Buon compleanno, Anna Frank

di Anna Frank*

Anna, la sorella Margot e i genitori furono deportati ad Auschwitz il 2 settembre del 1944 e soltanto il padre, Otto Frank, riuscì a sopravvivere al campo di concentramento. Il Diario di Anna fu pubblicato ad Amsterdam nel 1947 col titolo “Het Achterhuis”, letteralmente “Il retrocasa”

Sabato, 20 giugno 1942

Per alcuni giorni non ho scritto nulla, perché prima ho voluto riflettere un poco su questa idea del diario. Per una come me, scrivere un diario fa un curioso effetto. Non soltanto perché non ho mai scritto, ma perché mi sembra che più tardi né io né altri potremo trovare interessanti gli sfoghi di una scolaretta di tredici anni. Però, a dire il vero, non è di questo che si tratta; a me piace scrivere e soprattutto aprire il mio cuore su ogni sorta di cose, a fondo e completamente.

“La carta è più paziente degli uomini”; rimuginavo entro di me questa massima in una delle mie giornate un po’ melanconiche mentre sedevo annoiata con la testa fra le mani, incerta se uscire o restare in casa, e finivo col rimanermene nello stesso posto a fantasticare. Proprio così, la carta è paziente, e siccome non ho affatto intenzione di far poi leggere ad altri questo quaderno rilegato di cartone che porta il pomposo nome di “Diario”, salvo il caso che mi capiti un giorno di trovare un amico o un’amica che siano veramente l’amico o l’amica, così la faccenda non riguarda che me. Eccomi al punto da cui ha preso origine quest’idea del diario: io non ho un’amica.

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Auguri dorati

di Piero Calamandrei*

Mariagrazia Sinibaldi davanti alla stazione Cadorna di Milano, il giorno in cui sua nipote è partita per l'Australia. (foto di Paola Ciccioli)

Mariagrazia Sinibaldi davanti alla stazione Cadorna di Milano, il giorno in cui la nipote Sara è partita per l’Australia. (foto di Paola Ciccioli)

Auguri, auguri… Non so: mi pareva, or non è molto, di averle da scriver tante belle cose su questi auguri! Di doverglieli fare dorati, splendidi, musicali, pieni di giocondità e di esuberanza giovanile. Ed ora, non so perché, quasi non trovo che scriverle. Al solito, come quando debbo parlarle, ora che vorrei scriverle con quanta forza di sentimento e con quanta sincerità commossa desidero ogni felicità alla Sua vita, mi pare che una barriera grigia di freddezza s’inalzi tra Lei e me e faccia morire senz’eco le mie parole.

E pure so che, se Ella volesse, una sola spinta lieve della Sua mano farebbe ruinare la barriera che ci separa: e sarebbe così piccola la fatica! Ma, già, non per suggerirle una sia pur leggera fatica, Le scrivo; questa mia lettera è una lettera di auguri: e le lettere d’auguri hanno da essere allegre, specialmente l’ultimo giorno di Carnevale!

E allora, per rientrare in carreggiata, senta. Tra tutti gli auguri che domani Le giungeranno da affetti vicini e lontani, da parentele e da amicizie, non Le spiaccia contare anche i miei, sia pure ultimi. Li consideri come gli auguri di un amico, di un amico eccentrico, di un vecchio amico… Stavo per dire di un amico vecchio. Poiché io, che della giovinezza adoro gli ardimenti, provo talvolta certi sconforti stanchi che mi affievoliscono, certe nostalgie tacite, certi desideri quasi rabbiosi di tenerezze giovini che colmino di vitalità un vuoto infinito fatto in me non so da che rovina: mi par quasi di vivere invano e di aver vissuto tanto tanto… Parlar di vecchiezza a vent’anni… Dico io sul serio? Forse no. Tante volte Ella mi ha ripetuto che anch’io non so fare un discorso serio mai!

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