“Augustus”, il padrone del mondo che non scampa al dominio della moglie

di Carla Bielli

E dopo Stoner, la demografa Carla Bielli, anima del gruppo di lettura “Il vizio di leggere” di Roma, recensisce per noi Augustus, «altro dono» dell’autore di culto americano John E. Williams.

Il “Grand Camée de France”, dettaglio con Augusto e Livia, cameo in onice, 23 d. C. circa, Cabinet des Médailles, Parigi, foto di Carole Raddato. Immagine da https://www.classicult.it/destino-augustus-john-williams/

Biografia romanzata (pubblicata in Italia da Fazi nel 2017 nella traduzione di Stefano Tummolini), narrata attraverso lettere di personaggi importanti assemblate con ritmo ben congegnato.  Le testimonianze degli uomini e delle donne che sono stati accanto a Ottaviano, o che sono stati coinvolti dalle sue gesta, costruiscono il narrare con salti temporali azzeccati che non confondono il lettore.

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Le donne cubane dettano legge

Testo e foto di Maria Elena Sini

«Oggi le donne costituiscono la maggioranza dei giudici cubani, degli avvocati e procuratori, degli scienziati, dei tecnici, degli operatori della sanità pubblica e dei professionisti», scrive Maria Elena Sini in questa seconda parte del suo interessante e completo approfondimento

Lavoro, istruzione, diritti: prosegue il viaggio di Maria Elena Sini nelle contraddizioni di Cuba. Mentre, come abbiamo sottolineato già ieri nella presentazione del suo meditato reportage, in queste ore gli Stati Uniti di Donald Trump hanno ordinato al 60 per cento dello staff dell’ambasciata americana di lasciare l’Avana.

Descrivere il fascino dei paesaggi cubani e la cordialità della gente è facile, ma all’inizio di questo racconto ho premesso che trovavo difficile parlare della mia esperienza a Cuba perché non si può dimenticare che questo Paese, caratterizzato da tanta bellezza e gioia di vivere è governato da un regime che limita alcune libertà fondamentali. È innegabile che la Rivoluzione Castrista ha messo fine al governo di Fulgencio Batista, corrotto e legato alla mafia. Il dittatore si insediò nel 1952 con un colpo di Stato che, reprimendo ogni opposizione, abolì il diritto di sciopero, ripristinò la pena di morte e sospese le garanzie costituzionali. In quegli anni le condizioni di vita della nazione erano pessime: un terzo della popolazione viveva nella sporcizia in baracche, spesso senza elettricità o servizi igienici, vittima di malattie parassitarie. Non esisteva un servizio sanitario e veniva negata l’istruzione.

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Che Storia è questa?

di Angela Giannitrapani

selvino

Illustriamo la riflessione di Angela Giannitrapani con le immagini di tre libri presentati alla Casa della Memoria di Milano, cominciando da “Aliyah Bet – Sciesopoli, Il ritorno alla vita di 800 bambini sopravvissuti alla Shoah” di Anna Scandella (Edizioni Unicopli). Giannitrapani è l’autrice di “Quando cadrà la neve a Yol, Prigioniero in India” (Tra le righe libri), basato sui diari del padre

La Storia la sappiamo tutti. La Seconda guerra mondiale la conosciamo solo dai libri di scuola. La saggistica ha provveduto, certo, ad approfondire questo o quell’aspetto ma resta il fatto che, se non siamo ultraottantenni, di quella guerra abbiamo in mente ciò che è rimasto dai testi ufficiali. Gli ultraottantenni, bambini e adolescenti di allora, sanno molto di più. Per conoscere, infatti, basta informarsi ma per sapere, per cercare di capire credo sia necessario altro. Coloro che l’hanno vissuta quella guerra la sanno sulla pelle, nelle suggestioni, nei ricordi, in certi timori di oggi, in una fame inestinguibile. Quei brevi flashes, che ancora ci sanno mandare come lampi sui loro ricordi, sono squarci di tragedia privata che più dei proclami e dei bollettini ufficiali ci aiutano a capire. Ma è fatale perdere questo tipo di testimoni e con loro la fisicità e la corposità della testimonianza.

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A Ellis Island, dove i nomi della mia famiglia sono stati “abitati” da altre persone

Testo e foto di Alba L’Astorina da New York

Statua Libertà Ellis Island

Anche se può suonare strano da una napoletana come me, ma la mia visita a New York durante il periodo di Pasqua 2014 ha molto a che fare con i ricordi della mia infanzia. Il legame più importante è di certo con mio padre, che per anni ha lavorato come civile presso il Comando delle Forze Alleate del Sud Europa di Bagnoli, una delle più grandi basi NATO d’Italia. Attraverso la mensa ufficiali, dove mio padre prestava servizio, arrivavano a casa nostra i sapori e le tradizioni tipiche degli americani che frequentavano la base. Ma in questa immersione in emozioni del passato che è diventato il mio soggiorno a New York, molto c’entra anche il versante materno, con le sue storie di emigrazione da Napoli verso l’Inghilterra, prima, e l’America poi. Milano Napoli NY andata e ritorno, 16-28 aprile 2014

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Kader e Fatima: i nostri “schiavi d’amore”. Dal Marocco a Osimo (e ritorno)

di Mariagrazia Sinibaldi

Kader e Fatimà

Kader e Fatima

Abdelkader ben Abdallah: sembra il nome di un principe del deserto, pensammo noi quando arrivammo in Marocco. Il “ben” vuol dire “figlio di” e quindi nulla di strano.

E la moglie, Fatima, ma lei contava poco, nemmeno il “ben”. Era una donna, due passi dietro all’uomo, chiunque egli fosse.

Questi erano i nomi per esteso di quelli che oggi si chiamano “collaboratori domestici”, che lì si chiamavano “servi” e che noi, con infinito affetto, avevamo soprannominato “schiavi d’amore”; perché amore era quello che alla fine ci legava a loro e loro a noi.

Lui aveva una espressione sempre, seria («truce», diceva mio marito). Perché era un uomo e doveva dimostrare di essere “uomo serio”; parlava e scriveva arabo e francese. Oh dio, diciamoci la verità, il suo francese era veramente raffazzonato, ma noi ci capivamo lo stesso. Il guaio fu che alla fine il mio francese, così fluente e letterario all’inizio, era diventato… come dire? Tout à fait Kaderien. Continua a leggere

Perché l’Italia ha mancato l’appuntamento con la propria coscienza critica

di Chiara Volpato*

Chiara Volpato

La ragione forse più profonda per cui l’Italia ha mancato e continua a mancare l’appuntamento con la propria storia e con la propria coscienza critica è il ritardo culturale che la contraddistingue. L’arretratezza sulla questione di genere è parte di una arretratezza più ampia Continua a leggere

Où est passé le féminisme italien?

Les féministes italiennes n’arrivent pas à rompre le «mur de la communication» de la télévision misogyne berlusconnienne pour mobiliser les jeunes.

Dimanche 13 janvier, un million de femmes ont manifesté dans plusieurs villes italiennes pour défendre leur dignité. Une dignité qui serait bafouée par le président du Conseil Continua a leggere