Margaret e le artiste che sanno uscire dall’ombra con la magia dell’originalità

di Maria Elena Sini

Maria Elena, foto 1

I “Big Eyes” della pittrice americana Margaret Ulbrich sono stati celebrati al cinema da Tim Burton

“Big Eyes” è un film di Tim Burton che racconta la vera storia di Margaret Ulbrich, una giovane donna senza soldi, che dipinge per passione e per necessità quadretti semicaricaturali di bambini dagli occhi smodatamente grandi. Opere intrise di sentimentalismo e di un gusto kitsch, non sempre apprezzate dalla critica, ma che raggiungeranno un enorme e inaspettato successo quando a commercializzarle sarà Walter Keane, secondo marito di Margaret, che spacciò i quadri della moglie per propri, per quasi un decennio.

In un’epoca, a cavallo tra gli Anni Cinquanta e i Sessanta, in cui l’arte femminile non era presa in seria considerazione, Walter, prima quasi per caso e poi con metodo e ostinazione, si attribuisce la paternità di quelle tele costringendo la moglie all’invisibilità, oltre che a una vera superproduzione, mentre lui inondava il mercato di bambine dagli enormi occhi tristi. Il film è ben fatto ma non è un capolavoro, quindi non mi soffermo sulle caratteristiche tecniche dell’opera, sull’interpretazione degli attori o sulla ricostruzione dell’epoca, mi interessa invece riflettere su alcune considerazioni che il film mi ha suscitato.

Continua a leggere

La Resistenza raccontata da una ragazza di oggi

di Concita De Gregorio 

1944-4-giugno-alleati-a-roma

4 giugno 1944, gli alleati a Roma. Nuove immagini per la recensione di Concita De Gregorio al libro d’esordio di Paola Soriga “Dove finisce Roma” (foto da http://anpi-lissone.over-blog.com/)

È una bambina, da una grotta, a raccontarci cos’è che ci manca. Cos’è che non abbiamo più e non sappiamo ritrovare qui e ora, in questi giorni sfusi pieni solo di rabbia e di impazienza, di calcoli brevi e di sfinimenti vani. È il personaggio di un romanzo  –  che come accade è la finzione la più precisa a raccontare la realtà – a dirci piano all’orecchio da dove ripartire.

A dirci dove ritrovare le parole e le emozioni, le ragioni collettive che tengono dentro le storie di tutti, e un cammino da fare insieme, con fatica e con dolore ma insieme, verso un posto che sia un più bel posto per tutti giacché tutti l’hanno patito e guadagnato insieme. Un orizzonte comune, la storia grande che partorisce nel sangue e nel sollievo le vicende di ciascuno. È Ida Maria, una ragazzina sarda sbarcata in continente giusto in tempo per scoprire cosa sia l’amore mentre arriva la guerra, una piccola staffetta partigiana che si nasconde per giorni sottoterra, nelle cave di Roma ad aspettare che finiscano gli spari. E che nei giorni, dalla grotta, per domare la paura ricorda e racconta: la vita sua, quella delle persone intorno, la storia grande e quella piccola, la forza delle cose, l’immensa energia che scaturisce da ogni lutto se solo c’è un posto dove andare, dopo, un luogo dove correre che sia così bello da giustificare la corsa.

Continua a leggere