Bruciate senza fiamma nel falò della storia

di Maria Teresa Vitale, con un commento di Maria Luisa Marolda

8 MARZO 1978

Sottocenere

Nel falò della storia

Bruciano

Senza fiamma.

Di tanto in tanto un nome:

la classica

eccezione

che conferma la regola:

Saffo

O

Vittoria Colonna.

Per il resto:

la madre

dei Gracchi

la moglie

di Cesare

la figlia

di Pompeo…

e così

ad una ad una

imbucate nel tunnel senza sbocco

della memoria

vengono

accuratamente

cancellate.

Braccianti

con le reni spezzate

dalla fatica

sono

catalogate

timbrate

accantonate

sotto la dicitura: sesso debole.

(l’archivio della storia

È

Assai ordinato!).

Stiratrici

Tagliatrici

Cucitrici

Con miliardi di asole all’attivo

sono

depositate gentilmente

nel settore:

angeli del focolare

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«Sono fanatica dei colori: perfino il mio spazzolino da denti deve essere in tinta con il dentifricio»

di Serena Siniscalco*

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Serena Siniscalco l’estate scorsa in due scatti di Paola Ciccioli

Amo il rosa ed il giallo, il morbido, il lucente. Ho innato il senso estetico del bello, della pulizia, dell’ordine, dell’educazione ed anche (perché no?) della disciplina. Amo tutto ciò che è circolare o decisamente rotondo. In architettura amo gli archi di ogni genere (a tutto sesto, ellittico, acuto, moresco ecc.) Detesto viceversa gli angoli, i triangoli, gli spigoli in genere e tutto ciò che ha punte. Mi piace la montagna più del mare, la neve della quale non mi finisce lo stupore, il venticello fresco sul viso e sui capelli e la pioggerella settembrina perché pone fine all’estate afosa ed accecante che oramai poco sopporto.

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Superficialità “bene comune”

di Erica Sai

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Vignetta di Mauro Biani

Le campagne informative vanno sempre bene, quelle esortative possono anche andare fino ad un certo punto, ma ai toni bisogna prestare molta attenzione. Non mi sembra giusto non guardare alla parte di utilità informativa che può avere una campagna come quella promossa dal ministero della Salute, che andrà a sfociare nel Fertility Day. Non mi sembra altrettanto giusto non riconoscere i problemi che un’esortazione alla natalità può portare con sé. Aggiungendo l’uso di toni che spingono esplicitamente in alcune direzioni, ecco pronto lo scoppio della polemica. È inutile, non è inutile, ma come vi permettete di dire questo, ma non avete capito niente l’intento è un altro. È sempre così.

Trovo indubbio il fatto che sia utile informare riguardo la fertilità, quindi conoscere il proprio corpo, essere consapevoli dei fattori che possono ridurla o comprometterla e via dicendo. La campagna delle polemiche, però, sembra distaccarsi da questo per andare piuttosto ad esortare le persone, per certi versi soprattutto le donne dal momento che quando si parla di scadenze è inevitabilmente ad esse che ci si riferisce, a generare. C’è da prestare attenzione nel fare una cosa così perché è facilissimo cadere in scivoloni pazzeschi.

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L’ironia salvavita delle signorine snob

di Alessandra Faiella*

Crimini del cuore

“Crimini del cuore” è un filn di Bruce Beresford del 1986

«Invita persone a casa! Dai dei party! Esci con degli sconosciuti!».

«Non conosco sconosciuti, io».

Diane Keaton e Jessica Lange in Crimini del cuore

Come diceva Aristotele, l’uomo è un animale sociale. Socializzare aiuta lo scambio di informazioni, ampliare il network delle conoscenze permette di creare nuovi scambi che possono dare luogo a rapporti utili per il lavoro, oppure offrire nuove opportunità per nuove amicizie e nuovi amori.

Come vedremo meglio in seguito, gli scambi affettivi aiutano l’autostima sostenendoci e dandoci fiducia anche nei momenti difficili. Tuttavia, anche la socializzazione ha il suo prezzo, a volte anche molto salato. Dalla festa di laurea alla cena coi colleghi d’ufficio, dalle manifestazioni di piazza ai matrimoni, dal Natale con i tuoi alla Pasqua con chi vuoi, la nostra vita è fatta di relazioni, di eventi, di partecipazione a rituali sociali a cui non sempre possiamo o vogliamo sottrarci. Continua a leggere

Margaret e le artiste che sanno uscire dall’ombra con la magia dell’originalità

di Maria Elena Sini

Maria Elena, foto 1

I “Big Eyes” della pittrice americana Margaret Ulbrich sono stati celebrati al cinema da Tim Burton

“Big Eyes” è un film di Tim Burton che racconta la vera storia di Margaret Ulbrich, una giovane donna senza soldi, che dipinge per passione e per necessità quadretti semicaricaturali di bambini dagli occhi smodatamente grandi. Opere intrise di sentimentalismo e di un gusto kitsch, non sempre apprezzate dalla critica, ma che raggiungeranno un enorme e inaspettato successo quando a commercializzarle sarà Walter Keane, secondo marito di Margaret, che spacciò i quadri della moglie per propri, per quasi un decennio.

In un’epoca, a cavallo tra gli Anni Cinquanta e i Sessanta, in cui l’arte femminile non era presa in seria considerazione, Walter, prima quasi per caso e poi con metodo e ostinazione, si attribuisce la paternità di quelle tele costringendo la moglie all’invisibilità, oltre che a una vera superproduzione, mentre lui inondava il mercato di bambine dagli enormi occhi tristi. Il film è ben fatto ma non è un capolavoro, quindi non mi soffermo sulle caratteristiche tecniche dell’opera, sull’interpretazione degli attori o sulla ricostruzione dell’epoca, mi interessa invece riflettere su alcune considerazioni che il film mi ha suscitato.

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«Cosa, secondo Lei, si deve fare per prevenire la guerra?»

di Angela Giannitrapani 

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Adeline Virginia Woolf, nata Stephen (Londra, 25 gennaio 1882 – Rodmell, 28 marzo 1941)

«Cosa, secondo Lei, si deve fare per prevenire la guerra?».

«Cosa ci fa credere che l’istruzione impartita all’università faccia odiare la guerra?».

«Che tipo di istruzione vogliamo…?».

«Il lavoro di una madre, di una moglie, di una figlia non ha dunque alcun valore in moneta sonante per la nazione?».

«Che soddisfazione potrà mai dare il dominio al dominatore?».

(“Le tre ghinee”, Virginia Woolf)

Sono, queste, domande attuali? Potremmo ritrovarle sui giornali, nei blog, in alcuni forum, in qualche programma televisivo? E, se no, dovrebbero comparirvi?

Sono state formulate tra il 1936 e il 1938, anno quest’ultimo di pubblicazione a Londra del libro che le contiene: Le tre ghinee di Virginia Woolf.

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Donne libere e in carriera. Un altro “modello imposto”?

La responsabile tedesca della famiglia Kristina Schröder attaccata per il suo libro contro le femministe: basta dirci come dobbiamo vivere

di Elena Tebano, Corriere della Sera, La ventisettesima ora

Quando è stata nominata, due anni fa, Kristina Schröder è diventata il più giovane ministro di sempre della Germania. Ed è stata anche la prima ad avere un figlio mentre era in carica, l’anno scorso Continua a leggere