«Esta rosa de pena y palabras»

por Federico García Lorca*

“Te quiero”, “Ti amo”, uno dei messaggi lasciati sulla Rambla di Barcellona dopo gli attentati del 17 e 18 agosto 2017 che hanno riguardato anche le città di Cambrils e Alcanar, causando 29 morti (tra cui 5 terroristi) e 130 feriti. Foto Getty da https://smoda.elpais.com/moda/no-tinc-por-la-carta-de-amor-a-barcelona-de-artistas-y-personalidades-de-la-ciudad/

A un mese dall’attacco terroristico che ha insanguinato la Rambla, pubblichiamo, prima in spagnolo e poi in italiano, l’omaggio che il poeta Federico García Lorca fece nel 1935 alle fioraie di Barcellona, «donne con il riso franco e con le mani bagnate». 

Señoras y señores:

Esta noche, mi hija más pequeña y querida, Rosita la soltera, señorita Rosita, doña Rosita, sobre el mármol y entre cipreses doña Rosa, ha querido trabajar para las simpáticas floristas de la Rambla, y soy yo quien tiene el honor de dedicar la fiesta a estas mujeres de risa franca y manos mojadas, donde tiembla de cuando en cuando el diminuto rubí causado por la espina.

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Buio a New York

a cura di Paola Ciccioli

Craigie Horsfield, “Broadway, 14th day, 18 minutes after dusk, September 2001, 2012” (https://www.luganolac.ch/it/933/craigie-horsfield)

Ho visto questo arazzo di Craigie Horsfield a Lugano, al Museo d’arte della Svizzera italiana. C’era anche l’artista inglese, quel giorno, perché si inaugurava la sua mostra “Of the Deep Present”, con quelle opere, a volte grandi quanto un’intera parete, che sono “dipinti fotografici” di fortissimo impatto. Come questa scena della distruzione delle torri gemelle di New York, realizzata su un “tessuto” di lana, cotone, seta e filato sintetico 11 anni dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. Lascio la parola alla critica d’arte statunitense Nancy Princenthal e a quel che scrive nel sontuoso catalogo:

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Il poeta dice la verità

di Federico García Lorca

Questa citazione è stata postata sulla pagina Facebook “Federico García Lorca, poeta universal” il 18 agosto 2017, poche ore dopo l’attacco terroristico che ha insanguinato la multietnica via della città catalana (https://elpais.com/ccaa/2017/08/22/catalunya/1503416732_243566.html)

IL POETA DICE LA VERITÀ

Voglio piangere la mia pena e te lo dico
perché tu mi ami e mi pianga
in un crepuscolo d’usignoli,
con un pugnale, con baci e con te.

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El poeta dice la verdad

di Federico García Lorca*

Questa citazione è stata postata sulla pagina Facebook “Federico García Lorca, poeta universal” il 18 agosto 2017, poche ore dopo l’attacco terroristico che ha insanguinato la multietnica via della città catalana (https://elpais.com/ccaa/2017/08/22/catalunya/1503416732_243566.html) Esta cita ha sido publicada en la página Facebook “Federico García Lorca, poeta universal” el 18 de agosto de 2017, pocos minutos después del ataque terrorista que ha ensangrentado la multiétnica calle de la ciudad catalana.

EL POETA DICE LA VERDAD

Quiero lloral mi pena y te lo digo
para que tú me quieras i me llores
en un anochecer de ruiseñores,
con un puñal, con besos y contigo.

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A prisoner’s diary in our hands, responsibility and memories in our hearts

by Angela Giannitrapani*

A picture of Angela Giannitrapani in Marsala, her birthplace, where she told about her book “Quando cadrà la neve a Yol – Prigioniero in India” (Tra le Righe Libri, 2016) making the audience touched about how the novel was born and the events of the story

What shall we do when we find a letter, a card, the diary of a person who’s no longer alive? We peep up at it, of course. Then we read it again more carefully and it happens that we might keep or break some ancient links. At least we wonder what to do: should we keep it aside, give it to someone else, or bury it again where we found it? I had all these sorts of thoughts. It happened with my father’s diary about his captivity during World War II. My sister found it and didn’t hesitate to show it to me. She read it immediately but it took me ten years before doing it. Continua a leggere

Amicizia è… due asciugamani del corredo che sventolano sulle Ande

di Eliana Ribes

Un’altra immagine scattata in Perù dalla giurista maceratese Lina Caraceni ci fa continuare la storia di Nestor e Paulina che ci ha regalato Eliana Ribes. Qui due donne andine mentre filano la lana di alpaca con cui confezionano guanti, cuffie e altri accessori poi messi in vendita in tutto il mondo attraverso la rete del Commercio equo e solidale

Una coppia di peruviani arriva a Macerata per perfezionare l’arte della tessitura. Culture diverse si intrecciano, nuovi legami nascono.

Nestor e Paulina erano alloggiati in un ostello, ma a diversi volontari della Bottega Mondo Solidale di Macerata ha fatto piacere averli ospiti nelle loro case, per approfondire la conoscenza, e anche a noi. Era necessario superare la loro timidezza e il loro riserbo, ed io troppo mi sono data da fare, esagerando come faccio sempre quando mi trovo in una situazione insolita. Con un tono di voce sempre troppo alto, perché ho l’impressione che una lingua straniera si capisca meglio se si alza la voce, come se gli interlocutori fossero sordi, ho introdotto Paulina nella mia cucina e le ho fatto vedere come si cuoce la pasta, come si prepara un sugo semplice, e, cosa ancor più inopportuna per gente che mangia prevalentemente patate, come si impana la carne.

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La tela solidale di Nestor e Paulina

di Eliana Ribes

Altopiano del Titicaca, Perù. A più di quattromila metri di altitudine, due donne lavorano in un campo di patate, alimento principale della comunità andina. Nella prima puntata di questo suo racconto, Eliana Ribes ci parla del viaggio fino a Macerata di Nestor e Paulina, una coppia peruviana arrivata nelle Marche per affinare l’arte della tessitura. La foto è stata scatta in Perù da Lina Caraceni quando la giurista era responsabile della Bottega Mondo Solidale di Macerata che commercializza i prodotti realizzati nel villaggio di Choccoconiri

Tra gli incontri più interessanti della mia vita c’è stato quello con Nestor e Paulina.
Li ho conosciuti nell’ottobre del 2009 e spero di aver lasciato un piccolo segno in loro come loro lo hanno lasciato in me.
Veramente spero che qualcosa di materiale oltre il ricordo ci unisca ancora: due asciugamani e un orologio, cose comunque non importanti per il valore economico. Li ho ospitati a cena a casa mia e a distanza di anni ancora li penso, perché ogni volta che ho fatto sedere qualcuno alla mia tavola, quello è diventato un giorno speciale.  Continua a leggere