La figlia ha la sindrome di Asperger: lei va in aspettativa per frequentare la stessa classe e insieme si diplomano

di Maria Elena Sini

Maria Elena Sini ad Alghero, estate 2013 (foto di Paola Ciccioli)

Maria Elena Sini ad Alghero, estate 2013 (foto di Paola Ciccioli)

Lucia non dimostra i suoi anni: non si trucca come le sue compagne, non sperimenta nuove pettinature o strani colori di capelli come le altre ragazze della sua età, non segue la moda ma indossa sempre jeans o pantaloni neri da ginnastica e una felpa nera con cappuccio.  Anche limitandosi alla sola immagine si capisce subito che ha una sua “unicità”.

Lucia ha la sindrome di Asperger, un disturbo pervasivo dello sviluppo imparentato con l’autismo che non presenta per tutti gli individui che ne soffrono lo stesso insieme di sintomi e nella stessa configurazione.

Lucia ha limitate relazioni sociali per cui spesso manifesta il suo disagio estraniandosi dalla classe. Quando stacca i contatti con il resto del mondo si copre la testa con il cappuccio della felpa e si isola in un’altra realtà attraverso il disegno o digitando furiosamente sulla tastiera del suo videogioco. Può così attuare una sorta di “fuga” da una realtà insoddisfacente, noiosa e anonima e riesce a trovare rifugio in un ambiente virtuale .

Presenta un egocentrismo inusuale con una mancanza di attenzione verso gli altri e i loro diversi punti di vista, a volte usa un tono di voce con un volume insolitamente alto, tende a parlare verso (piuttosto che con) gli altri, solitamente del proprio interesse con poca preoccupazione circa la reazione di risposta degli altri. Per lei anche piccoli cambiamenti risultano sconvolgenti e le causano veri e propri attacchi di panico; non è in grado di leggere le espressioni facciali per cui non comprende una battuta di spirito o uno scherzo. È priva della naturale abilità nel capire ciò che non viene detto esplicitamente nelle relazioni sociali e in pari modo ha difficoltà a comunicare con accuratezza i propri sentimenti o il proprio stato emotivo.

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Guarda cosa ti fa un foglio a quadretti, durante gli esami di Stato

di Maria Elena Sini

La prova orale dell’esame di Stato dovrebbe consistere in un colloquio multidisciplinare; uso il condizionale perché ciò avviene solo quando il candidato riesce a costruire un percorso con un argomento che si presta ad essere osservato da più angolazioni e riesce ad interagire con le sollecitazioni proposte dai docenti. Il più delle volte invece la multidisciplinarietà si limita ad un esile pretesto che collega i diversi ambiti culturali e in definitiva il candidato affronta una serie di verifiche sulle diverse materie coinvolte: italiano, inglese, pedagogia, diritto… a seconda dell’indirizzo di studi, spostandosi da uno all’altro dei commissari seduti dietro un lungo tavolo. Anche quest’anno, come avviene regolarmente da un po’ di tempo, facevo parte di una commissione d’esame nella quale dovevo valutare le conoscenze dei candidati in statistica e per questo motivo davanti a me avevo sempre un pacco di fogli a quadretti sui quali chiedere agli studenti di disegnare tabelle, effettuare rappresentazioni grafiche, eseguire semplici calcoli su valori medi e indici di variabilità.

Considerando che raramente si assiste a un vero colloquio e spesso invece si realizza una somma di interrogazioni, nell’attesa del mio turno ho sempre scarabocchiato sui fogli a mia disposizione: spirali, linee, stelline, disegni geometrici… ma quest’anno una serie di immagini si affollavano nella mia mente e chiedevano di materializzarsi sulla carta spingendomi a disegnare delle figure attinenti alle tematiche che venivano affrontate nel colloquio d’esame.

Una delle materie interessate era psico-pedagogia per cui inevitabilmente si parlava dell’importanza del gioco come esperienza formativa ed educativa per i bambini, si parlava degli anziani e del loro ruolo nella nostra società, di Freud e della scoperta dell’inconscio e a poco a poco queste figure si sono composte sui miei fogli:

DISEGNO 1 (bambini di spalle) Continua a leggere

Storia di Laura. Poliziotta e madre che studia per il diploma. Seconda puntata: premiata la sua curiosità intellettuale

di Maria Elena Sini*

images (8)In ottobre ho raccontato la storia di Laura che a settembre, nella mia scuola, ha sostenuto e superato l’esame di integrazione degli anni scolastici perduti e di idoneità alla classe quinta delle scuole superiori. Oggi sono molto felice di raccontare la seconda puntata di questo cammino, non dico la fine perché Laura ha davanti a sé diverse strade ancora da percorrere per realizzare pienamente le sue ambizioni di donna libera e indipendente Continua a leggere