L’uomo libero che fa il saluto alle montagne della sua prigionia

di Angela Giannitrapani

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Angela Giannitrapani l’esate scorsa nel Convento del Carmine, a Marsala, durante la presentazione del suo libro “Quando cadrà la neve a Yol”

Le scimmie volavano da un ramo all’altro dei pini alti e solenni. Rimbalzavano, agili, facendo ondeggiare le fronde. Gli alberi secolari sembravano madri severe che con pazienza offrono grembo braccia seno a figli irrequieti.

Questo pensò Fulvio, guardando attraverso l’ampio vetro che correva per tre quarti del lato della camera. Appena entrato, il bosco a semicerchio gli si era presentato come se avesse abitato in quella stanza da padrone e lui si era sentito un ospite intimidito, quasi un intruso. Aveva lasciato che gli inservienti appoggiassero i bagagli sulla panca, aveva dato loro qualche spicciolo e li aveva visti uscire svelti e ossequiosi. Aveva, allora, tentato di riprendere fiato tra i battiti accelerati. L’altitudine, tutto quel verde all’improvviso e il lungo viaggio dovevano aver spinto il suo sangue in un flusso inaspettato. Alla sua età, poi.

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