Elisabetta e la sua missione: portare in salvo i figli

di Eliana Ribes

Elisabetta Malatesta Varano è la protagonista di “Sono tornata”, il libro di Clara Schiavoni che abbiamo presentato nel post precedente con un estratto scelto per noi da Eliana Ribes. E adesso la parola passa proprio a Eliana e alla sua recensione, buona lettura!

Questa immagine proviene dal diario Facebook di Clara Schiavoni, autrice del romanzo storico “Sono tornata” (Edizioni Simple, 2013) che abbiamo raccontato in questi due ultimi post. La foto è di Germano Capponi e porta la data del 6 novembre 2016: la copertina di questo libro è coperta da polvere e calcinacci, i segni del terribile terremoto di cui il Centro Italia, le Marche, Camerino e Visso (le due città dove sono ambientate le avventure di Elisabetta Malatesta Varano) portano ancora ferite aperte https://www.change.org/p/sergio-mattarella-salva-camerino-dall-abbandono-post-terremoto

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«Presto Elisabetta, fate presto!»

di Clara Schiavoni*

La Rocca Varano, a poca distanza dal centro abitato di Camerino, nelle Marche, fu eretta nel XIII secolo come residenza fortificata della nobile famiglia dei Varano e trasformata poi in fortezza nel XIV secolo (http://www.turismo.marche.it/Dettaglio/Title/Camerino-Rocca-Varano/IdPOI/8991/C/043007) La foto di Marco Capponi è stata commentata con queste parole da Clara Schiavoni: «Un incanto che mi ha sedotta perché così era la notte dell’11 agosto 1443 (controllato il lunario storico…)».

Camerino, Palazzo Varano, stanza di Elisabetta

12 agosto 1433

Mentre all’esterno del Palazzo si stanno preparando i cavalli, Elisabetta si sveglia: sembra un giorno come tanti altri e la luce del mattino inonda la stanza.

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Bizzarrie delle parole e misteri del dialetto: «Ma el cannò de figo che c’entra?»

di Mariagrazia Sinibaldi*

Mariagrazia 2

Mariagrazia Sinibaldi (foto di Paola Ciccioli)

Ci sono parole, a volte, che, a ben considerare, ci si presentano solo come suono, prive di significato concreto. Queste parole si insinuano nella nostra mente e finiscono col far parte del nostro patrimonio di vaghe conoscenze-non conoscenze.

Finché un giorno, per caso, prendono significato e corpo e, improvvisamente, si collegano a cose… a persone… a storie.

Quante volte sono passata per piazza Boccolino, la piazza più importante di Osimo, chiedendomi, sia pure vagamente, cosa fosse questa parola “Boccolino”? quante volte ho percorso il vicolo Malagrampa, sotto casa mia, sentendo solo la stranezza del suono?

Infinite volte… infinite… ma, per la fretta, l’indifferenza, o che altro, la risposta non l’ho cercata mai con impegno. Parole bizzarre. Strani nomi. Ma del resto non si chiamava Stamira l’eroina di Ancona? E la strada che circonda Osimo, seguendo le mura preromane, non lo chiamano spinellu? Continua a leggere