Woodstock a Milano era “Vustoc” e solo il Turotti sapeva suonare “I’m going home”

di Luca Bartolommei

 

Il 15 agosto, cioè ieri, ricorreva il cinquantunesimo anniversario di Woodstock e mi sento di scrivere qualcosa. Non tanto su quello che riguarda l’evento, il periodo storico, i figli dei fiori et similia ma piuttosto su come, tanto per cambiare, ho vissuto io a Milano tutto quello che a Woodstock era connesso. Sì, perché a quel nome sono legate tante cose, tanti discorsi (troppi), tante fantasie, utopie e miti che hanno caratterizzato il periodo dei primi anni Settanta, quello della mia adolescenza.

L’album triplo mi era stato regalato un Natale e ricordo di averlo ricomprato perché a forza di ascoltarlo, da solo, in compagnia, a casa mia o di altre/i, (sì, era sempre la mia copia che mi portavo appresso) su impianti dignitosi piuttosto che su qualche fonovaglia, poi spiego, si era irrimediabilmente consumato e danneggiato. Insomma Vustoc lo si conosceva praticamente a memoria, ci serviva per cercare di tirare giù ad orecchio il solo di Soul Sacrifice dei Santana o tutta Suite: Judy Blue Eyes (si abbreviava in la Suite) dei CrosbyI’m going home dei Ten Years After la sapeva suonare solo il Turotti (che aveva anche un nome proprio, Angelo), che è stato sempre il numero uno, ma era più grande e sapeva suonare tutta Sweet Jane compresa l’intro, robb de matt! Continua a leggere

Stiamo a casa: la nostra casa in cima al canyon

di Luca Bartolommei

Joni Mitchell ritratta nel 1970 da Henry Diltz, il fotografo del rock, alla finestra della sua casa di Laurel Canyon. Foto da morrisonhotelgallery.com

Una donna, un uomo, una casa. Lei mette i fiori nel vaso che ha appena acquistato, lui accende il camino e rimane a lungo a osservare il fuoco ascoltandola mentre canta le canzoni d’amore che ha scritto, probabilmente accompagnandosi al pianoforte, dico io. Ci sono anche due gatti che ascoltano. Minga perché hinn i mè, ma pure Gatto e Gattino amano ascoltare musica, anche se sono io a suonare… Continua a leggere