Ma quante dee coabitano dentro di noi?

di Alba L’Astorina

L’immagine scelta da Alba L’Astorina per questo suo interessante post è “Il giudizio di Paride”, opera del 1638 del pittore fiammingo Pieter Paul Rubens (1577-1640), custodita al Museo del Prado di Madrid (https://www.museodelprado.es/en/the-collection/art-work/the-judgement-of-paris/f8b061e1-8248-42ae-81f8-6acb5b1d5a0a?searchid=ff0ea7bb-ca00-c375-5f6b-470540ec333e)

Mi è successo, leggendo il libro di Jean Bolen Le dee dentro la donna, qualcosa di analogo a quello che mi è capitato con Donne che corrono coi lupi di Clarissa Pinkola Estés: di riconoscermi in alcuni caratteri femminili di miti e fiabe e di scoprire che quei tratti peculiari mi accomunano a tante altre donne di tutti i tempi. Per dirla con Jung, di cui la Bolen è una allieva, ho scoperto che gli “archetipi”, cioè i modelli di comportamento istintuali in molti personaggi mitologici, che riconosco come miei, mi rendono partecipe di un processo più grande ed universale che lo psicologo austriaco definiva “inconscio collettivo”. Continua a leggere

«La mano dispettosa del tempo rimescola le caselline importanti della vita»

di Rosa Di Paolo

Rosa 1

Rosa Di Paolo in uno scatto pieno di luce a Trani, «una città di mare che mi piace tanto e che visito spesso, anche perché è ad appena una cinquantina di chilometri da Palazzo San Gervasio, il paese lucano dove abito»

Data la mia non più giovanissima età, i ricordi cominciano ad essere numerosi. S’intende, io mi vedo come sempre. Eppure non lo sono più. C’è voluto tempo per capire che non sono più la stessa. Le mie piccole rughe mi dicono che non sono più una bimba; ed oggi mi chiedo: quanto tempo ci vorrà per non dimenticarmi che non sono più la stessa di ieri?

Ai tempi della mia adolescenza, quando sentivo dire che il vero nemico è il tempo, non davo importanza a questa espressione. Adesso, a distanza di anni, mi rendo conto che invece è così.

Il tempo scorre inesorabilmente e ci lascia un carico di ricordi, a volte piacevoli, a volte un po’ meno, che comunque lasciano il segno e danno, altrettanto inesorabilmente, un’impronta al nostro carattere.

Non so cosa mi stia succedendo, ma è come se all’improvviso qualcosa fosse cambiato e il cambiamento, lo sappiamo, comporta sempre disorientamento perché ci costringe a separarci da “parti di sé sperimentate e consolidate implicando una riorganizzazione della propria identità”. E non è poco!

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