“Resta poco della notte, perché il sole sta già inondando l’orizzonte”

di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale di Cremona

«Buongiorno.
Un altro giorno è trascorso in casa in attesa di altri giorni che verranno e passeranno. La stanchezza in certi momenti sembra voglia dimenticarsi di me lasciandomi un po’ di forza per iniziare a fare piccole cose, poi si ripresenta ma nel frattempo ho la soddisfazione di aver fatto dei passi in più». Di mattina presto, oggi Gabriella Cabrini ha saluto così dalla sua pagina Facebook le tantissime persone che la seguono e le offrono incoraggiamento e affetto in questa fase di terapie a domicilio dopo il ricovero all’ospedale di Cremona per il contagio da Corona Virus. Continuiamo a pubblicare “a ritroso” il suo diario di sofferenza e resilienza. (p.c).

Dodicesimo risveglio in stanza. 23º giorno dall’inizio della febbre.

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Gabriella, l’ospedale da campo della Samaritan’s Purse e il canto degli uccelli

Testo e immagini di Gabriella Cabrinidiario giornaliero dall’ospedale di Cremona

«Buongiorno.
Anche oggi è un giorno nuovo in più rispetto a ieri e la distanza dal 6 aprile (quando dovrò fare controlli radiografici, analisi e tamponi) diminuisce. Aspetto che la stanchezza piano piano passi e ne approfitto per cercare di imparare da ciò che sto vivendo». Queste sono le parole che Gabriella Cabrini ha scelto questa mattina per salutare le sue amiche e i suoi amici Facebook e noi con loro. Mentre lei da casa continua le terapie contro il Corona Virus, noi continuiamo con il suo consenso a pubblicare il diario della malattia che ha condiviso grazie al cellulare dall’ospedale di Cremona. Un racconto dalla sofferenza e dalla speranza che sul nostro blog abbiamo scelto di proporre all’incontrario, cioè dalle dimissioni al momento del ricovero. Auguri di cuore a Gabriella e a tutte le persone malate. (p.c.)

«L’ospedale da campo donato dalla Ong Usa Samaritan’s Purse con 60 posti e 8 in rianimazione, entrato in funzione 72 ore dopo l’inizio dei lavori. L’ho fotografato dalla finestra della mia camera al terzo piano in Chirurgia specialistica»

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«Allelujia, alleluja, alleluja, sono stata dimessa dall’ospedale di Cremona»

Testo e immagine di Gabriella Cabrini – diario giornaliero dall’ospedale di Cremona

«Ho la febbre oltre 38-39 da 10 giorni (non scende), ho fatto il tampone», aveva scritto Gabriella Cabrini il 6 marzo sulla sua pagina Facebook, la piazza dove ci siamo incontrate grazie ai suoi contributi sempre profondi e sempre accompagnati da foto molto belle. Poi il giorno successivo è arrivata la diagnosi, «Da oggi sono a pieno titolo una Nobil Donna, della corona, del virus e di tutto il resto». Quindi il ricovero e 13 difficili giorni in ospedale raccontati ad amiche e amici e condivisi anche dal Gruppo Donne della realtà, in un appuntamento quotidiano sempre attento, misurato e compassionevole. E questa mattina la notizia: «non sono ancora guarita, ma sono stata dimessa e il mio letto va a chi ne ha più bisogno».

Gabriella ed io in mattinata ci siamo sentite al telefono e lei ha acconsentito alla pubblicazione del suo diario ospedaliero su nostro blog, seguendo l’ordine inverso dei suoi post: cioè dalle dimissioni all’arrivo in ospedale. In questo nostro archivio la sua esperienza non si perderà, diventando al contrario un documento della “nostra” storia collettiva. Grazie (Paola Ciccioli).

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Che Storia è questa?

di Angela Giannitrapani

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Illustriamo la riflessione di Angela Giannitrapani con le immagini di tre libri presentati alla Casa della Memoria di Milano, cominciando da “Aliyah Bet – Sciesopoli, Il ritorno alla vita di 800 bambini sopravvissuti alla Shoah” di Anna Scandella (Edizioni Unicopli). Giannitrapani è l’autrice di “Quando cadrà la neve a Yol, Prigioniero in India” (Tra le righe libri), basato sui diari del padre

La Storia la sappiamo tutti. La Seconda guerra mondiale la conosciamo solo dai libri di scuola. La saggistica ha provveduto, certo, ad approfondire questo o quell’aspetto ma resta il fatto che, se non siamo ultraottantenni, di quella guerra abbiamo in mente ciò che è rimasto dai testi ufficiali. Gli ultraottantenni, bambini e adolescenti di allora, sanno molto di più. Per conoscere, infatti, basta informarsi ma per sapere, per cercare di capire credo sia necessario altro. Coloro che l’hanno vissuta quella guerra la sanno sulla pelle, nelle suggestioni, nei ricordi, in certi timori di oggi, in una fame inestinguibile. Quei brevi flashes, che ancora ci sanno mandare come lampi sui loro ricordi, sono squarci di tragedia privata che più dei proclami e dei bollettini ufficiali ci aiutano a capire. Ma è fatale perdere questo tipo di testimoni e con loro la fisicità e la corposità della testimonianza.

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Quando Mozart fingeva di essere la sorella Nannerl

di Mario Chiodetti

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Recensione d’autore: il musicofilo Mario Chiodetti ci presenta “Il diario di Nannerl Mozart”, a cura di Olimpio Cescatti (immagine dal film “La soeur de Mozart” di René Féret http://blog.ritacharbonnier.com/)

«Nella rossa sua veste bordata/ e me ne duole assai/ la Nannerl non fa bella figura/ né da presso né da lungi», scrive Wolfgang Amadeus Mozart intervenendo di straforo nelle pagine di diario della sorella maggiore Maria Anna Walburga Ignatia, nata a Salisburgo nel 1751 e scomparsa, assai anziana per l’epoca, nel 1829.

Proprio il diario di Nannerl, vezzeggiativo che sta per Nannina o Nannarella, è una vera miniera di notizie, curiosità e aneddoti sulla vita del genio e della sua famiglia, e un importante affresco sulla società salisburghese dell’epoca che Leopold Mozart e i suoi due straordinari figli si trovavano a frequentare.

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Un diario tra le mani, la responsabilità della memoria nel cuore

di Angela Giannitrapani*

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Angela Giannitrapani fotografata la scorsa estate a Marsala dove ha emozionato la città natale raccontando la genesi del suo “Quando cadrà la neve a Yol. Prigioniero in India” (Tra le righe libri, 2016)

Che fare quando si trova una lettera, un biglietto, il diario di una persona che non vive più? Si va a sbirciare, naturalmente. Poi si rilegge con più attenzione e si annodano o si spezzano dei fili. E sorge il problema di cosa farne: far finta di niente e tenerlo per sé, passarlo ad altri, riseppellirlo là dove lo si è trovato?
A me è capitato. Con i diari di guerra e prigionia di mio padre. Li ha trovati mia sorella e non ha esitato a mostrarmeli. Li abbiamo letti: lei quasi subito, con grande determinazione. Io ho impiegato dieci anni prima di cominciare a leggerli.

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Il nuovo destino di Tefta tra libertà e pregiudizi: «voi albanesi, brutta razza. Avete anche cacciato via Madre Teresa»

di Tefta Matmuja

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Tefta Matmuja fotografata dal compagno Christian. Quella che vi proponiamo è la seconda parte del discorso che ha tenuto a Roma nel corso dell’International Women’s Workshop for the Right to Education. Nel post precedente, pubblicato il 30 agosto, Tefta ha raccontato la sua formazione scolastica in Albania durante la dittatura

Purtroppo i politici non capirono. Inesperti della libertà e a conoscenza soltanto del potere, non si preoccuparono di migliorare le condizioni economiche del popolo. Il loro impegno era solo nel prendere il potere nel modo più rapido possibile. Ma la gente chiedeva libertà ormai. Non un’altra dittatura che prendesse il posto di quella precedente, anche se insistevano nel chiamarla democrazia. La gente iniziò a soffrire le privazioni economiche ed era impaurita dal fatto che nessun politico sembrava preoccuparsene.

Iniziammo noi. I giovani, la promessa futura classe dirigente e culturale dell’Albania. Licei ed università, tutti in marcia per chiedere che fossero garantiti e rispettati i nostri diritti. Marce pacifiche, scioperi della fame, e le forze che volevano conservare il potere, perché solo a quello erano interessate, cercavano di impedire tutto questo.

Il popolo spinto dalla delusione decise di prendere le armi e di rivoltarsi contro chi aveva promesso democrazia e benessere economico.

Nel 1997 l’Albania dichiarò di essere in piena guerra civile.

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