Lilla, verdi, bianchi, gialli, azzurri o blu: angeli di ogni colore per bambini tutti uguali

di Paola Ciccioli

«Penso lo sappiate tutti: allo Zecchino d’Oro gli interpreti sono importantissimi, ma a vincere è la canzone». Fra’ Giampaolo parla alla platea di 98 bambini (più relativi genitori e familiari) che dal 30 agosto a venerdì 1° settembre affrontano la giuria incaricata di scegliere a quali voci assegnare i 12 brani della sessantesima edizione del concorso canoro, orfano di Mago Zurlì.

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“Avanti un altro!”, indietro tutti

di Chiara Pergamo*

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Chiara Pergamo

Chi segue Paolo Bonolis da diversi anni sa che un cardine del suo stile di conduzione è sempre stato il porsi come un uomo colto, dal linguaggio forbito, con l’aria di chi è l’unico ad aver studiato in un paese di villani: come già detto in principio, però, responsabile dei casting è spesso la signora Bonolis, che conoscendo le attitudini e le abitudini del marito, confeziona scenette in cui il concorrente/ospite/malcapitato di turno sia sempre ridicolizzabile dall’istrionico Paolo, che del suo stile così sopra le righe ha fatto un marchio di fabbrica. Dai tempi delle ormai preistoriche telefonate in studio di Tira & Molla, in cui sembrava che chiamassero solo persone certificate come stupide (casualità probabilmente frutto di un abile lavoro di filtraggio al centralino), Bonolis ha sempre fatto pesare la sua presunta superiorità culturale, che risulterebbe incontestabile se dimostrata in un consesso di dotti, ma che se invece emerge solo per contrasto con abissi di ignoranza ha meno motivo di essere un vanto. In Avanti un altro!, questo meccanismo appare esasperato, quindi cercherò di spiegare con alcuni esempi che cosa intendo:

1. Il valletto o la valletta della puntata

Ho già parlato dell’abitudine di scegliere ogni sera tra il pubblico un “valletto” (o valletta), che oltre ai compiti tradizionalmente spettanti a questa figura televisiva, ha anche quello di fornire opinioni riguardo all’argomento sottoposto dal conduttore. Il valletto è sempre scelto perché, già a un primo sguardo, lombrosianamente lascia intendere di essere una persona di scarsa cultura, magari goffo, impacciato, persino quasi analfabeta, come testimonia il fatto che Bonolis gli faccia anche leggere un avviso su un foglio e di solito il compito sia portato a termine con fatica. Ora, chiedere a una persona evidentemente non colta e istruita quale sia la sua pozione nei confronti del solipsismo o se sia avvezzo a pratiche apotropaiche («Lei è sposato? Con sua moglie si dedica alle pratiche apotropaiche?») è un ovvio, quanto banale, tentativo di metterla in una condizione di imbarazzato silenzio, che un sorriso abbozzato non stempera, ma semmai acuisce. Continua a leggere