«Io sono il culo»

di Paola Ciccioli

Prima di tutto si chiama Karima, Karima el Mahroug. Ho letto in un articolo pubblicato dall’Unità il 28 ottobre, lo trovate postato sul blog di Donne della realtà, che il suo nome in arabo significa “onorata”. È scappata da Letojanni, dalla Sicilia in cui il padre, la madre e i tre fratelli minori hanno cercato un vita più dignitosa di quella che avrebbero potuto averein Marocco. Poi è scappata anche dalle varie comunità a cui era stata affidata. «Io mi sono sempre sentita donna. Donna e basta, né bambina né ragazza. E ho sempre badato a me stessa». È questa è la descrizione che Karima ha dato di sé il primo novembre 2010, giorno del diciottesimo compleanno, quando ormai agli occhi del mondo era già Ruby, Ruby Rubacuori, l’identità fittizia che si è costruita con la lap dance e la prostituzione. Fino a diventare una parte anatomica, soltanto una parte del proprio corpo, quella più gradita all’uomo immensamente ricco e potente che, secondo l’inchiesta della procura della Repubblica di Milano, aveva rapporti sessuali con lei. Quando lei, Karima el Mahroug, “onorata”, era minorenne.

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Suso Cecchi D’Amico? Io la conoscevo bene

«Suso, la Grande Signora del cinema italiano, ci lascia una lezione di cultura e di onestà, l’unica che valga». Così il regista Ermanno Olmi ha salutato la grande sceneggiatrice Suso Cecchi D’Amico, scomparsa alla fine di luglio all’età di 96 anni. Pubblichiamo il ricordo del suo collega Tonino Guerra, intervistato da Malcom Pagani per il Fatto del 1 agosto. E sottolineiamo con sconcerto l’assenza totale degli esponenti di governo al suo funerale (compreso il ministro per i beni e le attività culturali). A renderle omaggio, per i politici, c’era soltanto Walter Vetroni. Continua a leggere

La Presidente che non piace al Presidente

Stando alle cronache, di Giulia Bongiorno il presidente del Consiglio pare abbia detto più volte: «Toglietemela di torno». Fatto sta che la presidente della Commissione Giustizia, dovendo maneggiare una patata bollente come il disegno di legge sulle intercettazioni, si è conquistata la stima di molti (tranne uno, il solito). Ora che l’emendamento del governo al ddl Alfano rende pubblicabili le intercettazioni “rilevanti”, Massimo Giannini su Repubblica di oggi scrive: «La modifica alla legge proposta dalla presidente della Commissione Giustizia, la finiana Giulia Bongiorno, è convincente dal punto di vista culturale e procedurale». Ma lo stesso Giannini avverte: «Rimane l’impianto fortemente limitativo all’uso di questo prezioso strumento di investigazione e di raccolta delle prove, come confermano tutti i magistrati impegnati in prima linea persino nei reati contro le mafie, da Pietro Grasso ad Antonio Ingroia. Questo “danno”, enorme per la sicurezza del Paese e incalcolabile per la difesa della legalità, è stato ridotto. Ma in misura tuttora intollerabile per uno stato di diritto». Dunque, non abbassiamo la guardia. Di seguito l’articolo su Giulia Bongiorno scritto qualche settimana fa da Silvia Truzzi per Il Fatto. Continua a leggere

‘Ndrangheta, la sindaca ci ha visto giusto

Una settimana fa oltre 300 arresti hanno confermato il tentativo della ‘ndrangheta, la mafia calabrese, di infiltrarsi nei lavoro per l’Expo 2015 a Milano. Prendiamo spunto da questo fatto di cronaca per proporvi un altro ritratto di donna del professor Nando dalla Chiesa.

Corsico: Maria rompe l’incantesimo mafia

Eletta a sindaco con la Lista per la legalità

La ‘ndrangheta a Corsico? Ormai ci si fanno le tesi di laurea. Ma per decenni è sembrata l’invenzione di menti allucinate. Ora Maria ha rotto l’incantesimo. Continua a leggere

Pillola abortiva: i governatori leghisti schiamazzano, le donne pretendono rispetto

I neo governatori leghisti di Piemonte e Veneto,  Roberto Cota e Luca Zaia, tanto per mettere subito le cose in chiaro hanno schiamazzato contro la Ru486, la cosiddetta pillola abortiva. Per la verità, tempo qualche ora, sono stati richiamati ai loro doveri di pubblici amministratori dal ministro della salute e da Stefania Prestigiacomo, responsabile del dicastero all’Ambiente. Anche le associazioni femminili si sono fatte sentire. Ne riferisce Il Fatto del 2 aprile nell’articolo che proponiamo qui di seguito. Continua a leggere

Sandra Amurri intervista Lucia Annunziata: “Minzolini non fa il giornalista ma il militante”

La legge sulla par condicio non ha curato un’anomalia ma è diventata uno strumento in mano a un governo spregiudicato

di Sandra Amurri

da Il Fatto del 17 marzo 2010

Lucia Annunziata conduttrice di In mezz’ora, la domenica su Rai-Tre, si trova negli Stati Uniti in ferie forzate. La sola ad aver scelto di non andare in onda per solidarietà ai colleghi imbavagliati. L’abbiamo raggiunta al telefono per conoscere l’opinione di una giornalista oggi editorialista de La Stampa che è stata presidente della Rai e direttore del Tg3, sul caso Minzolini. Ne è emerso un ragionamento prezioso per comprendere come nulla accada per caso.
Lucia cominciamo dalla par condicio legge voluta dal centrosinistra nei primi anni Novanta. Una premessa alla norma berlusconiana per imbavagliare l’informazione?
È una legge che nasce da una buona intenzione bacata, però, da un sentimento di paura in vista del pericolo Berlusconi, è stato come mettere un corsetto agli spazi televisivi. Qualunque legge sull’informazione rischia di cadere nella logica che le leggi fanno le pentole e il diavolo i coperchi, perché quando tu tenti di limitare i giornalisti finisci per costruire dei paletti artificiali. Il solo modo per rafforzare l’informazione è dare fiducia ai giornalisti in quanto loro per definizione professionale sono i garanti della libertà e dell’equilibrio. Questo per dire che la legge sulla par condicio non ha curato l’anomalia ed è diventata paradossalmente uno strumento in mano a un governo che l’ha usata spregiudicatamente. Continua a leggere

Le preferite di B. incrinano il Pdl: “Basta con le veline in lista”

Non ne avvertivamo la mancanza. Eppure sembra proprio che ragazze di sana e vistosa costituzione fisica siano per approdare nelle liste del Pdl in vista delle elezioni amministrative di marzo. Candidate proprio per il loro aspetto, uno spruzzo di estetica tanto per ingentilire la competizione elettorale. Sull’argomento ieri è apparso sul Fatto un articolo che riproponiamo sul nostro blog perché riporta anche le opinioni, tutt’altro che tenere, di due donne che fanno riferimento al centrodestra: la direttrice del Secolo d’Italia, Flavia Perina, e la docente di Scienza della politica a Bologna, Sofia Ventura.

Da sinistra: l'ex meteorina Giovanna Del Giudice, oggi assistente del senatore Enzo Ghigo, poi la modella pugliese Graziana Capone, detta l'Angelina Jolie di Bari. Infine Angela Sozio, già protagonista di una stagione del Grande Fratello e tra le ospiti del Cavaliere in Sardegna a Villa Certosa.

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Shirin Ebadi: la costanza del Nobel

Pubblichiamo qui di seguito due articoli di Silvia Truzzi (pubblicati su il Fatto) che mettono in risalto due modi di essere donna in contrapposizione allo stereotipo femminile dominante in Italia.

La costanza del Nobel

di Silvia Truzzi

La non violenza è una qualità del cuore, non può venire da un appello alla ragione. Lo diceva quel signore minuto, calvo e indiano che seppe fare del suo nome un vessillo di pace. Gandhi portò con la dolcezza la sua nazione all’indipendenza e come tanti giusti venne assassinato.  Quella dolcezza risoluta splende negli occhi di una signora sessantenne: si chiama Shirin Ebadi. Fa l’avvocato ed è iraniana. Ma ora vive a New York, da quando il 12 giugno il presidente Ahmadinejad  è stato rieletto tra scontri, morti in piazza e centinaia di arresti. Continua a leggere

Le Veline secondo Michelle

Su Il Fatto un articolo di Silvia Truzzi fa le pulci a Michelle Hunziker, tra l’altro presidente di una fondazione in favore delle donne vittima di violenza. Secondo la stella della tv (non solo italiana), le veline sarebbero uno “strumento”, per così dire, per fare satira e ridicolarizzare il maschilismo italiano. Un’analisi a dir poco ardita. Continua a leggere

Rosy, da sola ne abbatte quattro

Ecco un’altra donna che sa difendersi sul ring televisivo (da il Fatto del 16 dicembre).

«Sola contro quattro dobermann. Rosy Bindi ha dovuto combattere, lunedì sera, seduta nel salotto di Porta a Porta, contro Ignazio La Russa, Roberto Cota, Fabrizio Cicchitto e lo stesso Bruno Vespa, che si è rivelato ancora una volta tutt’altro che un gentiluomo. Eppure Rosy, non solo non si è tirata indietro, ma ha condotto la battaglia molto meglio di come avrebbe fatto uno qualunque dei suoi colleghi uomini. Ha più volte costretto al silenzio i mastini del centrodestra, calma, determinata, puntuale nelle risposte (soprattutto quelle sul terrorismo). In una parola, donna». (Si.D’o)