Il lato cattivo del bello

di Arianna Ghilardotti*

Un carciofo in fiore nella rielaborazione della copertina del libro del flower artist Mario Nobile, realizzata da Ioris Premoli, autore delle bellissime immagini che illustrano il manuale “Fiori del male” (https://www.ibs.it/fiori-del-male-giardinaggio-decadenza-libro-vari/e/9788866483564)

Harry Potter ha sicuramente riportato in auge la botanica diabolica. Per preparare efficaci pozioni magiche, gli aspiranti maghi creati dalla fantasia di J.K.Rowling devono infatti imparare alla perfezione le arcane proprietà e utilizzare con la dovuta cautela ingredienti potenzialmente micidiali. Dai sette volumi della saga si potrebbe ricavare un trattato di erboristeria magica (o meglio erbologia, come la si insegna alla Scuola di Magia e Stregoneria di Hogwarts): vi sono infatti citate numerose piante velenose e misteriose, da quelle più note anche ai profani, come la belladonna, l’aconito o l’artemisia, ad altre decisamente esotiche come l’algabranchia, lo stridiosporo o la starnutaria. Del resto, le piante velenose sono legione. Alcune di queste piante, come la cicuta o la digitale purpurea, hanno una dignità letteraria che le hanno rese famose, ma uno sguardo un po’ più approfondito alla tossicologia vegetale riserverà sicuramente qualche sorpresa inaspettata, rivelando le inquietanti proprietà di piante e fiori molto comuni.

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La scoperta dell’America

di Marco Gigli

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Ecco il Gran Canyon che ha riempito di occhi di Marco Gigli, 13 anni-dicasi 13, alunno di terza media ad Ancona. In questo tema, ovviamente premiato con un tondo 10, Marco ha raccontato lo stupore della sua prima volta negli States la scorsa estate, in un viaggio avventuroso con papà Stefano, mamma Margherita (intesa come la giornalista Margherita Rinaldi) e la sorella maggiore Giulia. Le foto del post sono quelle della famiglia Gigli-Rinaldi

La California ci ha accolto calorosamente: con un bell’incendio. Durante le mie vacanze estive ho viaggiato nel sud-ovest degli Stati Uniti: Arizona, Nevada e California. La mia meta californiana era Los Angeles. Io e la mia famiglia ci volevamo arrivare con la macchina che avevamo noleggiato, percorrendo la Highway 15 e un pezzettino della Route 66, che collega Chicago a Los Angeles, cioè l’est degli Stati Uniti all’ovest. C’eravamo quasi, eravamo vicini a San Bernardino, quando mio padre dice: «Ragazzi laggiù c’è un incendio». Così abbiamo conosciuto anche i famosi incendi della California (per fortuna non i famosi terremoti, ma purtroppo il terremoto ci aspettava in Italia). Siamo finiti quasi in mezzo a uno dei più grandi incendi: 35 mila evacuati, abbiamo sentito il giorno dopo dal telegiornale. Nel giro di pochi minuti è scomparso il sole, coperto da una nube nera di fumo. Una macchina della polizia ha fatto da safety car in autostrada, ma mio padre ha subito capito che ci saremmo trovati incastrati in una coda chilometrica, così abbiamo cambiato strada, però in quella che abbiamo scelto c’erano un po’ troppe buche, allora abbiamo deciso: facciamo una sosta per il pranzo e facciamo il punto della situazione davanti alla cartina (e a un bel chili messicano).

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Quattro settimane (e tanti bambini) da raccontare

di Luca Bartolommei

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Luca Bartolommei con un suo simpatico allievo durante le quattro settimane al Centro Vismara-Don Gnocchi di Milano. «Dopo la musica un autoscatto in relax totale. Il maestro è molto slow, la linguaccia molto fun»

Le giovanili del Milan si allenano e giocano in via dei Missaglia, al centro Peppino Vismara, bellissimo complesso situato nei campi, ma proprio nei campi, roggia inclusa, vicino al Ronchètt di rann. Nel comprensorio è situata anche una struttura della Fondazione Don Gnocchi, dove si svolgono tutte le attività, a cominciare dalla riabilitazione, per cui a Milano è conosciutissima.

A luglio ho partecipato al centro estivo organizzato per bambini e ragazzi della zona che si è tenuto al Vismara svolgendo, come “tecnico”, la mia opera di insegnante di chitarra insieme alla collega musicista Maria Elisa  (in quel periodo eravamo entrambi collaboratori dell’Associazione Musicaingioco) e a una decina tra educatori ed operatori di Special Olympics Lombardia e della cooperativa lo Scrigno. Fin qui nulla di particolare, sono quasi dieci anni che insegno a giovani e  giovanissimi.

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Betancourt: io, tra gli incubi e Harry Potter

di Angelo Aquaro

Di notte, quasi ogni notte, Ingrid Betancourt continua a essere svegliata dai suoi incubi: ma il tormento è più sottile di quei 2321 giorni nella giungla. «Sogno di essere all’aeroporto. O in una stazione. Potrebbe essere Charles De Gaulle o un posto qualsiasi nella mia Colombia». «Oppure è un palazzo: un grattacielo come questi qui a New York – continua Betancourt – e loro sono là: i miei guardiani. Riconosco le uniformi: rivedo quei volti, rivivo l’orrore. Mi cercano. Mi inseguono. Mi acchiapperanno di nuovo».

Quando si sveglia di soprassalto «ci vuole ancora qualche secondo per realizzare dove mi trovo davvero». Continua a leggere