto. Continua a leggere