Piange chi non sta al telefono. Ovvero: il tripudio del cavolo proprio sul mezzo pubblico

Nel fotomontaggio, la povera "Ragazza con l'orecchino di perla" di Vermeer si fa un selfie

Nel fotomontaggio, la povera “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer si fa un selfie

di Paola Ciccioli

Apprendiamo dunque che un tale Fabio è in attesa dell’esito delle analisi cliniche. Mangia pollo e niente più da quasi 2 mesi e festeggerà – butta là la telefonatrice – solo all’arrivo dei risultati degli esami. Dal canto suo, lei, la telefonatrice riccioluta con occhialini da vista e fuseaux blu (oddio che caldo), è ventisettesima in non si sa quale lista e un certo “lui” «si porterà l’assistente, dunque non si sa».

Treno diretto a Chiasso, oggi, primo pomeriggio.

Il tripudio del cavolo proprio offerto in pubblico sta diventando la mia ossessione.

Ieri ho dovuto percorrere il tragitto corso XXII marzo-largo Greppi prigioniera del vociare sul tram 12, che non è propriamente un bolide, facendomi trapanare il timpano da una salentina, lo ha gridato lei a qualcuno che ascoltava a Sud la sua voce, che non ha ripreso fiato per tutto il tempo. Poco meno di una mezz’oretta, va precisato per i non milanesi. “Ma’”, “Pa’” e, una volta terminato il concitato resoconto ai genitori su non meglio identificate parcelle da 50 o 100 euro – «io non lavoro gratis neppure per la mia famiglia» – lo sfogo è proseguito con la telefonata ad «Amo». Che, quando sento qualcuno chiamare il proprio fidanzato o la propria fidanzata «Amo», mi fa proprio male.

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Di camicie da notte antiche e altre similitudini

di Adele Colacino

Nel giardino di Adele

Nel giardino di Adele

La prima volta ci eravamo incontrate a Decollatura. Le sindache antimafia calabresi erano diventate un bersaglio verso il quale arrivavano donne da diverse realtà, tutte cercando il centro doloroso di una oppressione violenta e spesso, troppo spesso, silente.

Lei ascoltava tutte, chiedeva, bloccava nella sua macchina fotografica e nella ragnatela bionda dei suoi capelli e delle calze a rete.

Eravamo sedute vicine nel cerchio che si era formato e potevo decifrare sul suo viso la gioia, l’entusiasmo o il disappunto man mano che gli interventi dipingevano con le parole delle donne presenti esperienze, entusiasmi e delusioni.

Come a volte accade si tese tra lei e me quel filo magico e invisibile sul quale corre la sensazione di ri-conoscersi tra gli altri in maniera speciale.

Le chiesi di cosa si occupasse, scambiammo poche parole e mi lasciò il suo cartoncino con la faccia di Anna Magnani. Ci scrivemmo e poi il blog e poi tante telefonate improvvise come il lampo di un flash che illumina la scena quotidiana per un attimo. Continua a leggere